14:41 15 Ottobre 2018
Syrian army in Idlib province. File photo

Idlib, dove l’Europa piange per Al Qaeda

© Sputnik . Iliya Pitalev
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Gian Micalessin
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Chi in Italia e in Europa si straccia le vesti per i civili di Idlib, profetizza nuovi attacchi chimici per mano del regime ed invoca la necessità di fermare l’imminente offensiva governativa farebbe meglio a dare un’occhiata a foto e notizie provenienti dall’ultima roccaforte di Al Qaeda.

La foto più impressionante è quella di una forca eretta nel centro Harem, una cittadina nel nord della provincia. A piazzarla in bella vista ci hanno pensato i militanti di Hayat Tahrir al-Sham la costola siriana di Al Qaeda, spiegando via Telegram che la forca servirà a punire chiunque sostenga la resa o accetti accordi di riconciliazione con il governo. Il messaggio dovrebbe risultare chiaro anche a quanti continuano a mettere la sordina alla presenza di Al Qaeda descrivendo la regione come un innocente bastione dell'opposizione moderata popolato da tre milioni di civili poco propensi ad accettare l'autorità di Damasco. Peccato che quei tre milioni di civili, come fa capire la stessa Hayat Tahrir Al-Sham, siano ostaggi di gruppi decisi a usarli come scudi umani. Non è un rischio marginale. A Idlib la formazione alqidista, meglio conosciuta con il precedente nome di Jabhat Al Nusra, ha più di 10mila combattenti e controlla il 60 percento dei territori. Al suo fianco si muovono migliaia di militanti stranieri da quelli europei sino ai duemila uighuri, la minoranza cinese di fede islamica originaria dello Xinjiang riuniti sotto le insegne del "Partito Islamico del Turkistan", un'altra formazione alqaidista consociata con Hayat Tahrir al-Sham.

Sergei Shoigu
© Sputnik . Russian Defense Ministry
A Idlib fuori dall'orbita di Al Qaeda vi è ben poco spazio per un'opposizione moderata. I gruppi che a differenza di Hayat Tahrir al Sham hanno accettato la mediazione turca e si sono coalizzati sotto le insegne del cosiddetto "Fronte Nazionale di Liberazione", manovrato dall'intelligence di Ankara, sono formati da militanti salafiti o legati alla Fratellanza Musulmana. Per ora comunque anche il cosiddetto "Fronte Nazionale Liberazione" si dice in piena sintonia con Hayat Tahrir al Sham e afferma di voler collaborare nella difesa della provincia al fianco del gruppo alqaidista.

Ma il vero dramma di Idlib resta quello dei civili. I militanti di Hayat Tahrir Al Sham sanno di non poter sperare nella clemenza del regime e di non aver alcuna possibilità di fuggire all'estero. Per questo combatteranno fino all'ultimo e per resistere utilizzeranno, sull'esempio di quanto fatto dall'Isis a Raqqa e Mosul, lo scudo dei civili. Chi rifiuta, o rifiuterà, questo destino rischia di far i conti con le spietate regole dell'organizzazione. Già oggi nelle zone controllate da Hayat Tahrir Al Sham e da altre organizzazioni estremiste si registra un'impressionante escalation di arresti e sparizioni. Torturati e detenuti in prigioni segrete i sospettati difficilmente fanno ritorno alle loro case. Ufficialmente la campagna d'arresti punta a scovare le cosiddette "spie del regime" accusate d'invitare alla resa o alla fuga i civili. Ma l'accusa è spesso un facile appiglio per far piazza pulita di chiunque non accetti i diktat di Al Qaeda o degli altri gruppi.

"Molte persone sono state arrestate con queste motivazioni, ma spesso si tratta di un pretesto usato per mettere a tacere gli oppositori e chiunque critichi le loro posizioni" — ammette Fadel Abdul Ghany, direttore della "Rete Siriana per i Diritti Umani" un'organizzazione che dal 2011 in poi ha sempre sposato la causa dei ribelli.

Secondo la stessa organizzazione in sette anni di guerra la formazione alqaidista ha detenuto illegalmente almeno diecimila persone molti delle quali sono state mandate a morte dopo rapidi processi sommari. Le poche testimonianze indipendenti uscite da Idlib confermano le denunce dell'organizzazione.

"Hayat Tahrir al-Sham, gestisce numerose prigioni punitive e centri di detenzione in cui finiscono civili e attivisti" — ha spiegato un medico citato dal Washington Post ricordando come molti suoi colleghi poco propensi ad allinearsi alle posizioni di Al Qaeda siano finiti dietro le sbarre.

Secondo Asim Zedan, direttore di un gruppo dell'opposizione che documenta i crimini di Hayat Tahrir al-Sham, a Idlib esiste una rete di centri di detenzioni nascosti in cantine e caverne dove i militanti di Al Qaeda usano quotidianamente tortura e maltrattamenti per intimidire e punire i presunti collaboratori del governo. Peccato che per molti paesi e molti media europei l'orrore non sia questo, bensì il legittimo tentativo del governo siriano e dei suoi alleati russi di sconfiggere Al Qaeda e restituire alla sovranità siriana i territori di Idlib.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Guerra in Siria, crisi in Siria, Daesh, Al Qaeda, ISIS, Idlib, Siria, UE, Italia
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