21:03 23 Ottobre 2018
Opinioni
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Tatiana Santi
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Da Bruxelles arrivano giornalmente attacchi e offese nei confronti del governo italiano, che raggiunge consensi sempre più alti fra i propri cittadini. L’Italia che annuncia il rapporto deficit/pil al 2,4% e continua sulla propria strada seguendo il contratto di governo fa paura all’Unione Europea. Il braccio di ferro è appena iniziato.

Un governo xenofobo, un Paese sul baratro, rischio "Grecia" alle porte…I vertici dell'Unione Europea non sono avidi di belle parole nei confronti dell'Italia, parole che trovano eco nei media internazionali mainstream come il Financial Times, abituati a gridare alla catastrofe. È successo con Brexit, con l'elezione di Trump e ora con il governo giallo-verde.

Quali sono le vere preoccupazioni dell'Unione Europea di fronte alle scelte politiche ed economiche italiane? Un'Italia che non rispetta alla lettera le regole dettate da Bruxelles e si basa sugli interessi nazionali fa paura all'Ue? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Francesca Donato, presidente dell'Associazione Progetto Eurexit.

— Da Bruxelles arrivano quotidianamente attacchi nei confronti dell'Italia dopo l'annuncio della manovra e del rapporto deficit-pil al 2,4%. Francesca Donato, qual è il motivo di queste reazioni europee?

Francesca Donato, presidente dell’Associazione Progetto Eurexit
© Foto : fornita da Francesca Donato
Francesca Donato, presidente dell’Associazione Progetto Eurexit

— L'Unione Europea ha paura che il governo italiano riesca a mantenere gli impegni presi con i cittadini attuando un piano di riforme relative alla crescita e agli investimenti. Parliamo del programma scritto nel contratto di governo dei 5 stelle e della Lega. Se questo avvenisse l'Italia comincerebbe a crescere, dimostrerebbe in maniera inoppugnabile che le politiche di austerità e dei vincoli di bilancio contenuti nel Trattato di Maastricht e nel Patto di Stabilità sono deleterie per i Paesi membri dell'eurozona. Sarebbe un incentivo per tutti gli altri Paesi a non rispettare le regole e ad affrancarsi dal controllo esercitato dalla Commissione Europea e dalla Bce.

Di fatto la Bce esercita la politica economica dei Paesi membri, condiziona quindi pesantemente qualsiasi loro scelta politica. I Paesi dell'Ue sono asserviti al volere di chi in Europa e nell'eurozona ha il potere in mano, cioè la Germania. La Bundesbank è quella che ha la più alta percentuale di partecipazioni e quindi condiziona più pesantemente le politiche economiche della Bce stessa.

— In questi giorni abbiamo visto diversi attacchi, non solo sul tema economico. Il Commissario Europeo agli Affari Economici Moscovici si è spinto oltre e ha tacciato il governo italiano di xenofobia. Si tratta di insulti che dimostrano la considerazione che l'Unione Europea ha dell'Italia?

— Si fa tutto ciò che può servire a screditare il governo in carica eletto dagli italiani alle ultime politiche, un governo che ha aumentato i propri consensi, la Lega ad esempio eletta con un 17% adesso registra un 32% di consensi. Il Movimento 5 stelle si attesta sempre intorno al 30%. Quindi è un governo che ha il sostegno di più del 60% dei cittadini, un fenomeno inedito mai visto prima nella storia della Repubblica.

Per l'Unione Europea è una grave minaccia, perché sono consapevoli che se si dovesse arrivare ad un braccio di ferro serio, il governo italiano potrebbe fare qualsiasi scelta e sarebbe supportato dai propri elettori. Gli attacchi di razzismo sono infondati e strumentali. Basta vedere i sondaggi, la quantità di immigrati regolari che si fanno ogni giorno i selfie con Salvini, addirittura un senatore della Lega è di colore. Gli immigrati regolari si rendono conto che un continuo flusso di immigrati non regolamentato a vantaggio solo dei trafficanti di esseri umani è deleterio anche per loro. Quindi questi immigrati regolari integrati trovano la tutela paradossalmente proprio nel governo di Salvini.

— Dal Financial Times all'Handelsblatt parlano dell'Italia come di un rischio o addirittura di un "Paese sul baratro". Secondo il giornale tedesco infatti l'Italia potrebbe finire fuori dall'euro. Qual è il ruolo dei media per rapporto alla tensione fra l'Europa e l'Italia?

