09:48 22 Settembre 2018
Combattimenti in Libia

L’importanza della partita libica per l’Italia e le sue imprese

© REUTERS / Ismail Zitouny
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Tatiana Santi
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La tregua raggiunta dalle milizie libiche per il momento sembra reggere, ma la tensione nel Paese rimane alta. A novembre Roma ospiterà la conferenza sulla Libia, nel frattempo la Francia avanza sempre più in una partita fondamentale per l’Italia e le sue imprese.

Lo scacchiere libico non riguarda soltanto la questione migratoria, si tratta infatti di un Paese strategico per l'Italia da un punto di vista energetico e commerciale. Nelle ultime ore sono riemersi gli storici attriti fra l'Italia e la Francia, Paese che in netto contrasto con gli interessi nazionali italiani si fa sempre più spazio nella regione.

Quali carte può giocare l'Italia e qual è la soluzione per l'uscita dalla crisi libica? In che stato versano le imprese italiane nel Paese? Sputnik Italia ne ha parlato con Gian Franco Damiano, presidente della Camera di Commercio Italo-Libica.

— È stato raggiunto l'accordo dall'ONU per il cessate il fuoco a Tripoli. Il governo italiano ospiterà la conferenza sulla Libia a novembre. Gian Franco Damiano, secondo lei il cessate il fuoco reggerà?

— Tutti quanti speriamo che regga quest'accordo, anche se si tratta di gruppi non basati su schieramenti politici o ideologici. Le motivazioni della crisi in Libia sono di ordine economico e di gruppi ben definiti.

— Sulla Libia il rapporto fra la Francia e l'Italia è molto complesso, gli obiettivi dei due Paesi spesso si contrappongono. L'Italia secondo lei si batte abbastanza per i propri interessi nazionali?

Gian Franco Damiano, presidente della Camera di Commercio Italo-Libica
© Foto : fornita da Gian Franco Damiano
Gian Franco Damiano, presidente della Camera di Commercio Italo-Libica

— Da una parte probabilmente l'Italia avrebbe dovuto muoversi a livello europeo, quindi spingere su Bruxelles per dare una risposta unitaria. Di fronte alla scelta dei francesi di saltare fuori dal disegno europeo, è comunque evidente che noi non siamo riusciti in questi anni a condurre una politica estera all'altezza della situazione. Mancano gli Andreotti, i Craxi…E'inutile negarlo: la Francia occupa sempre più spazio, perché abbiamo lasciato libero in parte questo territorio. Gli effetti si vedono.

— Quanto è strategica la Libia per l'Italia?

— A parte il tema dell'immigrazione, il contesto energetico le aziende che vi lavorano, per noi la Libia potrebbe essere un ottimo hub per i mercati del nord e del sud del Mediterraneo. Un hub sul quale potremmo contare parecchio, abbiamo delle ottime basi, dobbiamo ragionare però anche in termini di mercato economico. A sud della Libia abbiamo un potenziale di mercato con 250 milioni di abitanti. Dovremmo ragionare quindi non soltanto sulla Libia tout court, ma come un'interfaccia preferenziale per lo sviluppo delle politiche commerciali italiane in Africa.

— Quest'instabilità nel Paese come ha influenzato e influisce sulle aziende italiane che operano in Libia? Che periodo stanno passando?

— Stiamo passando un pessimo periodo iniziato nel 2011, perché le nostre imprese che lavoravano già da tempo consolidate si sono trovate poi in una situazione molto critica, basti pensare che ora abbiamo un credito da parte delle aziende libiche di circa 600 milioni di euro. Il governo italiano dovrebbe trovare un metodo di sostentamento per queste imprese, non riusciamo ad avere un'interfaccia stabile con i libici, ma il mercato libico per noi è importantissimo.

— Secondo lei qual è la strada per uscire dalla crisi libica?

— Vista la grave situazione in Libia, non politica, ma mossa da interessi di gruppi, sarebbe opportuno che ci fosse una risposta univoca da parte europea, che si abbassassero i toni con la Francia. Bisognerebbe dialogare anche con le parti in armi. È un dialogo difficile, ma necessario.

Un aspetto importante per la stabilità della Libia è il lavoro, è chiaro che per poter ritirare il kalashnikov ai ragazzi bisogna offrir loro una opportunità e quindi creare lavoro. Bisogna dare la possibilità di crescere alle piccole e media imprese. Il nostro tessuto produttivo è fatto di pmi che facilmente possono avere corrispondenti in Libia. Deve essere una risposta in termini economici, i fattori militari e legati alla sicurezza sono importanti, ma non strategici se non si risolve il problema del lavoro.

— Qua è l'importanza del ruolo di Mosca nei tavoli delle negoziazioni per la stabilità libica?

— Sullo scacchiere mediterraneo la presenza americana si è molto allentata. La scelta di Trump di dire al premier Conte che la cabina di regia sulla Libia spetta all'Italia dimostra tutto il "disinteresse" dell'amministrazione americana sul Mediterraneo. La presenza russa è ovviamente un elemento di stabilità, andrebbe inquadrato in un equilibrio che parte dall'Algeria e arriva fino alla Siria. Un tavolo allargato potrebbe allentare certe tensioni. Mamma Russia e mamma Stati Uniti dovrebbero essere un po'più collaborative per trovare soluzioni in grado di stabilizzare il Paese. Senza Russia e senza Stati Uniti non si va da nessuna parte.

— Servirebbe quindi un tavolo più allargato a tutte le parti coinvolte?

— Sicuramente sul Mediterraneo a giocare molto la propria partita è la Russia. A livello economico c'è anche la Cina, ma è un interlocutore ancora distante dalle soluzioni politiche. La leadership dei cinesi non va comunque sottovalutata. Credo che la Russia sulla Libia possa decidere tanto.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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cessate il fuoco, crisi, Libia, Italia, Francia
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