10:38 19 Settembre 2018
La Bayadère di Yuriy Grigorovich

Dopo 11 anni il grande Balletto di Bolshoi torna alla Scala

© Sputnik . Vladimir Vyatkin
Opinioni
URL abbreviato
Marina Tantushyan
150

Si è appena conclusa con grande successo la prestigiosa tournée del Teatro Bolshoi nel capoluogo lombardo (7-13 settembre).

Il corpo di ballo del Bolshoi di Mosca, che mancava dal palco del leggendario Teatro alla Scala di Milano da 11 anni, ha scelto due titoli per questa tournée: "La Bayadère" di Marius Petipa/Yuriy Grigorovich con Svetlana Zakharova nel ruolo di Nikiya e "La bisbetica domata" - il primo balletto creato da Jean-Christophe Maillot per una compagnia che non fosse la sua (Les Ballets de Monte-Carlo) e primo invito ad un coreografo straniero per un balletto a serata intera con gli straordinari artisti del Bolshoi. 

Si tratta di una tournée che rientra nel quadro di un lungo e articolato rapporto di collaborazione e scambi culturali iniziato più di 50 anni fa e che anche fa parte del programma del grandioso festival "Stagioni russe" - progetto-vetrina del meglio della cultura russa, nel quale sono state coinvolte 74 città italiane. 

La Russia si è di nuovo presentata durante la tournée come l'esportatore della danza? E il Bolshoi è riuscito a riconquistare il pubblico milanese? Per parlarne Sputnik Italia si è rivolto a Roberto Giovanardi, direttore generale dell'Ater (Associazione Teatrale Emilia Romagna), il noto impresario che da molti anni organizza in Italia esibizioni di artisti russi.

— Dott. Giovanardi, dopo 11 anni di assenza, il Balletto di Bolshoi è tornato a esibirsi nel capoluogo lombardo. A Suo avviso, a che cosa è dovuta questa lunghissima pausa, tendo presente che le due dei teatri più importanti al mondo lega un'amicizia che dura oramai dal 1964?

— L'assenza del Balletto è però stata compensata dalla presenza del Bolshoi con Coro e Orchestra e con l'Opera (Onegin) nell'ambito del protocollo ScalaBolshoi che è stato firmato dai due sovrintendenti dell'epoca Stéphane Lissner e Anatoly Iksanov e previsto nel protocollo più esteso firmato da Romano Prodi e Vladimir Putin. Sempre in quel protocollo la Scala è andata a Mosca al rinnovato Bolshoi con Coro e Orchestra (Verdi Requiem), con il Balletto (Excelsior e Sogno d'una Notte di Mezza Estate) e con l'Opera (Don Giovanni) negli anni 2011 e 2012. In questi ultimi anni poi le due direzioni sono cambiate. Alla Scala c'è Alexander Pereira e al Bolshoi c'è Vladimir Urin che dopo essersi insediati hanno comunque deciso di continuare la collaborazione che ha avuto come primo frutto la tournee della Scala con l'opera Simon Boccanegra due anni fa e adesso il Balletto del Bolshoi alla Scala. Quindi, di fatto la collaborazione è continuata.

— È ben noto che il Bolshoi ha un repertorio molto ricco e ampio. Perché, secondo Lei, la scelta è ricaduta proprio su "La Bayadère" e "La bisbetica domata"?

— Trovo che i due programmi suggeriti dal Direttore del Balletto del Bolshoi Makhar Vaziev siano molto azzeccati. Va tenuto conto che il Balletto della Scala ha un suo repertorio ben ricco anche di classici (tra cui anche "La Bayadère" nella versione di Natalya Makarova), quindi la scelta del classico accademico era da valutare attentamente e la versione della Bayadère di Grigorovich, mai vista in Italia, è una scelta originale. Altrettanto saggia la decisione di mostrare le potenzialità di questa Compagnia anche in un balletto più "contemporaneo" come la versione di Jean-Christophe Maillot di bisbetica domata con le musiche di Dmitry Shostakovich. Due facce, due diverse immagini di una medaglia molto bella. 

— Corpo di ballo del Bolshoi è un brand mondiale che non ha bisogno di riconoscimenti speciali, però è anche vero che il pubblico della Scala è un pubblico particolare che deve essere riconquistato tutte le volte. Pensa che la compagnia moscovita ha raggiunto questo obiettivo?  

