21:23 21 Ottobre 2018
Lavoro

Bel curriculum, peccato che sei nato a Mosca

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Opinioni
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Tatiana Santi
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Complimenti per il curriculum ma lei è nato a Mosca, niente lavoro. La storia di Vitalie, cittadino italiano rifiutato da un’azienda perché di origine straniera, fa riflettere sul modo in cui spesso a vincerla siano i pregiudizi legati alla provenienza di una persona e alla sua nazionalità.

Scoprendo la storia di Vitalie Matei, mi sono tornate alla mente diverse scene della mia vita quando in Italia già dai banchi di scuola mi sono sentita dire frasi a dir poco allucinanti, risultato di pregiudizi, a volte misti ad ignoranza. Da cittadina italiana, il fatto di essere per metà russa scaturiva nelle persone una certa fantasia.

"Ora leggeremo un testo sui migranti che arrivano in Italia. Tatiana leggi tu e poi raccontaci come sei arrivata dalla Russia con il gommone". Io sono italiana e non sono dovuta scappare da nessuna parte, e poi, venire in Russia con il gommone sarebbe un po'difficile. Mi ricordo di una supplente, che scoprendo il mio luogo di nascita, piangendo mi ha rivolto un pietoso "povera bambina adottata" oppure domande fattemi in treno da un passeggero del tipo: "fai la badante?"

La vicenda di Vitalie Matei è diversa: cittadino italiano, che ha servito l'esercito italiano è stato scartato da un'azienda del nord Italia, perché nato a Mosca. Il programma televisivo "Le iene" ha dedicato un servizio a questo evidente caso di discriminazione. Il tema ovviamente è complesso, alla lettera dell'impiegato in cui rifiutano un cittadino italiano perché di origini estere è seguita un'ondata di messaggi di solidarietà nei confronti di Vitalie. È sbagliato generalizzare e fare di tutta l'erba un fascio, ma i pregiudizi nei confronti di chi ha origini slave, esistono. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Vitalie Matei, ex militare, cittadino italiano, tuttora in cerca di lavoro.

— Vitalie, un'azienda italiana l'ha rifiutata perché nato all'estero e non di origine italiana, secondo lei perché si sono comportati così, crede che abbiano avuto paura del fatto che lei è di origine russa?

— Non so quali siano le motivazioni che hanno spinto questa persona a rispondere in questa maniera, sinceramente non mi ci voglio nemmeno impegnare. E' una cosa anomala ed è illegale poiché sotto l'annuncio a cui ho risposto ci sono i termini di legge che dicono: questo annuncio è rivolto a qualsiasi sesso, a qualsiasi nazionalità e religione. Io ho risposto e questa persona mi ha fatto capire che non posso essere preso in considerazione per questo lavoro soltanto perché ero nato all'estero. Essendo stata questa la motivazione del rifiuto, giustamente ci sono rimasto male e ho deciso di pubblicarlo inizialmente sulla mia pagina Facebook. La reazione dei miei amici e conoscenti è stata peggio della mia e mi hanno spinto a rendere pubblica la cosa... Ed infatti siamo qui a parlarne.

La lettera ricevuta da Vitalie
© Foto : fornita da Vitalie Matei
La lettera ricevuta da Vitalie

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— Le è mai capitato prima di avere dei problemi simili in ambito lavorativo in Italia?

— Assolutamente no, a maggior ragione visto che sono stato nell'Arma! Il primo requisito per entrare a far parte dell'esercito è essere cittadini italiani ed io lo sono. Davvero non so dirle quali siano state le motivazioni che hanno spinto questa persona a rispondermi così...

— Dopo la trasmissione "Le iene" questa vicenda è diventata pubblica, l'azienda non si è più fatta sentire con lei?

— L'azienda in realtà mi ha contattato prima che il video fosse pubblicato poiché appunto "Le iene" hanno contattato sia la persona interessata che l'azienda. L'azienda ha fatto finta di non sapere, mentre invece la persona ha detto che l'azienda sapeva il modo in cui lui operava, ovvero che teneva fuori le persone nate all'estero. Questo mi è stato detto telefonicamente dalla giornalista che mi ha intervistato, non ho quindi nulla che dimostri ciò, è stata solo una conversazione amichevole.

