04:59 23 Settembre 2018
Premier dell'Italia Giuseppe Conte a Bruxelles

Primi 100 giorni, governo Conte promosso dagli italiani

© AFP 2018 / Aris Oikonomou
Opinioni
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Tatiana Santi
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Ha raggiunto da poco i suoi primi 100 giorni, è tempo di bilanci per il governo Conte, criticato ancor prima della sua formazione da quasi tutto il panorama mediatico italiano. Le promesse principali non si sono ancora trasformate in fatti, ma i primi risultati, stando ai sondaggi, sono apprezzati dagli italiani: governo promosso.

La flat tax, il reddito di cittadinanza né la riforma delle pensioni hanno ancora preso vita, ma i provvedimenti e le posizioni del governo giallo-verde piacciono agli italiani, a dirlo sono i numeri rilevati dai sondaggi. Se si andasse a votare oggi gli elettori rifarebbero la propria scelta, i primi partiti rimangono Lega e 5 stelle, a volare secondo le statistiche è soprattutto il partito di Matteo Salvini.

Perché il governo, nonostante una stampa avversa, guadagna tanti consensi? Si tratta di un'alleanza duratura? Per tirare le somme dei primi 100 giorni del governo Conte, Sputnik Italia ha raggiunto Daniele Scalea, presidente del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli.

— Sono passati più di cento giorni dall'insediamento del nuovo governo. Daniele Scalea, quali sono stati i risultati maggiori?

Daniele Scalea
© Foto : fornita da Daniele Scalea
Daniele Scalea

— Il risultato più eclatante è stato quello relativo agli imbarchi e all'immigrazione. È stato il cavallo di battaglia elettorale della Lega, ed è stato in generale un tema molto sentito dall'opinione pubblica nel corso degli ultimi anni e credo ancora adesso. I risultati numerici sono evidenti, è vero come spesso viene fatto notare che sotto il ministero di Minniti erano già avvenuti dei casi significativi, ma Salvini ha proseguito lungo quella linea rafforzandola notevolmente. Tutto ciò è stato ben accolto dalla gran parte dell'opinione pubblica e sicuramente ha un grosso peso sul bilancio di popolarità che viene registrato nei sondaggi riguardanti il governo.

— Prima parlava dei cavalli di battaglia, diciamo che i principali per i due partiti, ovvero la flat tax per la Lega ed il reddito di cittadinanza per i 5 stelle, sono rimasti per ora sulla carta. Quali sono le aspettative maggiori, cosa non è ancora stato fatto?

— Sicuramente i due appena citati. Come sappiamo questo governo è nato alla luce di una contrattazione molto lunga e sofferta che ha richiesto tempo ed è stata in bilico fino all'ultimo con il rischio di dover tornare subito al voto. Per quanto riguarda le due forze hanno sicuramente un punto in comune: quello di essere entrambe lontane dall'establishment abituale e quindi rappresentano il cambiamento.

Sul piano dei progetti e dei programmi erano forze molto distanti. Questo va a pesare sulle proposte più dispendiose e che richiedono quindi di effettuare una scelta su dove destinare le risorse. Il reddito di cittadinanza, la flat tax, ma anche la riforma delle pensioni sono dei progetti molto ambiziosi che non si poteva pretendere venissero realizzati nei primi cento giorni, non si può pensare nemmeno che vengano realizzati a stretto giro. Vediamo quindi adesso cosa decideranno, se implementarli uno alla volta o se procedere progressivamente seguendoli tutti e tre in parallelo.

Premier dell'Italia Giuseppe Conte al vertice Ue a Bruxelles
© AP Photo / Olivier Matthys

Del resto, quando si parla di promesse elettorali bisogna ricordare che erano state fatte sulla base di alleanze di interessi. Nel momento in cui i risultati elettorali sono stati inconcludenti, si è dovuto scendere a patti, è assolutamente naturale che le forze politiche debbano rivedere le promesse iniziali.

— Se vediamo i sondaggi possiamo notare come il consenso per Salvini cresca in modo particolarmente rapido rispetto ai 5 stelle. Perché secondo lei, crede che comunichi meglio?

— Innanzitutto Salvini dice cose popolari, è quindi in linea con gli umori che ci sono nella società. Lo slogan elettorale della Lega fino adesso è stato "La rivoluzione del buon senso", il partito porta avanti idee che appaiono semplicemente come proposte di buon senso: "prima gli italiani", "il controllo rigido dell'immigrazione", "più sicurezza", "abbassamento delle tasse". Tutto questo è un grande vantaggio, quando infatti si dicono cose popolari è più facile diventare popolari.

Il secondo punto da evidenziare è che Salvini prima delle elezioni veniva indicato da molti suoi detrattori come il demagogo parolaio che però non sarebbe stato in grado di fare le cose. Dopo il 4 marzo ha dato un'impressione totalmente differente: ha innanzitutto mostrato un forte senso di responsabilità nella fase di formazione del governo, tra tutti i politici e i veti incrociati ha dimostrato più di tutti di volersi impegnare a dare un governo al Paese. Tutto ciò Salvini l'ha fatto nonostante stesse già crescendo significativamente nei sondaggi, lui più di chiunque altro avrebbe potuto dire all'epoca di tornare alle elezioni ed avere più parlamentari.

I 5 stelle invece hanno affermato che per loro fare un governo con il PD o con la Lega era uguale, messaggio non molto accettato dal proprio elettorato, mentre invece Salvini è stato più coerente.

— Non si tratta quindi di mera comunicazione?

— Come Ministro degli Interni Salvini è riuscito a realizzare quello che aveva promesso: la riduzione degli sbarchi ed i numeri sono chiari, ci sta riuscendo. Questi cento giorni hanno cambiato la prospettiva e quindi c'è la nettissima ascesa nei consensi per Matteo Salvini in particolare ed in generale per la Lega. Ridurre la popolarità di Salvini, come fanno alcuni giornali, alla sua sola capacità comunicativa, o al fare propaganda, come dicono le opposizioni, è totalmente sbagliato. In questi ultimi mesi ha dato delle prove tangibili della sua abilità di politico e di uomo di Stato.

— Nel famoso contratto di governo c'è scritto anche di Russia e di sanzioni. Al primo consiglio dove era possibile trasformare le parole in fatti, sappiamo che Conte ha prolungato insieme agli altri Paesi europei le sanzioni. Secondo lei ci saranno delle svolte in questo senso, oppure il governo nonostante le posizioni sulla Russia non riuscirà a promuovere la linea contro le sanzioni?

— Io credo che il governo insisterà a livello diplomatico e che si arrivi alla rimozione delle sanzioni. Ha difficoltà a procedere unilateralmente in questo senso perché in primo luogo è un governo a due facce: esso è tendenzialmente favorevole ad un miglioramento dei rapporti con la Russia, ma la Lega lo è molto di più rispetto ai 5 stelle.

Ci sono delle istituzioni che hanno un forte peso in Italia e che sono ostili a degli strappi in politica estera. Queste istituzioni mantengono un controllo sulla politica estera e non renderanno facile prendere decisioni di questo tipo. Bisogna inoltre ricordare che l'Italia sta giocando delle delicate partite diplomatiche sia in Europa, dove bisogna mantenere un equilibrio di rapporti con diversi Paesi e con gli schieramenti politici transnazionali, sia con gli Stati Uniti.

— Cioè?

— Gli Stati Uniti, nonostante l'avvento di Trump alla presidenza, sono ancora assolutamente ostili alla rimozione totale delle sanzioni alla Russia. L'Italia ha bisogno di buoni rapporti diplomatici con gli Stati Uniti al fine di bilanciare i rapporti in rapido deterioramento con la Francia, ed in una certa misura con la Germania. Non bisogna inoltre dimenticare l'importanza dello spread e quindi l'importanza di avere una potenza economico — finanziaria al proprio fianco, che può giocare a favore qualora debbano arrivare momenti difficili sui mercati finanziari.

Credo quindi che tutte questi fattori messi insieme facciano sì che il governo italiano non propenda per un'azione unilaterale di forza per bloccare le sanzioni alla Russia. Possiamo comunque aspettarci una politica di agevolazione dei miglioramenti diplomatici con Mosca a tutto campo quindi rispetto all'Europa e rispetto al teatro Mediterraneo che proseguirà senz'altro.

— Nonostante ciò che dice la stampa mainstream, è un governo che piace agli italiani. Secondo lei durerà questo matrimonio?

— Quest'alleanza è stata fatta per durare e per riuscire a fare delle riforme importanti a vantaggio del Paese, ma anche a vantaggio dei partiti che compongono la maggioranza proprio perché si aspettano con le azioni che compiono di acquisire ulteriori consensi. È chiaro però che ci sono delle differenze di fondo. Più si va avanti e ci si sposta sul lungo periodo e più queste differenze potrebbero venire a galla. Per adesso Salvini e Di Maio hanno dimostrato di avere una forte intesa personale e di essere quindi in grado di mediare costantemente su tutte quelle che sono state le questioni politiche emerse fino ad oggi.

Bisogna vedere se quest'equilibrio durerà soprattutto nei 5 stelle dove c'è una frangia, capeggiata dal Presidente della Camera Fico, ostile a questa alleanza. Ci sono poi altri poteri che potrebbero cercare di inserire un cuneo fra le due forze politiche, penso in questo caso a certe azioni della magistratura, che sono un po' controverse e dubbie. Giocando sul fatto che i 5 stelle hanno un'altissima considerazione della magistratura in quanto tale, nel momento in cui la magistratura va contro la Lega in maniera, ripeto, controversa, questo crea delle tensioni. Laddove questo trend dovesse proseguire o peggiorare con più attacchi verso Salvini e la Lega ciò potrebbe effettivamente creare dei problemi al governo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
politica, governo, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Italia
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