— Io ho assistito a Bayadère ed era tutto esaurito con grande successo di pubblico e ora leggo anche la stampa. Per quello che mi risulta, anche se il titolo shakespeariano non è di grande repertorio, la curiosità per la compagnia e per i grandi solisti che lo hanno danzato ha portato molto pubblico e molta attenzione. 

— Tra il Bolshoi e La Scala ci sono tanti punti di convergenza. Basta citare il nome di Makhar Vaziev - direttore artistico del corpo di ballo del Bolshoi, che spese sette anni alla Scala dirigendone il corpo di ballo. Come valuta il lavoro svolto dal Maestro Vaziev alla Scala?

I 240 anni del teatro Bolshoi
© AP Photo / Alexander Zemlianichenko

— Vaziev è a mio parere uno dei migliori Direttori del ballo al mondo. Lo provano i risultati da lui ottenuti nei 13 anni alla direzione del Balletto del Teatro Mariinski di San Pietroburgo e gli anni alla Scala. Soprattutto a Milano ha saputo dare nuovo lustro alla compagnia, scoprire nuovi talenti, dare spazio a giovani italiani sia come interpreti che come coreografi. Lui e la moglie Olga Cencikova (grande étoile del Mariinski e oggi ottima pedagoga e maître) hanno fatto un lavoro capillare proprio incentrato sul lancio dei giovani e portato ai risultati altissimi la compagnia, oggi in tournée in Cina e da qualche anno presente su molti palcoscenici internazionali. 

— Inoltre, negli 11 anni che mancava il Bolshoi dalla Scala, sono avvenuti due eventi importanti: Svetlana Zakharova - la prima ballerina del Bolshoi è diventata l'étoile del Balletto del Teatro alla Scala e Jacopo Tissi, che ha iniziato lo studio della danza classica alla Scala, è stato il primo italiano nella storia entrato nella compagnia del Bolshoi. Questi ultimi sviluppi, indicano che la cultura nonostante tutto unisce l'Italia e la Russia sempre di più?

— La Danza è un linguaggio internazionale e molti sono i legami tra Russia e Italia in questa materia. Già a partire dal '700 e poi nell'800 le grandi ballerine classiche italiane, i grandi maestri italiani hanno caratterizzato la grande epoca del connubio Petipa-Ciajkovsky e non solo. A questo proposito nell'ambito del Forum delle Culture che si terrà a San Pietroburgo a novembre dove l'ospite d'onore quest'anno è l'Italia, ci sarà un importante convegno con grandi relatori proprio incentrato sui rapporti tra i nostri due Paesi nell'ambito della danza dai secoli scorsi a oggi. Questo rapporto anche per i solisti tra Bolshoi e Scala è l'ennesima riprova di quanto possa essere importante il dialogo e la collaborazione in materia di arte.

— Il 2018 in Italia è stato un anno interamente dedicato alla Russia. Il Belpaese ha ospitato la nuova edizione delle "Stagioni russe", il festival globale della cultura russa. Come valuterebbe i risultati intermediari del Festival? A Suo avviso, gli organizzatori sono riusciti ad avvicinare il pubblico italiano alla cultura russa?

— Evviva le Stagioni russe in Italia 2018! Soprattutto in questi ultimi sei mesi c'era un continuo fiorire di concerti, di spettacoli, di iniziative di ogni genere in tante città italiane. Con la nostra Associazione (ATER) che da oltre 45 anni promuove lo scambio culturale in materia di spettacolo dal vivo abbiamo seguito e ancora seguiremo diverse iniziative: Moiseyev Ballet, Yakobson Ballet, Teatro delle Marionette di Obraszov, Zakharova-Repin, Teatro Mariinski diretto da Valery Gergiev, Teatro Musicale dei Giovani Attori, ecc. ed è solo un piccolo esempio delle tante belle opportunità che il festival offre al pubblico italiano di assistere a spettacoli di Danza, di Prosa, di Musica a condizioni agevolate. Un sentito ringraziamento alle autorità che hanno reso possibile questo grande impegno e un plauso per gli artisti che hanno dato e ancora ci daranno fino alla fine dell'anno 2018 tanta bella prova della loro maestria.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
ballo, balletto, danza, teatro, cultura, Intervista, relazioni Italia-Russia, Stagioni Russe, Teatro Bolshoi, Milano, Italia, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik