03:19 22 Settembre 2018
Latte versato - figura metaforica

Inutile piangere sul neoliberismo versato

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Alessio Trovato
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La critica al neoliberismo andava fatta prima. Adesso cosa vuoi più stare a piangere sul latte versato, anzi, sul neoliberismo versato. Io poi sono uno di quelli che c’era cascato in pieno. Ammetto. Ma a me, come agli altri poveri milioni di ingenui italiani, l’avevano raccontata in quel certo modo che sembrava proprio un affare...

…ti dicevano che lo Stato è corrotto, incapace, indolente e privatizzando avremmo invece messo in moto la parte attiva, abile e capace del Paese, che tutto sarebbe andato meglio, con meno sprechi, maggiore efficienza, migliore rapporto qualità/prezzo e, ovviamente, avremmo risanato il debito. E ce la siamo bevuta. Adesso scopriamo che i contratti di privatizzazione erano pure secretati, il chè, già di per sè per noi era un segreto. Cioè molti contratti non solo erano segreti ma era persino un segreto che fossero segreti. Leggendo poi tra le righe di questi contratti che vendevano il patrimonio di famiglia — proprietà nostre, di noi cittadini — scopriamo anche il perchè li avevano appunto secretati. Non parliamo neanche del treno Italo o di Alitalia, acqua passata ci siamo già distratti, prendiamo la convenzione con autostrade, tema più attuale, anche se, pure va detto, se non ci fosse stata la disgrazia di Genova di quello neppure ce ne saremmo accorti. In pratica lo Stato ha costruito le autostrade poi le ha date in gestione al privato che però gli ha pagato la concessione con capitali presi a sua volta a prestito in parte dello Stato stesso e che ha subito ammortizzato. Il contratto vai a vedere stabilisce una rendita garantita del capitale investito quasi del 7% netto, ripeto GARANTITA, quindi parliamo di imprenditori senza rischio impresa. In caso di inadempimento degli obblighi poi, lo Stato può comminare una multa, sì, ma massimo di 150 milioni mentre per recedere deve invece egli pagare al concessionario i profitti mancati per i successivi vent'anni!!

Ecco, è stato lì l'equivoco, noi poveri fessi pensavamo che, trattandosi di patrimonio pubblico, quindi nostro, di tutti, lo avrebbero venduto e ne avrebbero avuto cura come avremmo fatto noi per i nostri figli quando vendiamo un patrimonio di famiglia. E invece ci siamo ritrovati con delle privatizzazioni fatte neppure all'italiana ma peggio, fatte alla russa anni '90.

Elsyn alla XXVIII assemblea del Partito Comunista dell'URSS (luglio 1990)
© Sputnik . Dmitry Donskoy
Elsyn alla XXVIII assemblea del Partito Comunista dell'URSS (luglio 1990)
E sì perchè privatizzazioni fatte così ricordano proprio lo sfascio anni '90 in Russia. Quella Russia dal cuore molliccio e smidollata che svendeva tutto e, allora sì, piaceva tanto all'occidente. La Russia della quale potevi approfittare e che era allo sbando. Me la ricordo, me la ricordo. Sembrano passati secoli e invece sono ‘solo' vent'anni. Qualcuno mi ha fatto notare che proprio dalla Russia si potrebbe prendere esempio per risollevarsi. Infatti, come la Russia aveva perso fiducia, prospettive e ricchezza privatizzando selvaggiamente il patrimonio pubblico, così aveva ritrovato forza proprio riportando man mano quel patrimonio sotto il proprio controllo. Con le buone, qualche volte anche con le meno buone, il Governo è riuscito, se non a rinazionalizzare, per lo meno a riprendersi grosse quantità di azioni delle aziende strategiche ed imporre forme di controllo più stringenti agli altri azionisti privati. In questo modo buona parte del patrimonio di risorse naturali della Federazione è tornato sotto controllo, più o meno diretto, dello Stato. E' grazie a queste disponibilità che oggi, crisi, sanzioni, svalutazione o meno, la Russia è comunque in grado di investire nel ponte di Crimea, nel North Stream, nei progetti in Siberia, nel riammodernamento delle forze armate, nel miglioramento dei servizi e infrastrutture. Certo, molto ancora hanno da fare, molti problemi ancora tutti da affrontare, per carità, ma i progressi rispetto a quella Russia molliccia e rassegnata che veniva fuori dall'iperliberismo anni '90 è evidente. Quindi forse anche noi potremmo copiare quella strada. Sì, buona idea, però. Anzi due. Sono due i però.

