20:26 23 Ottobre 2018
Bartolomeo di Costantinopoli

Mosca-Costantinopoli: sull’orlo dello scisma slavo-ellenico?

© Sputnik . Sergey Pyatakov
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Marina Tantushyan
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Si crescono ulteriormente le tensioni tra Patriarcato russo e Costantinopoli, causate dalla decisione di quest'ultimo di designare due gerarchi che dovranno occuparsi della concessione dell'autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina, che fa prospettare uno scisma.

La Chiesa ortodossa russa all'Estero (ROCOR) sospende i contatti con i vescovi del Patriarcato di Costantinopoli e la partecipazione ai lavori delle Assemblee episcopali che vedono la sua partecipazione. Secondo il Patriarcato di Mosca, dietro la concessione dell'autocefalia ci sarebbero motivazioni esclusivamente politiche, non spirituali. L'autocefalia della Chiesa ucraina significa completa indipendenza, dopo che per oltre mille anni è stata autonoma, ma all'interno del Patriarcato di Mosca.

Si respira davvero un'aria dello scisma nella Chiesa ortodossa? Quali conseguenze potrebbe avere questa rottura? Per un approfondimento Sputnik Italia si è rivolto al Monaco Nilo Vatopedino (Giorgio Barone Adesi), Professore di Diritto Romano e Bizantino Università Magna Graecia di Catanzaro.

— Monaco Nilo, nel summit del Fanar del 31 agosto tra Patriarchi Bartolomeo e Kirill sembrava che entrambi avessero buone intenzioni e credessero nel dialogo. Perché tutte queste speranze sono fallite?

— Le dichiarazioni, più o meno ufficiali, relative all'incontro tra i 2 patriarchi del 31 agosto hanno suscitato caute speranze. In effetti entrambe le parti hanno dedotto "diplomaticamente" auspice smentiti, però, dal precipitoso corso degli eventi successivi. Ne consegue che "il caloroso incontro fraterno" non ha neppure rallentato il successivo corso degli eventi. Stampa greca, ostile al Patriarca moscovita era giunta nei giorni precedenti a sostenere che, probabilmente, il Patriarca Kirill avrebbe deciso (all'ultimo minuto, così come per il concilio cretese del 2016), di non recarsi al Fanar, una volta informato dell'indisponibilità fanariota a mutare decisioni. Ma, contrariamente a dette attese polemiche, il Patriarca di Mosca è giunto al Fanar. L'arrivo del Patriarca Kirill ha commosso quanti pregano per la pace nella Chiesa di Cristo. D'altronde anche dopo la nomina degli esarchi fanarioti a Kiev certa stampa, volta ad accrescere il conflitto inter-ecclesiale, parlava di ritorsioni moscovite in Turchia, ma la Chiesa russa, si è al momento limitata a ribadire l'anti canonicità della odierna nomina di esarchi costantinopolitani in Ucraina ricordando con dolore, inoltre, come già negli anni 20 del secolo trascorso il Patriarcato di Costantinopoli abbia sostenuto lo scisma della "Chiesa vivente", patrocinato in Russia dal regime sovietico, e sia giunto ad invitare il Santo Patriarca Tichon alle dimissioni e alla "sospensione" del Patriarcato moscovita, mentre adottava anche decisioni "panortodosse", pur in forzata assenza della Chiesa sottoposta a martirio dal regione ateo.

Il modo con cui il Patriarcato moscovita ha comunicato le misure adottate nei riguardi della Gerarchia costantinopolitana attesta, al di là di tutte le possibili critiche rivolgibili al Patriarcato moscovita, che la Chiesa ortodossa russa rimane la Chiesa dei martiri che hanno confessato Cristo sotto il regime sovietico.

— Il delegato di Trump per la libertà religiosa Sam Brownback, giunto a Kiev l'11 settembre, ha incontrato rappresentanti religiosi (ad eccezione di quelli della Chiesa Autonoma Ucraina del Patriarcato di Mosca). Ricevendo l'ospite americano il Presidente Poroshenko ha denunciato le persecuzioni religiose attuate dai russi, in Crimea e in Donbass, dirette contro quanti non aderiscono al Patriarcato di Mosca. Non pensa che la chiave della principale crisi tra le Chiese ortodosse sia da cercare oltreoceano?

