14:53 22 Ottobre 2018
Criogenia

Criogenia: gli italiani cercano l’immortalità in Russia

© Foto : Kriorus
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Timur Blokhin
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Il 6 ottobre a Milano sarà inaugurata l’esposizione Real Bodies, la versione italiana della famosissima mostra Body Worlds organizzata dall’anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens per far conoscere al grande pubblico il procedimento da lui inventato della plastinazione.

Nonostante le critiche nel 1995 la mostra raccolse un buon successo a Tokyo e da allora si sono tenute in diversi Paesi più di 50 mostre visitate da più di 32 milioni di persone.

Questa volta la mostra sarà dedicata al cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci che sarà a maggio del 2019. La mostra prevede diverse sale in cui saranno esposti 450 organi e interi corpi morti di persone vere. A Milano la società russa KrioRus presenterà delle capsule per la criogenia. 

- Avete anche delle teste umane congelate?

- Sì, ma non potrete fotografarle.

Più o meno è questa la conversazione che c'è stata sul treno regionale che ha condotto il corrispondente di Sputnik Italia e il nostro interlocutore fino alla stazione di Semkhoz (a 66 km da Mosca). Qui in una piccola via secondaria si trova una casa del tutto ordinaria e accanto un piccolo stabile industriale con un ingresso e un tetto storto.

Danila Medvedev
© Sputnik . Sputnik
Danila Medvedev

Il nostro eroe porta con sé un medaglione sul quale è stato inciso il numero di telefono e che cosa dovranno farne di lui in caso di morte. Dunque, è altamente probabile che, se morirà, finirà là dove siamo andati insieme a lui.

Congelano anche la nonna

Il 38enne Danila Medvedev è futurologo, transumanista, presidente del Consiglio di amministrazione della società russa KrioRus. La società è nata nel 2006 e, come si può intuire dal nome, si occupa dell'ibernazione di persone morte per conservare il corpo in vista di un futuro risveglio.

Lo stabile industriale è un criodeposito in cui, immersi nell'azoto liquido in capsule criostatiche, aspettano la propria ora i corpi congelati di 64 cittadini russi, australiani, statunitensi, italiani (4), israeliani e di altri Paesi e anche alcuni animali domestici. Sono collocati in posizione verticale in appositi contenitori. La temperatura al loro interno è -196°. Qui riposano ex malati terminali di cancro, amati parenti, credenti o meno.

Per essere collocati qui viene utilizzato un apposito mezzo.

Sulle pareti vi sono le bandiere delle nazioni d'origine dei pazienti. È come essere a un'Olimpiade, solo che qui il premio è per ora la possibilità teorica di ritornare in vita.

Il criodeposito
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Il criodeposito

Cuore di ghiaccio

Per tentare di ridare una seconda vita a una persona in futuro, è necessario prima di tutto mettere nero su bianco per la famiglia e per lo Stato che si vuole essere criogenizzati. Questo, spiega Medvedev, si può fare in vari modi: sia in carta libera sia tramite il testamento. Inoltre, è necessario firmare un contratto con una società di criogenia e indicare esattamente come si vuole essere crioconservati.  Il costo dei servizi offerti da KrioRus agli stranieri è di 18000 dollari per la conservazione del solo cervello e 36000 per l'intero corpo. Dopodiché è la società a farsi carico della logistica. Le procedure vanno effettuate preferibilmente subito dopo la morte. Se il medico è debitamente preparato (in pochi però lo sono) può procedere da solo nella clinica in cui i pazienti hanno trascorso i loro ultimi giorni. È anche possibile prenotare in anticipo l'assistenza di un team di esperti di KrioRus.

Inizialmente bisogna tenere il corpo al freddo (un obitorio è sufficiente), ma è fuorviante pensare che il freddo sia l'elemento principale nella conservazione di un corpo. Infatti, c'è freddo e freddo. Se si congela un corpo in un congelatore l'acqua si cristallizzerà nelle cellule e nei tessuti corporei provocandone inevitabilmente la distruzione al momento dello scongelamento.

Spike in my veins

Per questo, si preferisce la procedura della perfusione: dopo che viene estratto il sangue dal corpo, viene iniettata nelle vene e nelle arterie un'apposita soluzione, un crioprotettore, contenente glicerina, glicole etilenico e altre sostanze. Poi il paziente può essere ibernato fino a 0°, poi fino a -40°. Raggiunti i -80° il paziente può essere collocato nel criodeposito dove viene ibernato a -196°.

