20:26 21 Ottobre 2018
Premier dell'Italia Giuseppe Conte e il presidente Usa Donald Trump a Washington

L'Italia sfida l'Europa

© AP Photo / Susan Walsh
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Giulio Virgi
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L'Italia sfida l'Europa annunciando un traguardo del 2,4% per il deficit di bilancio mentre il Premier Conte invita il Presidente Trump in Sicilia.

Sono giorni di grande intensità per la politica italiana, alle prese con la definizione dei propri obiettivi di bilancio e l'elaborazione di una strategia efficace per tutelare gli interessi nazionali in Libia. La scelta di elevare il deficit pubblico al 2,4% del Pil — approvata all'unanimità dal Consiglio dei Ministri il 27 settembre scorso — implicherà molto verosimilmente una prova di forza in ambito europeo. La Commissione Ue, infatti, dovrà pronunciarsi al riguardo prima che la manovra di bilancio venga sottoposta al Parlamento italiano. Al momento, non è affatto certo che il progetto appena varato dal governo italiano supererà la prova, anche se la Francia sta a sua volta oltrepassando i limiti concordati e, per giunta, in misura percentualmente superiore.

È quindi presumibile che verranno al pettine alcuni nodi. Forse, le autorità europee muoveranno rilievi rispetto alla decisione italiana di "sforare" per finanziare nuove spese correnti di sostegno al welfare, come il controverso "reddito di cittadinanza", mentre Parigi dovrebbe ottenere maggior considerazione, in ragione della natura teoricamente più produttiva delle proprie uscite eccedentarie.

Peseranno, tuttavia, anche fattori più strettamente geopolitici, attinenti alla maggiore influenza che la Francia è in grado di esercitare sulle scelte delle istituzioni comunitarie. È prevedibile che all'Italia non verranno fatti sconti, anche perché i contenziosi aperti con l'Ue sono ormai tanti, riguardano temi molto sensibili ed investono rapporti cruciali con alcuni Stati fondatori delle Comunità Europee. L'occasione per un affondo contro il Bel Paese ed il suo attuale governo potrebbe quindi essere irresistibile. Un giudizio negativo della Commissione Europea o anche solo dei commenti negativi da parte di qualche personalità di prestigio potrebbero bastare ad aizzare i mercati contro il debito sovrano della Repubblica Italiana. L'immediato rialzo dello spread rispetto ai rendimenti dei titoli di Stato tedeschi costituisce in questo senso un'avvisaglia di ciò che potrebbe accadere. Il Premier italiano ha dimostrato di esserne consapevole nella scelta degli interlocutori incontrati nel corso del suo recente viaggio a New York. Al margine della propria partecipazione ai lavori dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, infatti, Giuseppe Conte ha visto il Presidente ed Amministratore Delegato di BlackRock e si è intrattenuto con i maggiori operatori della borsa newyorkese, ai quali pare abbia anticipato i contenuti della manovra che sarebbe stata di lì a poche ore discussa dal Consiglio dei Ministri.

Matteo Salvini
© AFP 2018 / GABRIEL BOUYS

BlackRock è in effetti un attore di primaria importanza, gestendo un portafoglio d'investimenti di valore prossimo ai 6 mila miliardi di dollari (un terzo del Pil americano e il doppio di quello britannico) e partecipando al capitale di due delle tre maggiori agenzie di rating che decidono del merito di credito dei maggiori debitori. Scopriremo presto se Conte sia riuscito o meno ad aprire un paracadute efficace in grado di mitigare gli effetti delle eventuali critiche che venissero fatte all'Italia. Molto dipenderà anche dalle valutazioni politiche che faranno questi grandi operatori finanziari. Il patron di BlackRock, Larry Fink, è noto per la propria affiliazione al Partito democratico americano ed è stato a lungo considerato vicino ai Clinton. Potrebbe quindi anche giudicare non conveniente sostenere fino in fondo un governo come quello italiano che appare particolarmente vicino al Presidente Trump ed al suo ex consigliere Steve Bannon, sempre più frequentemente avvistato nel Bel Paese.

A Trump, peraltro, lo stesso Conte ha chiesto a New York un più attivo interessamento alla crisi in atto in Libia, invitandolo alla grande conferenza programmata per novembre in Sicilia. Ancora non è noto se l'inquilino della Casa Bianca accetterà o meno la proposta. In alternativa, giungerebbe il Segretario di Stato Pompeo, ma non sarebbe la stessa cosa. A Roma è ormai chiaro che sulla Libia insistono gli appetiti di almeno tre paesi alleati degli Stati Uniti che sono, oltre all'Italia, proprio la Francia e l'Egitto. Ognuno è di grande valenza strategica per Washington e si è pertanto fatto largo il convincimento che solo il leader americano sia in grado di trovare ed imporre un punto di sintesi tra i maggiori contendenti, magari coinvolgendo nel confronto anche Russia, Qatar e Turchia. Non sembra però che l'amministrazione americana voglia interporsi tra Roma e Parigi: la diplomazia americana potrebbe quindi anche decidere di restare inerte, circostanza che indebolirebbe notevolmente la posizione dell'Italia. In questo quadro forse converrebbe cercare anche l'appoggio della Federazione Russa. Vale la pena di sottolineare a questo proposito come Giuseppe Conte sia atteso a Mosca il prossimo 24 ottobre, quindi prima dell'importante appuntamento siciliano sulla Libia. Perché non giocare anche la carta russa?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
deficit, Economia, PIL, Giuseppe Conte, Donald Trump, Europa, Italia, USA
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