Premier dell'Italia Giuseppe Conte e il presidente Usa Donald Trump a Washington
© AP Photo / Susan Walsh

— La stampa internazionale, quella occidentale in generale, è da sempre schierata a favore delle elite e delle multinazionali, che controllano la stampa economicamente. Non mi meraviglia che la stampa gridi allarmi, lanci invettive contro il nemico di turno, che oggi è il governo italiano, così come ha fatto contro gli inglesi in occasione del referendum sulla Brexit o quando ci furono le elezioni negli Stati Uniti. In tutti i casi la stampa ha previsto catastrofi, tragedie, che puntualmente poi non si verificano, chiaramente si tratta di scenari terroristici che tentano di influenzare l'opinione pubblica per togliere consenso a politiche contrarie agli interessi delle multinazionali.

— Cioè?

— Se si arrivasse ad una vittoria della politica dell'Italia rispetto al peso dell'eurozona, le multinazionali che basano i loro interessi su determinati accordi e sull'euro sarebbero fortemente pregiudicate. Il fatto che Trump sostenga il governo italiano è una minaccia ancora più forte per l'Ue, perché lo trovano un fatto negativo che aumenta il rischio di un'Italia più forte.

Lo stesso discorso vale per quanto riguarda i rapporti fra l'Italia e la Russia: abbiamo visto molti attacchi, si è sostenuto che le elezioni italiane sono state condizionate dai troll russi. Si tratta di una campagna propagandistica ridicola alla quale la maggior parte degli italiani non crede più. In tutta questa vicenda i media si sono molto screditati, perché la quantità di fake news che si legge sui media mainstream è così alta che i cittadini non riconoscono più questi media come fonti affidabili di informazione.

— L'economista Borghi è stato accusato di aver fatto crollare il valore dell'Euro con le sue affermazioni sulla moneta unica. In realtà ha ribadito le sue vecchie posizioni, ma nel contratto di governo non è menzionata l'uscita dall'euro. Che idea si è fatta sulla vicenda attorno a Borghi?

— L'idea è divertente: da un lato si sostiene che l'euro è irreversibile, dall'altro basta una frase detta da un nostro politico per far crollare il valore dell'euro! Questo dovrebbe far capire che la solidità dell'euro è una pura illusione, una costruzione ormai molto traballante che risente di ogni minima influenza negativa, basta una frase, un sospetto o un'intenzione del nostro governo che va tutto a gambe all'aria. Siamo in una situazione molto diversa dalla stabilità, si tratta di un'impalcatura traballante. Io continuo a pensare, come molti italiani, che è un sistema da abbandonare, da riformare e rivedere totalmente.

— Il ritorno alla moneta nazionale oggi come oggi risolverebbe molti problemi secondo lei, proprio come dice Borghi?

— Assolutamente sì, il fatto che l'uscita dall'euro non sia nel programma di governo si spiega perché la Lega non ha vinto da sola le elezioni. Il Movimento 5 stelle era per il mantenimento dell'euro. La scelta che si porrà alla fine nello scontro con l'Europa che si deve ancora concretizzare nei fatti, sarà molto semplice. O piegarsi come fece Tsipras ai diktat europei e condannare il nostro Paese alla stagnazione, se non alla recessione economica, oppure fare l'interesse del nostro Paese.

Se l'Unione Europea vorrà far uscire l'Italia dall'euro, per noi sarà una liberazione, di certo non una punizione. Sarà l'unico modo, come io sostengo da tempo, per avere mano libera nelle nostre politiche economiche e non essere vincolati da interessi altrui.

— Lo scontro fra l'Unione Europea e l'Italia è solo all'inizio? Prevede una "guerra"?

— Assolutamente sì, più che guerra, la chiamerei una partita a scacchi. Benché il popolo greco si fosse schierato contro l'Unione Europea, la Grecia economicamente era molto debole. Tsipras fu costretto con la pistola alla tempia ad accettare la situazione, la Bce di fatto chiuse i rubinetti delle banche. Mentre per noi sarebbe molto diverso, non abbiamo passività nei confronti di altri istituti bancari, abbiamo un'economia con un export molto forte, abbiamo un ottimo surplus di export verso gli Stati Uniti, abbiamo tutte le carte in regola per essere considerati un Paese solvibile da tutti i mercati internazionali nel momento in cui ritorniamo padroni della nostra moneta. Per noi sarebbe molto più semplice gestire un'uscita dall'euro. Che piaccia o no alla Troika e alla Commissione Europea, se noi uscissimo dall'euro torneremmo credibili più di quanto lo siamo oggi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Economia, UE, Italia
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