"Se la procedura viene eseguita come si deve, è praticamente possibile evitare completamente la formazione di ghiaccio e non ci saranno danneggiamenti a livello dei tessuti", dice Danila Medvedev.

Questa tecnologia si chiama vetrificazione, cioè il passaggio da stato liquido a stato pseudovetroso. A proposito, la vetrificazione, ovvero l'ibernazione di embrioni e il loro successivo scongelamento e trasferimento in un utero, viene utilizzata anche nei casi di infertilità. Inoltre, sono stati condotti esperimenti con esito positivo di vetrificazione dei reni di coniglio, importante sia per la criogenia sia per la trapiantologia.

Come funziona la criogenia?
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Come funziona la criogenia?

Come spiega Medvedev, con l'ausilio della criogenia sarà possibile conservare organi di donatori per mesi e addirittura anni. Inoltre, considerato lo sviluppo della stampante 3D, in futuro "potremo prelevare il DNA di una persona ed elaborare un organo compatibile con il suo organismo".

Morte cerebrale, come curarla?

A rigor di logica, non è necessario ibernare tutto. L'importante è criogenizzare il cervello. Qui sorge il problema della sua morte che in molti Paesi viene interpretata come morte della persona. Dopo la comparsa di questa condizione irreversibile, in Russia ad esempio, è permesso disattivare la ventilazione artificiale dei polmoni.

Tra l'altro, il nostro interlocutore osserva che un cervello morto appare tale solo dal punto di vista della medicina contemporanea:

"Praticamente tutte le cellule sono vive e tutte le strutture cerebrali si conservano. Dunque, se non contate di ricorrere alla criogenia, ma semplicemente alla rianimazione, allora morite. Ma se credete che in un lontano futuro ci saranno nuove tecnologie, in tal caso la morte cerebrale non è un ostacolo", afferma Medvedev.

Muori in modo prevedibile. Non fumare.

In verità, secondo lui, se si aspetta abbastanza a lungo, ad un certo punto la morte sarà del tutto irreversibile, perché "ogni informazione riguardo alla vostra personalità sarà completamente distrutta".

Il corrispondente di Sputnik Italia ha chiesto a Medvedev se ha senso ricorrere alla criogenia se un corpo viene trovato dopo 5 giorni con dei segni di morte violenta. L'esperto ha risposto che non ha senso. In tal caso è possibile solamente organizzare dei crio-funerali, ma è solo una cerimonia: non vi è alcuna garanzia di seconda vita. Dunque, per adesso la criogenia è solo per coloro la cui morte è prevedibile: in casa o in ospedale.

E più precisamente per chi ha uno stile di vita sano:

"Per coloro che si prendono cura del sistema cardiovascolare, cioè non ci devono essere depositi sulle pareti dei vasi circolatori per ottenere più vantaggi possibili. Se non è così, la situazione può essere più complicata", spiega Medvedev che però ricorda che la nanomedicina potrà risolvere anche questo problema.

Ha messo "mi piace" su FB e ha guadagnato una seconda vita

In verità, anche se non c'è un cervello o questo è ormai "compromesso", sarà possibile provare a ridare la vita a una persona con l'ausilio di un DNA criogenizzato. Ma com'è possibile "raccogliere" la vita di una persona?

"Oggi si parla molto di questo aspetto in relazione ai big data. Tutto ciò che facciamo viene registrato in un video, in un audio o ancora mediante una tastiera. Queste informazioni ci descrivono e in linea teorica possono essere utilizzate per ripristinare a tempo debito un surrogato della nostra personalità che parli come noi e abbia i nostri ricordi. Chiaramente a un certo punto sarà possibile creare delle copie digitali che a prima vista saranno uguali a una determinata persona. Ma credo che non sia sufficiente", spiega Medvedev.

Nessun esperimento alla Frankenstein

Il biofisico russo Igor Artyukhov una volta disse: "Se riusciranno a ibernare e poi a far rivivere anche solo un topo, penso che ci saranno file chilometriche alle società di criogenia". Ma quando potremo dire di aver effettuato il primo esperimento con esito positivo sull'uomo?

Danila Medvedev ritiene che potrebbe succedere fra circa 50 anni. Potrebbe sembrare fantascienza solo se non si tenesse presente che 50 anni fa si riteneva fantascienza ciò che facciamo oggi.