— Nel tentativo di proporre alla riflessione canonistica ortodossa i risultati accessibili degli ultimi lavori preparatori del Concilio cretese, la Facoltà giuridica dell'Università "Magna Graecia" di Catanzaro ha promosso, tra il 2010 e il 2013, quattro "Colloqui Dionisiani", (così chiamati in onore di San Dionigi il Piccolo, nato in Scizia (Romania) nella seconda metà del V secolo, probabilmente monaco in Calabria al Vivarium, il celebre monastero costituito da Cassiodoro a Squillace: San Dionigi è divenuto, nel secolo successivo, bibliotecario della Chiesa romana ed è anche noto come primo traduttore dei Sacri Canoni dalla lingua greca alla latina). In seguito ai menzionati Colloqui (svoltisi 2 in Calabria, gli altri in Montenegro e in Bulgaria), l'Associazione "Ortodossi in Calabria" ha avviato, nel Monastero di San Giovanni Nuovo in Stilo, l'Osservatorio ortodosso sulla libertà religiosa che ha avuto come primo presidente il Vescovo Elia, preposto dal Patriarca di Antiochia alla "Valle dei cristiani" in Siria.

Tra le attività promosse a favore degli ortodossi sottoposti in patria a persecuzione abbiamo programmato in agosto corsi estivi di lingua italiana ai quali abbiamo invitato questo anno 3 giovani ortodossi, provenienti da Lugansk nel Donbass. Di conseguenza cerchiamo anche noi di fare conoscere la reale situazione di quella martoriata regione, ignorata, quando non anche falsata dalla nostra stampa nazionale, influenzata dalle posizioni degli americani divenuti sostenitori dell'autocefalia ucraina per separare spiritualmente, e quindi definitivamente, l'Ucraina dalla Russia, in conformità a quanto sostiene il odierno governo di Kiev, divenuto il principale promotore del diritto del Patriarcato di Costantinopoli di conferire l'autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina.

— Alcuni esperti occidentali sostengono che questo conflitto potrebbe provocare una "parata di autocefalie" e che si rischia un nuovo scisma, questa volta tra le due Chiese ortodosse. Condivide questa preoccupazione?

— Purtroppo il Santo Sinodo costantinopolitano ha recepito anche istanze statali "macedoni" e si è dichiarato disponibile ad esaminare, in futuro, domande di altri gruppi scismatici dalla Chiesa serba. Pertanto non credo che il paventato scisma potrà limitarsi ai rapporti tra queste specifiche Chiese. Nella sua unità, la Chiesa ortodossa è chiamata ad accogliere, o viceversa rifiutare, tutte le implicazioni della odierna tesi che il Patriarca di Costantinopoli è primus sine paribus nella Gerarchia patriarcale. Penso che un futuro Concilio Ecumenico, o comunque generale, dovrà canonizzare l'odierna patriarcale in continuità della Gerarchia patriarcale ecumenica del primo millennio.

La nov. 5 di Giustiniano fa riferimento alla auctoritas ecumenica dei 5 Patriarchi dell'Impero romano differenziando, quindi, lo status di Chiese primaziali (come Cartagine in Africa) dalle patriarcali. Di conseguenza appare sostenibile che, a differenza delle altre Chiese autocefale, i Patriarcati, oltre al loro rispettivo territorio canonico, esercitano competenze ecumeniche, cioè universali, come effettivamente oggi avviene al servizio dei rispettivi fedeli emigrati al di fuori dei corrispettivi territori canonici.

Non va, infatti, trascurato, secondo quanto ho sostenuto a Volos l'anno scorso (v. Νειλος Βατοπαιδινος, «Ο Πατριαρχης Βαρθολομαιος ειναι Εθναρχης» - Il Patriarca Bartolomeo è un etnarca v.), che l'antica tradizione canonica ortodossa non ha mai recepito, (in conformità a quanto Cristo afferma alla samaritana (Gv.4.21-24)), la concezione ebraica di diaspora, originata dal rapporto che vincola le comunità giudaiche non palestinesi a Gerusalemme, sede del Temesso di pio del Signore. Purtroppo la riproposta crescente invadenza laica nel sollecitare il conferimento dell'autocefalia, per motivi di implantare la identità nazionale appare il risultato conseguito dall'eccessivo e crescente proccentralizzazione ecclesiastica che ha diffusamente determinato la fattuale abolizione delle province ecclesiastiche.

Infatti oggi i metropoliti sono spesso insigniti di titoli privati dell'esercizio delle funzioni canoniche assegnate dai Sacri Canoni ai metropoliti, cioè i vescovi preposti all'episcopato della rispettiva provincia ecclesiastica. Tralasciamo l'anti canonicità è a prolificazione dei vescovi titolari, talvolta promossi a metropoliti effettivi mediante dichiarazione sinodale che nelle loro persone rivive una diocesi, pur priva da decenni o anche secoli, di clero e di fedeli! Con tale prassi manifestamente anti canonica l'episcopato cessa di essere la tradizionale funzione pastorale del vescovo preposto ad una Chiesa sussistente mentre è ridotto a mera onorificenza personale. Al riguardo appare anche eccessiva la proliferazione di vescovi titolari, privi di precise funzioni pontificali, tradizionalmente e canonicamente svolgibili dai corepiscopi. La sostituzione dell'autocefalia alla provincia ecclesiastica non all'esarcato (composto, secondo i Sacri Canoni, da più province ecclesiastiche) mentre ha di fatto abrogato l'antico ordinamento canonico provinciale facilità, di fatto, lo sviluppo delle odierne concezioni "laiche" di autocefalia, non a caso estranee all'ordinamento tradizionale della Chiesa ortodossa.

La necessità di riapprofondire lo sviluppo e le evoluzioni, talvolta anche involuzioni, dell'ordinamento canonico ortodosso induce pertanto a programmare in Calabria a fine novembre il quinto Colloquio Dionisiano nel tentativo di richiamare l'attenzione sulla genesi ed evoluzione storica della concezione canonica di autocefalia.

— Quali conseguenze geopolitiche potrebbe avere questa tensione?

— La frammentazione ecclesiale in nuove Chiese autocefale, originate dalla nascita di nuovi Stati costituisce l'effettiva vittoria conseguita nel XXI secolo dall'etnofiletismo. Mentre l'autocefalia, affermata dalla Chiesa russa nel XV secolo si fonda sulla necessaria separazione dalla Chiesa di Costantinopoli che aveva accettato l'unione di Firenze, e risulta ratificata sinodalmente dalla tetrarchia patriarcale nel 1593, le autocefalie del XIX secolo sono risultato della riscoperta "ortodossa" della libertà religiosa ed etnica dall'impero turco.

L'odierno contesto storico risulta differente: interessi politici nazionali e prospettive geopolitiche sono estranee alla fede ortodossa professata dagli autentici fedeli sottoposti, nel secolo scorso, a decenni di persecuzione atea. Questa attesa °politica° della autocefalia intende radicalizzare contrapposizioni geopolitiche, estranee alla testimonianza della comune nella fedeltà all'unica Chiesa ortodossa. Non a caso uniati, atei e persone poco radicate nella vita ecclesiale ortodossa caratterizzano e lottano insieme per l'autocefalia ortodossa ucraina e non mancano di proclamare come vogliono definitivamente sottrarre i connazionali fedeli ortodossi all'influenza "nemica" russa.

In realtà, al di là degli errori ecclesiastici russi constatabili anche in Italia dove i fedeli hanno da anni come vescovi prelati indubbiamente degni e capaci ma impegnati in incarichi curiali a Mosca e altrove che non consentono né al clero né ai laici di incontrare il vescovo né di sviluppare adeguatamente l'assistenza alle centinaia di migliaia di fedeli. Tra questi la maggioranza è costituita da ortodossi ucraini, giunti in Italia fedeli al Patriarcato moscovita ma progressivamente inglobati  da uniati e scismatici nonostante non manchino ottimi sacerdoti connazionali in grado di coadiuvare, eventualmente anche come vescovi ausiliari, i superiori che non hanno il tempo di risiedere sufficientemente in Italia per provvedere, in modo adeguato alle necessità pastorali del Patriarcato di Mosca in Italia, seguendo l'ottimo esempio della fiorente Diocesi romena dove due vescovi sono sempre a disposizione di chierici e fedeli sul territorio nazionale.

Si propone dunque come alternativa alla compatta unione nella fede ortodossa la radicale separazione geopolitica tra russi e ucraini. D'altronde la "provvisoria" situazione della eparchia moscovita in Italia, mentre assicura i frequenti contatti amichevoli tra Vaticano e Patriarcato di Mosca non corrisponde, purtroppo, alle esigenze e possibilità pastorali a favore di quanti intendono rimanere fedeli al Patriarcato di Mosca in Italia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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chiesa ortodossa, Intervista, chiesa, Chiesa Ortodossa, Patriarca Bartolomeo, Patriarca Kirill, Ucraina, Russia
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