20:20 21 Ottobre 2018
Bandiera della Cina

L’Italia sulla Nuova via della Seta

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Tatiana Santi
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Si rafforzano i rapporti fra Roma e Pechino, a confermarlo la task force guidata dal Sottosegretario allo Sviluppo Economico Geraci, le visite ufficiali in Cina del Ministro dell’Economia Tria e del vice premier Di Maio. Nel focus del nuovo governo l’export verso la Cina e l’adesione dell’Italia alla Nuova Via della Seta.

Tre visite ufficiali nel giro di un solo mese, il governo gialloverde vede nella cooperazione cinese una grande opportunità, soprattutto per quanto riguarda la Belt and Road Initiative (Bri), ovvero sia la Nuova via della Seta, progetto lanciato dai cinesi nel 2013. "L'Italia è l'unico Paese del G7 ad aver portato avanti i negoziati fino a questo punto" ha sottolineato il Ministro Di Maio dalla Cina, accordi che potrebbero concludersi entro la fine dell'anno.

La Cina con i propri investimenti guarda verso l'Europa, il Mediterraneo e l'Africa. Quali sono i benefici della cooperazione con la Cina e dell'adesione alla Nuova Via della Seta per Roma, che si trova al centro del Mediterraneo? Sputnik Italia ne ha parlato con Filippo Romeo, esperto di geoeconomia dei trasporti e delle infrastrutture, analista di Vision&Global Trends.

Filippo Romeo
© Foto : fornita da Filippo Romeo
Filippo Romeo

— È terminato da poco il viaggio del vice premier Di Maio in Cina, dove sono stati siglati diversi accordi bilaterali. Filippo Romeo, quanto è importante la cooperazione con la Cina per l'Italia?

— La cooperazione fra Italia e Cina è di fondamentale importanza anche a fronte del fatto che ormai l'asse geopolitico si sta piano piano spostando verso est, verso la sfera cinese, russa e indiana. Queste potenze guardano verso l'Europa e il Mediterraneo, l'Italia, essendo un Paese con i piedi nel Mediterraneo e con la testa in Europa, può diventare un player importante per questi Paesi.

— Come ha specificato il vice premier Di Maio durante la sua visita ufficiale, l'Italia è l'unico Paese del G7 ad aver portato avanti l'adesione alla Belt and Road Initiative. Quali sono le priorità e i benefici per l'Italia legati al progetto della Nuova Via della Seta?

— L'Italia ha da poco aderito al progetto della Nuova Via della Seta con il governo precedente. L'Italia avrebbe potuto giocare un ruolo ancora più importante. Si tratta di un progetto di cui in Cina si parla da molti anni; a quell'epoca c'erano esponenti italiani che dialogavano insieme agli strateghi cinesi per lanciare questo progetto e per dare all'Italia un ruolo fondamentale in questa partnership. Purtroppo nel corso degli anni l'Italia ha perso questo primato e se n'è avvantaggiata la Germania, perché da un punto di vista diplomatico ha saputo interagire in maniera differente. L'Italia per i vari frazionismi fra i vari gruppi di interesse non ha saputo cogliere questa grande opportunità. I cinesi erano estremamente interessati all'Italia e al Sud Italia.

La Via della Seta avrebbe consentito lo sviluppo di quest'area geografica, degli analisti infatti hanno utilizzato questo parallelismo: come la Via della Seta serve a sviluppare la parte centro nord cinese, allo stesso modo potrebbe sviluppare la parte Meridionale dell'Italia. Purtroppo i cinesi non hanno trovato terreno fertile in Italia, alla fine hanno privilegiato il Porto del Pireo in Grecia. Questo perché il Sud dell'Italia è carente in infrastrutture, i politici nostrani non hanno mostrato una lungimiranza per quanto riguarda lo sviluppo dei corridoi europei TEN-T per connettersi al nuovo grande progetto cinese.

Matteo Salvini
© AFP 2018 / GABRIEL BOUYS

— A parte Di Maio diversi ministri si sono recati recentemente in Cina in visita ufficiale. Quali sono le potenzialità e le prospettive dei rapporti italo-cinesi?

— Il governo in carica sta cercando di sfruttare al meglio per quanto è possibile le potenzialità che offre la cooperazione con la Cina. Oltre Di Maio è bene ricordare la visita di agosto del Ministro Tria e quella del Sottosegretario Michele Geraci, grande esperto di questioni cinesi. Proprio Geraci ha istituito una task force per la Cina con lo scopo di concludere l'accordo sulla Nuova Via della Seta, che al momento ha come perno il porto di Venezia, Trieste e Vado Ligure. L'obiettivo è quindi quello di concludere l'accordo, ma anche quello di fornire alla Cina supporto nello sviluppo del settore tecnologico.

In questo periodo il settore tecnologico per la Cina è di fondamentale importanza, perché c'è una contrapposizione a livello globale sullo sviluppo delle nuove tecnologie e con i dazi dell'amministrazione Trump molte aziende statunitensi avranno difficoltà a vendere alla Cina prodotti tecnologici. La Cina dovrà trovare altri partner, l'Italia con il suo know how potrebbe aiutare la Cina in questo senso. Inoltre fra le opportunità che l'Italia può cogliere da questi progetti c'è l'impiego delle nostre aziende nel settore della cantieristica stradale e ferroviaria nel realizzare i corridoi dall'Est.

— Quali sono i rischi invece derivanti dalla cooperazione con la Cina?

— Il problema della Cina è che ha dei parametri differenti rispetto ai Paesi occidentali, in modo particolare per quanto riguarda gli standard e la sicurezza di determinati prodotti, del costo del lavoro. È altrettanto vero che l'Europa dovrebbe cercare di stipulare degli accordi blindati e cercare di far rispettare alla Cina questi accordi. Con una strategia ben definita da parte europea e da parte italiana questi rischi potrebbero essere superati.

— L'Italia aderendo a progetti congiunti con la Cina non andrebbe in contrasto con i rapporti che ha instaurato con gli Stati Uniti, Paese in procinto di iniziare una nuova guerra fredda con i cinesi?

— L'Italia deve guardare quelli che sono i suoi interessi prioritari. L'asse geopolitico si sta spostando verso est, la Cina sta sviluppando diversi mercati, il Paese è presente infatti anche in Africa e nel Mediterraneo. L'Italia, che è al centro del Mediterraneo, non può non tenere conto di questi fattori e non può non ricoprire un ruolo importante nelle relazioni con la Cina. Gli Stati Uniti, che sono nostri alleati storici, dovrebbero comprendere la nostra posizione di priorità strategica ed economica.

— Quanto sono importanti da un punto di vista geopolitico i progetti come la Nuova Via della Seta?

— Sicuramente per la Cina è un progetto di tipo geostrategico che supera l'accerchiamento statunitense, con l'amministrazione Obama l'interesse strategico degli Stati Uniti infatti si era spostato nell'area del Pacifico. Furono creati due importanti partenariati, il Trattato Transpacifico e il Trattato Transatlantico. La Cina risponde all'accerchiamento economico creato dagli Stati Uniti con la Via della Seta. Alle sfide lanciate dagli Stati Uniti a livello globale, la Cina ricambia con una sua sfida globale. La Via della Seta non ha solo l'Europa come punto d'arrivo, ma si estende anche in Africa, gli investimenti cinesi arrivano fino in America Latina.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Intervista, Italia, Cina
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