21:16 21 Ottobre 2018
Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu

Siria, danza sull'abisso

© Sputnik . Aleksey Nikolskyi
Opinioni
URL abbreviato
Gian Micalessin
453618

Perché Putin ha assolto Israele nonostante l’abbattimento del suo aereo.

E' stata una danza sull'orlo dell'abisso. Quando, martedì mattina, un Ilyushin 20 russo è stato abbattuto per errore dall'antiaerea siriana entrata in azione dopo l'incursione di  quattro jet israeliani impegnati a colpire delle infrastrutture militari  collegate all'Iran o a Hezbollah il mondo ha tirato il fiato.

Per molte ore la guerra mondiale a pezzetti evocata  da Papa Francesco è sembrata ricomporsi. Per  ore si è temuto uno scontro capace di metter di fronte  Russia e Israele e, con loro, tutti gli altri protagonisti del  conflitto, Stati Uniti e Iran compresi.

A calmare i venti di guerra ci ha pensato Vladimir Putin. Ben consapevole del suo ruolo di  ago della bilancia  al centro di un risiko  aleatorio e pericoloso ha ridimensionato l'incidente attribuendolo ad una "tragica catena di circostanze accidentali". La composta reazione del presidente russo è  arrivata dopo una lunga telefonata con il premier israeliano Benjamin Netanyahu in cui Putin ha sottolineato  come "l'accordo russo israeliano per la prevenzione  di incidenti pericolosi  non è stato osservato  ed  questo ha spinto l'aereo russo sotto il fuoco dell'antiaerea siriana".  La misurata reazione  di Putin è  il segnale di come, sotto sotto,  anche Israele, seppure in assenza di comunicati ufficiali, sia consapevole di aver rischiato grosso.

Nonostante le oltre duecento incursioni messe a segno nel corso degli anni contro obbiettivi  iraniani ed Hezbollah  i russi restano la miglior garanzia per evitare che la Siria si trasformi in una provincia iraniana.  Nel 2015 quando il presidente russo decise di scendere in campo militarmente Bashar Assad era ad un passo dal tracollo politico e militare. A est l'Isis dopo aver occupato Palmira minacciava Homs e la stessa Damasco. Nella capitale invece era in corso un violento regolamento di conti tra le fazioni di servizi segreti ed esercito schierate  con l'Iran e quelle contrarie a  consegnare le chiavi del paese a Teheran.

Vladimir Putin sapeva che un totale allineamento di Bashar Assad all'Iran sarebbe stata la miglior giustificazione per un intervento d'Israele e dell'Occidente. Dall'altra parte né Netanyahu, né tanto meno Obama desideravano uno scontro diretto con l'Iran dalle conseguenze  inimmaginabili.

Strappando la Siria al monopolio iraniano Putin ha reso un  servizio anche ad Israele. E lo dimostrano sia il rigido coordinamento delle operazioni aeree tra russi e israeliani, funzionato alla perfezione fino a martedì mattina,  sia la mediazione  tra israeliani e iraniani culminata, a fine maggio, in un accordo segreto che prevedeva la fine delle incursioni israeliane in cambio di un arretramento dei pasdaran iraniani ad una distanza di cento chilometri dal confine iraniano.

Israele avvisando i russi  solo un minuto prima dell'incursione e colpendo  nella provincia di Latakya, cioè ben aldilà  dei cento chilometri dal suo confine, ha  rotto  entrambi gli accordi. Ma Putin cresciuto da bimbo al fianco di  una famiglia ebraica che condivideva l'appartamento con i suoi genitori ben difficilmente può considerare Israele un nemico. Lo Stato ebraico  abitato da oltre un milione di ebrei russi, resta un alleato e un partner  imprescindibile. Anche perché il presidente russo sa di aver intascato un importante credito politico e militare. Un credito da mettere sul tavolo nel momento in cui diventerà inevitabile risolvere la partita di Idlib e riconsegnare a Damasco l'ultima provincia sotto il controllo ribelle. L'accordo con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan  siglato a Sochi domenica sera  è un atto inevitabilmente transitorio. La decisione di creare una forza cuscinetto composta da militari turchi e russi per separare le forze ribelli da quelle dell'esercito siriano non può che esser temporanea. La consegna delle armi pesanti da parte dei ribelli, imposta dall'accordo russo-turco, sarà lo spartiacque che dividerà le forze  ribelli più radicali guidate Hayat Tahrir al-Sham, la costola siriana di  Al Qaida, da quelle pronte ad un accordo di pace mediato dalla  Turchia.

A quel punto la Russia e la Siria avranno carta bianca per eliminare, o costringere alla resa, anche gli irriducibili di Al Qaida. E  Putin potrà lanciare  il processo di riconciliazione su cui  punta per garantire la pacificazione e la ricostruzione della Siria.  

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
il-20, abbattimento, Bashar al-Assad, Vladimir Putin, Israele, Siria, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik