20:21 21 Ottobre 2018
Il ritratto della poetessa russa Anna Akhmatova

Scoprire la Russia attraverso le sue donne, in un libro italiano

© Sputnik . Лев Иванов
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Tatiana Santi
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Storie di donne, ognuna con il proprio destino, ma tutte legate dal desiderio di libertà. Pagine di sogni che si intrecciano fra loro riflettendo la storia di un intero Paese. Donne sconosciute ai più in Occidente: dalle poetesse alle rivoluzionarie, dalle dissidenti alle giornaliste. Scoprire la Russia attraverso le sue donne in un libro italiano.

"Là dove s'inventano i sogni", verso della poetessa russa Anna Achmatova, è il titolo di un libro che narra la vita straordinaria di sedici donne, raccolte in un'unica catena, dove ogni storia personale rispecchia una pagina della grande storia russa. Donne diverse, vissute in varie epoche, ma tutte accomunate dal destino di un Paese, dalla forza dei sogni e dalla voglia di lottare per qualcosa di più grande.

“Là dove s’inventano i sogni” da Margherita Belgiojoso
© Foto : Fornita da Margherita Belgiojoso
“Là dove s’inventano i sogni” da Margherita Belgiojoso

Olga Berggol'c, giornalista di Radio Leningrado, Elena Bonner, attivista sovietica, Marija Volkonskaja, moglie di un decabrista, Matil'da Kshesinskaya, ballerina degli zar, la giornalista Anna Politkovskaja, per citarne alcune. Qual è stato il ruolo delle donne di Russia? Sputnik Italia ha intervistato Margherita Belgiojoso, autrice del libro "Là dove s'inventano i sogni. Donne di Russia" (Ugo Guanda Editore).

Margherita Belgiojoso
© Foto : Giulio Pietromarchi
Margherita Belgiojoso

— Margherita, perché hai deciso di scrivere un libro sulle donne di Russia?

— Perché, vivendo in Russia, mi sono imbattuta in storie straordinarie e mi stupiva che fossero praticamente sconosciute in Italia. Mi dispiaceva, erano drammatiche e insolite, curiose, emozionanti. Quindi ho deciso di studiarle, documentarmi, e poi, quando mi sono resa conto che molte di queste donne si erano incontrate tra loro, ho deciso di raccontarne le storie inanellandone una dopo l'altra, come in una catena.

 — Dalle artiste alle rivoluzionarie, dalle dissidenti alle giornaliste, che cosa accomuna le protagoniste del tuo libro?

Le donne soldato russe
© Sputnik . Alexei Danichev
— La vita di ciascuna donna riflette una pagina della storia russa. Le loro "storie piccole" si intrecciano, e crescono dentro e al fianco della "Storia grande". Queste donne sono molto diverse tra loro, come temperamento, epoca vissuta, gusti o vocazione. Non posso neanche dire che siano tutte russe, perché sono ebree, di origine finlandese, cosacca, di cognome tedesco, nate in Ucraina o in Armenia. Sono rivoluzionarie, ballerine, poetesse, scrittrici, attiviste dei diritti umani, giornaliste, cantanti, artiste: l'unico aspetto a tutte comune è che la loro vita riflette un episodio della storia russa.

E tutte condividono un sogno di libertà. Libertà dal potere, dall'oppressione, dalle condizioni sociali, dal genere, da quel che dice la gente etc. Sono controcorrente, anticonformiste. Hanno obiettivi propri, ma anche sogni che esulano dal loro particolare e che abbracciano realtà superiori, la città dove vivono, la Russia, il socialismo, i diritti umani. Lottano e si muovono sempre su due piani e hanno sempre bisogno di qualcosa di più grande a cui tendere.

— Il tuo libro narra la vita di diverse donne russe attraverso due secoli di storia. Destini complessi, ma un'incredibile forza e voglia di lottare per i propri ideali nonostante tutto. Qual è stato secondo te il ruolo delle donne nel Paese? 

— Con una battuta direi che forse il ruolo delle donne, in Russia o altrove, è stato quello di sognare. Sognare nel senso indicato nel titolo, che riprende un verso dell'Achmatova, di "inventarsi un sogno". Le donne sono più visionarie, hanno più immaginazione, vedono più lontano…

Il libro si sviluppa entro due date, il 1787, l'anno della visita di Caterina II ai conti Sheremetev a Kuskovo, e il 1986, l'anno della fine dell'esilio di Sacharov dopo una telefonata di Gorbachev. In mezzo ci sono centonovantanove anni, e un flusso storico popolato da temi che ricompaiono lungo tutto il libro. A cominciare dalla servitù della gleba, l'emancipazione femminile o la scoperta in Occidente della cultura russa.

— Quale delle donne presentate nel tuo libro ti ispira maggiormente e perché?

— Se parliamo di ispirazione forse è il caso di citare Ol'ga Berggol'c, la giornalista radiofonica che, con le sue trasmissioni al microfono di Radio Leningrado, contribuì a tenere in vita Leningrado durante l'assedio tedesco nella Seconda Guerra Mondiale. È una figura nota in Russia, ma quasi completamente sconosciuta al pubblico italiano. Nonostante i suoi bellissimi diari siano stati recentemente editi anche qui.

Durante l'assedio, con niente da mangiare, temperature proibitive, la polizia segreta che denunciava chiunque per collaborazionismo con i tedeschi, la Berggol'c viveva e lavorava con una forza inaudita ai nostri tempi. E viveva dilaniata tra la volontà che Leningrado si salvasse, e l'odio verso l'ideologia che guidava il suo paese. Nel suo diario segreto (e per cui sarebbe stata giustiziata se fosse stato scoperto) scriveva che sostenere lo Stato di Stalin era l'unico modo che aveva per aiutare la sua città a sopravvivere, nonostante la sua famiglia fosse stata sterminata proprio da quel regime. Riusciva a separare le sue personali recriminazioni dall'interesse del Paese.

— Secondo te esiste un femminismo russo e che cosa lo distingue da quello occidentale?

— Non saprei, credo che la femminista russa non abbia paura di ricorrere ad "armi femminili" che una donna occidentale reputa non dignitose. Mi spiego: una femminista russa non teme di indossare una minigonna e può offendersi se il suo uomo non le apre la portiera dell'automobile. Ritiene che queste attenzioni non tolgano niente alla sua identità femminile e alla sua convinzione di essere alla pari dell'uomo. Mentre una femminista occidentale si offende a essere invitata al ristorante…

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
cultura, Storia, donne, Italia, Russia
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