"Quando nacque la criogenia, non si parlava affatto del trapianto di testa o di organi. Non era ancora stata scoperta la struttura del DNA e nemmeno la clonazione. Quando negli anni '50-'60 il padre della criogenia Robert Ettinger scrisse "La prospettiva dell'immortalità", pensava che il ripristino dell'attività cerebrale umana fosse teoricamente possibile sebbene per molti questo veniva associato innanzitutto agli esperimenti di Frankenstein, cioè alla creazione di un mostro. Ma oggi ogni ospedale ha un reparto rianimazione dove ci si occupa proprio di questo", afferma Danila che, dopo aver tradotto il libro in russo, si è appassionato alla criogenia.

L'immortalità: invenzione russa, poi sviluppata dagli americani

Ma tutto è cominciato molto tempo prima. L'idea di ripristinare l'attività vitale mediante il freddo venne per la prima volta al figlio di un contadino russo e poi al grande biologo e fisico russo-bulgaro Porfiry Bakhmetev che studiò il fenomeno dell'anabiosi durante il sovra-raffreddamento di alcuni animali alla fine del XIX secolo. Fu il primo a creare l'anabiosi nei mammiferi (in quel caso dei pipistrelli). Come spiega Danila Medvedev, il desiderio di usare queste tecnologie sull'uomo catturò anche altri scienziati. Dimostrò interesse per le teorie dell'immortalità e dell'allungamento vitale anche il fondatore della cosmonautica teorica Konstantin Tsiolkovsky. Poi negli anni '60 negli USA cominciarono a trovare un'applicazione pratica alla criogenia. Al momento esistono due grandi società di criogenia in America e una in Russia, ovvero la KrioRus. Ma praticamente tutti i Paesi sono interessati a questo settore.

"In questo ambito da tempo i vari Paesi collaborano a livello internazionale. Ad esempio, uno dei nostri criostati è stato realizzato grazie alle tecnologie elaborate all'Istituto di criogenia degli USA. Ma la tecnologia di vetrificazione utilizzata dallo stesso istituto statunitense è stata creata da Yury Pichuginy, studioso prima sovietico e poi russo", spiega Medvedev.

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Congelare un uomo, come nel videogioco Fallout 4, per riportarlo poi in vita?

Controllo dell'hard disk

Medvedev ritiene che al momento sia stata compiuta già una parte significativa del percorso per riportare in vita i criopazienti. Ma rimangono aperte moltissime questioni. E quando nel giorno X alla stazione di Semkhoz vicino Mosca arriveranno gli esperti per prelevare i clienti della società dai criodepositi, dovranno controllare nei terminali un enorme quantità di dati e deframmentare il nostro hard disk:

"Solamente nel nostro cervello ci sono più di 10 miliardi di neuroni, 100 miliardi di cellule e all'interno di ogni neurone circa 10 miliardi di proteine ognuna delle quali svolge un lavoro diverso. I neuroni hanno tra le 10.000 e le 100.000 sinapsi, cioè collegamenti con gli altri neuroni. Ed è proprio questa complessa struttura che va verificata alla ricerca di errori per poi ripristinare o sostituire le parti danneggiate".

Secondo Medvedev ci vorranno decine di anni prima che siano inventate delle tecnologie che permettano con l'ausilio della microchirurgia e della nanomedicina di lavorare su miliardi di cellule allo stesso tempo.

Criogenia? Dio lo approva...

"Credere nella resurrezione è probabilmente il pilastro della religione ortodossa e del cristianesimo in generale. Stando alla Bibbia, Gesù diceva che non solo Lui può far rivivere i morti ma anche chiunque ci creda e lo voglia abbastanza", spiega Danila perché solitamente la criogenia va d'accordo con la religione.

"Da quando è nata la cultura l'uomo ha sempre pensato all'immortalità e si è sempre chiesto se in passato l'uomo fosse immortale ma poi gli avessero levato questo privilegio oppure se l'immortalità non esiste e sta a noi trovarla", conclude.

Coincidenza?

Sul tragitto verso casa il nostro corrispondente ha chiesto al suo interlocutore una compressa per il mal di testa. Ma Danila si è sorpreso della richiesta: evidentemente non aveva con sé un kit di pronto soccorso come chi abita nelle grandi città. Inoltre, il corrispondente portò con sé una rivista il cui articolo principale, sebbene del tutto diverso, si intitola "È tempo di risorgere".

Ma il corrispondente giura che è stata solo una casualità e che non è ancora il suo momento. 

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criogenia, mostra, Milano, Italia, Russia
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