L'azienda ha quindi richiesto il mio curriculum per poterlo rivalutare ed eventualmente chiamarmi, infatti il giorno dopo, cioè il giorno stesso in cui è uscita l'intervista, sono stato contattato dall'amministratore delegato dell'azienda, il quale oltre a scusarsi per l'operato di questa persona mi diceva che probabilmente il suo impiegato non si era accorto che io fossi cittadino italiano. Io prontamente gli ho risposto che la cosa sarebbe stata veramente difficile visto che la mia cittadinanza è riportata al primo posto ed inoltre a seguito della prima risposta dall'azienda ho specificato di essere cittadino italiano. Da ciò si capisce che la risposta del dipendente è stata intenzionale: denigrarmi poiché nato all'estero.

— Una volta che le hanno detto di rivalutare il suo curriculum, lei come ha reagito?

— Io con gentilezza ho rifiutato la cosa, anche perché visto come si sono comportati credo mi abbiano contattato per paura di eventuali ripercussioni legali da parte mia. Io non voglio essere assunto da questa azienda perché hanno paura di me, io se devo andare a lavorare voglio che mi prendano per le mie capacità e non per queste cose. Di conseguenza ho detto che ci avrei pensato ma sicuramente lascerò perdere.

Il signore dell'azienda ha risposto in modo assurdo però lei ha ricevuto anche tanti messaggi di solidarietà. E' una storia che ha quindi due facce, giusto?  

— Devo dire che la cosa mi è sfuggita un po' di mano, perché rendendola pubblica ha fatto il giro della rete, prima su facebook, poi tramite "Le iene" e su altri giornali locali. Sono stato quindi contattato da varie persone che mi davano forza, certo ci sono stati anche commenti negativi ma quando si va in rete ci si mette in palio e tutti si sentono leoni dietro una tastiera. Ripeto però che mi ha fatto piacere ricevere tanto sostegno, in particolare una persona che dice di indossare anche lui la divisa, mi considera come un suo fratello e un esempio per tanti. È piacevole non sentirsi soli. 

— Secondo lei, sarebbe andata allo stesso modo se lei fosse stato di origini americane, inglesi o francesi? Che idea si è fatto?

— Questo non glielo so dire... La percezione che ho avuto è che i migranti dell'est, che siano romeni, moldavi o russi sono stati tanti, quindi nella massa ovviamente ci sono anche persone che delinquono. Credo che quindi si sia diffusa qui in Italia questa concezione dello straniero dell'est che viene qua a delinquere. Ci tengo però a dire che in Italia non ho mai avuto problemi di tipo razziale. 

— Al di là di questa storia, seppur lei abbia la cittadinanza italiana lei non ha mai sentito della diffidenza nei suoi confronti per le sue origini vivendo in Italia?

— Assolutamente no, anzi diciamo che alle volte è stato un punto in più visto che conosco il russo, il moldavo ed il rumeno. Soprattutto in una zona turistica come quella del Veneto è sempre molto richiesta la conoscenza delle lingue anche perché ci sono molte aziende che esportano le loro merci verso la Russia. Persone che parlano queste lingue in Italia sono rare... Sono quindi sempre stato visto non come uno straniero ma come una persona italiana con dei punti in più perché conosce altre culture ed altre lingue. Questa è stata la prima volta che sono stato denigrato per le mie origini.

È un tema che divide: ci sono persone come il signore della lettera ed altri che non fanno questo tipo di discriminazioni. Non c'è quindi un'unica verità, possiamo dire così? 

— Esattamente. Magari questa persona avrà anche le sue ragioni poiché lui nel descrivere le sue motivazioni ha detto che il problema sono le persone a cui va venduto questo prodotto, le quali non vogliono persone di origini estere all'interno della loro casa. Come se la persona di origine estera fosse un ladro mentre l'italiano fosse necessariamente pulito. Ci sono ladri di origini estere così come di origini italiane, come avviene in tutto il mondo. Non bisogna mai fare di tutta l'erba un fascio. Io penso di essere l'esempio di una persona venuta qui partita da zero e che si è integrata perfettamente: parlo correttamente, non ho avuto problemi giudiziari. Ho sempre fatto la mia parte, ho lavorato e non ho dato fastidio a nessuno integrandomi più che bene.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
discriminazione, Lavoro, Intervista, disoccupazione, Italia, Russia
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