Vicepresidente USA Mike Pence con presidente del Consiglio d'Europa Donald Tusk
© REUTERS / Francois Lenoir
Vicepresidente USA Mike Pence con presidente del Consiglio d'Europa Donald Tusk
Il primo però è che per rinazionalizzare devi avere prima di tutto una nazione. Se no a chi rinazionalizzi? E già lì c'è un problema serio perchè noi una nazione ce l'abbiamo sì, anche molto bella, ma possiede una sovranità limitata. Molto limitata. Noi siamo quelli che fanno le sanzioni a Russia, Siria e chiunque altro quando Washington lo chiede, che partecipano alle missioni ovunque quando il quartier generale della NATO lo chiede, che devono misurare la lunghezza delle vongole quando Bruxelles lo chiede, poi siamo quelli che quando proviamo noi a richiedere qualcosa, tipo aiuto con l'immigrazione, ci dicono che c'è l'accordo di Dublino e la convenzione di Amburgo quindi attaccatevi, ciao, grazie dell'alleanza. Qualcuno ci ha messo in testa che per far parte di una alleanza, coalizione, sistema di cooperazione, si debba per forza perdere sovranità nazionale. E anche quella ci siamo bevuti. Non è vero. Non funziona così. Può aver senso perdere sovranità nazionale quando la sostituisci con una sovranità sovranazionale che funziona meglio, se perdi sovranità nazionale per sostituirla con quella roba lì che abbiamo adesso e insistono a chiamare Europa (non lo è, l'Europa vera è un'altra cosa) ecco che sei semplicemente un Paese debole, che non può prendere decisioni serie, hai le mani legate. E quindi anche riprendere il controllo in quelle condizioni lì non è facile come sembra e come invece, bene o male, è stato possibile fare in Russia.

Il secondo però è che, a differenza della Russia, da noi c'è minore possibilità di imporre disciplina. Non dico che da noi ci sia meno disciplina in sè, meno mentalità sociale, orgoglio, sentimento nazionale. No, perchè io la Russia di fine anni '90 me la ricordo bene — non c'era niente di tutto questo che vediamo oggi neppure lì, quei sentimenti sono venuti dopo, con l'entusiasmo per i successi ottenuti ed i miglioramenti visti. No, quello che i russi avevano in più rispetto a noi e che li ha aiutati ad uscire dalla palude di quegli anni è un'altra cosa — la pazienza, la capacità di soffrire, la capacità di accettare una disciplina imposta. Tu non puoi mettere nelle mani dello Stato un enorme patrimonio pubblico in un periodo di crisi sapendo che sarai tempestato da scioperi, contestazioni, finirà tutto in corruzione, pizzini, pizzetti e gente che andrà a timbrare il cartellino in mutande alla prima occasione utile. Il Italia manca proprio non tanto la disciplina mentale, manca la possibilità di disciplinare. Noi siamo il Paese della fantasia, libertà, creatività, noi siamo quelli capaci di imporre a sè stessi obiettivi e disciplina, ma non siamo quelli capaci di accettare una disciplina imposta dall'alto. E tuttavia un sistema statale robusto, con tanto di vera e propria economia di Stato, di quello ha bisogno — disciplina imposta, regole anche non condivise ma rispettate. Quindi occhio. Inutile piangere sul neoliberismo versato ma inutile anche pensare di risolverla tanto facile con il colpo di genio adesso. Eravamo tutti buoni a dire privatizziamo prima, siamo tutti buoni a dire nazionalizziamo adesso, ma il problema forse non è quello. Un'autostrada è un'autostrada, ci passa sopra la gente, che la gestisca lo Stato o il privato, di fatto sempre pubblica è. Gestita va con mentalità e disciplina pubblica anche quando è privata, mettendo al primo posto sicurezza e manutenzione, il portafoglio va dopo. Ripartiamo almeno da questo. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Politica, Economia, Italia
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