21:05 23 Ottobre 2018
Matteo Salvini gives his speech during the traditional League party rally in Pontida, northern Italy, Sunday, July 1, 2018

Migranti, Salvini va verso e non contro l'Europa

© AP Photo / Luca Bruno
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Gian Micalessin
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L’abolizione della Protezione Umanitaria adegua l’Italia alle regole dell’Unione rendendo più difficile la permanenza dei migranti economici considerati irregolari da Bruxelles.

Il piano su sicurezza e immigrazione di Matteo Salvini è stato appena varato, ma in Italia qualcuno già si preoccupa di cosa potrà obbiettare l'Europa.

A ben vedere Bruxelles ha ben poco di cui lamentarsi. Al contrario farebbe bene a rallegrarsi. Quel piano, soprattutto per quanto riguarda la regolamentazione dell'immigrazione, è, infatti, perfettamente in regola con le norme europee che vietano il riconoscimento del diritto all'asilo per motivi economici. L'abolizione dell'istituto della protezione umanitaria, decisa grazie al decreto voluto da Matteo Salvini, va vista, dunque, come un passo significativo verso l'adeguamento alle norme europee.

Introdotto in Italia nel 1998 dal governo di Romano Prodi l'istituto della "protezione umanitaria" è praticamente sconosciuto nel resto dell'Unione. In gran parte dell'Europa i migranti possono appellarsi soltanto al diritto d'asilo riconosciuto in base alla Convenzione di Ginevra a chi fugge da persecuzioni, guerre o carestie o, in alternativa, alla "protezione sussidiaria" garantita, anche in Italia, a chi rischia la persecuzione se rispedito in patria. Nel Belpaese, invece, chi non meritava né asilo, né protezione internazionale, poteva, fino a ieri, ricorrere ad una terza via, tutta italiana, chiamata per l'appunto "protezione umanitaria". Rilasciata dal Questore su raccomandazione delle Commissioni Territoriali la "protezione umanitaria" durava 2 anni, era rinnovabile e poteva essere convertita in permesso di soggiorno per lavoro. Grazie a questa peculiarità è diventata il principale grimaldello usato dalle associazioni pro-migranti finanziate da George Soros per scardinare le regole europee e garantire la permanenza in Italia di decine di migliaia di "irregolari" destinati a venir rispediti al paese d'origine. E alla "protezione umanitaria" guardava la lobby pro-migranti per far passare quel concetto di sfollato in fuga dai cambiamenti climatici che imporrebbe di accogliere chiunque arrivi dall'Africa. Per capire quanto questo cavillo legislativo abbia pesato e pesi sull'accoglienza bastano i dati.

Nel 2017 a fronte di 82mila domande d'asilo esaminate (su 130mila presentate) lo status di "rifugiato" è stato riconosciuto solo all'8,4 per cento dei richiedenti. E anche la protezione sussidiaria è stata concessa soltanto nell'8 per cento dei casi. Dunque se il metro fosse la Convenzione di Ginevra sarebbero rimasti in Italia solo 13mila e 500 migranti.

A far la differenza è stata una protezione umanitaria dispensata al 25 per cento dei richiedenti. Grazie ad essa oltre 20mila soggetti privi di diritto all'accoglienza si sono visti riconoscere un permesso di soggiorno e la possibilità di restare in Italia per due anni. E se alle 20mila protezioni umanitarie concesse nel 2017 aggiungiamo i 18.979 casi del 2016, i 15.768 del 2015 e i 10.034 del 2014 allora gli irregolari accolti senza alcun titolo diventano quasi 70mila.

Ma oltre ad ampliare artificiosamente il numero dei migranti apparentemente regolari l'istituto della protezione umanitaria ha facilitato l'accesso in Italia di personaggi pericolosi per la sicurezza del paese. Un caso esemplare è quello del gambiano Alagie Touray arrivato in Italia nel 2017 su un barcone partito dalla Libia. Arrestato il 20 aprile di quest'anno con l'accusa di aver giurato fedeltà allo Stato Islamico Touray era rimasto in Italia proprio grazie alla protezione umanitaria. Ma mentre il governo italiano si preoccupava della sua protezione il gambiano diffondeva su internet il suo giuramento di fedeltà allo Stato Islamico e annunciava, come rivelato dall'inchiesta della Procura di Napoli, di aver ricevuto la richiesta "di lanciare un'autovettura contro la folla".

Se la protezione umanitaria garantiva la permanenza in Italia di personaggi come Touray l'Europa farà meglio a ringraziare Salvini anziché criticarlo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Crisi dei migranti, Romano Prodi, Matteo Salvini, UE, Italia
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