14:47 22 Ottobre 2018
NATO

Two NATO is megli che uan

© AFP 2018 / GEORGES GOBET
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Mario Sommossa
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La NATO fu creata quando si stava annunciando la guerra fredda che si temeva potesse anche diventare una guerra vera e propria. Il nemico, chiaramente identificato allora, era l’Unione Sovietica e l’Europa era divisa in due blocchi contrapposti.

Oggi, anche se qualche nostalgico americano ha sostituito il pericolo sovietico con quello russo, l'Organizzazione Atlantica si domanda quale sia la sua attuale vocazione e i tentativi di risposta cercati fino ad ora non sono mai stati sufficientemente convincenti.

La bandiera dell'Israele
© Sputnik . Vladimir Astapkovich
I giorni scorsi il segretario alla difesa americano Mike Pompeo ha incontrato, con i rappresentanti di Giordania ed Egitto, i sei membri arabi del Consiglio di Cooperazione del Golfo per studiare la creazione di una Nato araba. E' evidente che il nemico comune invocato non potrebbe essere che uno: l'Iran.

Non è la prima volta che si cerca costruire in quell'area un'unità militare dei Paesi arabi ma anche l'ultimo tentativo lanciato dai sauditi circa due anni orsono ha, di fatto, portato risultati molto discutibili e si è rimasti ben lungi dal realizzare un'alleanza di ferro come fu la Nato nei tempi migliori. Il nuovo tentativo americano di farsi Paese guida (come lo fu con gli europei occidentali) è comprensibile e rientra nell'atteggiamento particolarmente aggressivo che il presidente Trump sta sostenendo nei confronti degli iraniani.

Rimane arduo però (anche se in politica le variabili sono sempre infinite e tutto è possibile) immaginare che l'operazione possa riuscire a raggiungere risultati concreti. In altre parole, molti sono gli ostacoli che rendono difficoltoso immaginare un unico centro di comando, forze dei vari eserciti esplicitamente dedicate e una costante unità d'intenti. Di là dagli storici dissidi che serpeggiano tra le Monarchie, gli Emirati e i Governi dei vari Paesi arabi, i problemi cominciano già per l'ostilità in corso tra sauditi e Qatar. Se l'obiettivo fosse quello, come sembra, di garantire il controllo del Golfo Persico, com'è conciliabile l'ingresso dello stesso Qatar in un'alleanza di questo genere? Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno accusato Doha di tradire la causa araba proprio per gli stretti rapporti economici e politici che il locale Emiro intrattiene con Teheran. Rapporti economici obbligati d'altronde, se non altro a causa del grande giacimento di gas nel mare che separa i due Paesi e che viene sfruttato congiuntamente. Dopo le sanzioni lanciate dai sauditi e dai suoi alleati, anche i già esistenti contatti politici sono diventati sempre più stretti e indispensabili. E' evidente, quindi, che se il nemico fosse l'Iran non sarebbe coerente coinvolgere i qatarini. Eppure, gli americani non possono permettersi di escludere Doha perché è proprio in Qatar che hanno una delle loro basi militari più importanti. 

Anche l'Oman aderirebbe molto difficilmente a una Nato araba perché la sua politica estera, fino ad ora, è sempre stata quella di porsi come mediatore neutrale nelle locali querelle. Meno indipendente, ma pur sempre desideroso di non rompere i rapporti almeno con lo stesso Qatar, è il Kuwait, Paese tra l'altro confinante con l'Iran e quindi in prima linea. Un altro stato arabo della zona che potrebbe avere grandi difficoltà ad aderire a un'operazione come quella ipotizzata da Pompeo è l'Iraq. Dopo circa quattro mesi dalle elezioni non ha ancora una maggioranza parlamentare in grado di dar vita a un governo e il partito che ha ottenuto più voti, quello che ha come punto di riferimento Moqtada Al Sadr, sostiene da tempo che il Paese debba affrancarsi totalmente sia dall'influenza iraniana sia americana.

Con tutti i problemi sul tappeto, se un'alleanza militare di questo genere dovesse comunque costituirsi, chi non gradirebbe sarebbero due storici alleati medio — orientali degli Stati Uniti e cioè Israele e Turchia. Come reagirebbe Tel Aviv all'ipotesi di una Nato araba ai propri confini? E pure la Turchia, nonostante i suoi legami con gli Usa e con la Nato atlantica vacillino un giorno sì e uno no, cosa farebbe delle sue truppe stanziate in Qatar e come potrebbe continuare a sognare la propria egemonia su tutta l'area di fronte un efficiente e unito esercito arabo garantito e diretto dagli USA?

Per tutti questi motivi è particolarmente improbabile che nel Golfo si possa veramente realizzare l'idea discussa da Pompeo nell'incontro dei giorni scorsi ed è impossibile immaginare che gli americani siano così ingenui da crederci davvero. Si fa strada, allora, un'altra ipotesi e cioè che si tratti semplicemente di un bluff usato per aumentare le pressioni, in questo caso psicologiche, sull'Iran, allo scopo di convincerlo dell'assoluta necessità per la propria sicurezza di un nuovo accordo con gli Stati Uniti che sostituisca il JCPOA.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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JCPOA, NATO, Mike Pompeo, Oman, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Golfo Persico, Medio Oriente, Arabia Saudita, Israele, Qatar, Iran, Iraq, Turchia
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