13:53 22 Ottobre 2018
Il lancio dei sistemi Golan 400, Damasco

Siria, la pace russa è più vicina

© Sputnik . Mikhail Voskresenskiy
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Gian Micalessin
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La riapertura di un valico tra Siria e Israele, il calo senza precedenti delle vittime del conflitto e i passi avanti per la smilitarizzazione della roccaforte ribelle di Idlib segnalano che il progetto negoziale di Mosca sta funzionando.

Qualcuno potrà anche storcere il naso, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. Dopo sette anni di guerra crudele e spietata, costata secondo le diverse stime dalle 365 mila alle 400 mila vittime, la Siria vede la pace in fondo al tunnel.

E a spingerla verso quell'obbiettivo è l'azione della Russia di Vladimir Putin. Almeno tre segnali indicano l'approssimarsi del traguardo. Il primo, assai sorprendente, è la disponibilità israeliana a riaprire un punto di passaggio tra i due paesi lungo la linea di demarcazione che attraversa le alture del Golan. Il secondo è il drastico ridimensionamento delle vittime del conflitto che a settembre hanno raggiunto il livello più baso dagli inizi della guerra. Il terzo rilevante anche se da confermare è la presunta disponibilità di Jabhat Al-Nusra, la costola siriana di Al Qaida, ad accettare gli accordi di smilitarizzazione raggiunti da Mosca e Turchia e a sgombrare, d'intesa con i servizi segreti di Ankara, la zona di Idlib.

Ma partiamo da Israele. Negli ultimi anni lo Stato Ebraico ha condotto, per sua stessa ammissione, almeno duecento operazioni aeree contro le infrastrutture militari di Hezbollah e dei pasdaran iraniani dislocate sul territorio siriano. Inoltre ha garantito il suo sostegno a una dozzina di gruppi ribelli operanti nel Golan. Israele è, dunque, difficilmente sospettabile di complicità con Bashar Assad. Eppure lo scorso 27 settembre il ministro della difesa di Gerusalemme Avigdor Lieberman ha annunciato l'imminente riapertura del valico utilizzato, prima della guerra, dalle popolazioni druse d'Israele per entrare e commerciare in Siria.

"Siamo pronti a riaprire il valico come un tempo. Dal punto di vista della sicurezza e della gestione tutto è pronto", ha detto Lieberman ai giornalisti convocati sul versante israeliano del cosiddetto Alpha Gate spiegando che "i caschi blu dell'Onu hanno incominciato ad operare e a pattugliare l'area con l'assistenza dei militari israeliani e questo significa che siamo pronti per la riapertura".

A convincere Israele ha contribuito l'opera dell'esercito russo, schierato sull'altro versante del valico. La presenza russa ha permesso, già ai primi di agosto, il ritorno delle forze dell'Onu ritirate nel 2014 in seguito al rapimento di 47 Caschi Blu per mano di Jabhat al Nusra, la costola siriana di Al Qaida. Secondo quanto spiegato dal generale Sergei Kuralenko — vice comandante delle forze russe in Siria — una buona parte del lavoro è stato condotto dalla polizia militare di Mosca che ha presidiato la zona è preparato lo sminamento. Il ritorno ad una situazione ante-guerra in una zona delicata come il confine con Israele, dove i gruppi ribelli sono stati egemoni per quasi sei anni, è il segnale più importante del ritorno alla normalità. E a confermarlo contribuisce il rapido calo nel numero dei caduti, soprattutto civili, registrato negli ultimi mesi. A settembre secondo i calcoli dell'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, una fonte difficilmente accusabile di partigianeria nei confronti del regime di Bashar Assad o di Mosca, la guerra ha causato 1059 morti, tra cui 139 civili, 239 militari governativi e 675 ribelli, ovvero la cifra più bassa dal 2011 ad oggi.

Un bilancio comunque tragico, ma assai contenuto rispetto alle cifre da tregenda del maggio 2015 quando soltanto le vittime civili furono ben 6657. E a sorreggere le speranze contribuiscono le voci provenienti da Idlib, l'ultima roccaforte ribelle al confine nord occidentale con la Turchia. Secondo il quotidiano siriano Al Watan Jabhat Al-Nusra, la costola siriana di Al Qaida considerata la forza egemone della zona capace, grazie ai suoi diecimila combattenti, didettare la linea agli altri gruppi ribelli, starebbe trattando con i servizi segreti di Ankara la consegna delle armi pesanti.

Il passo successivo potrebbe essere il ritiro di tutti i gruppi jihadisti e l'arrivo di unità russe e turche incaricate di dar vita, come previsto dall'intesa siglata a metà settembre da Putin e dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ad una zona smilitarizzata. La svolta di Idlib rappresenterebbe il passo decisivo verso la pace. Una pace raggiunta a poco più di tre anni dall'intervento militare russo e senza la collaborazione delle Nazioni Unite e delle potenze occidentali. Tempi da record se pensiamo ai fallimenti di Onu, Stati Uniti ed Europa non solo in Siria, ma anche in paesi come Somalia, Iraq, Afghanistan e Libia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Avigdor Lieberman, Russia, Israele, Siria
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