01:45 12 Dicembre 2018
Un povero chiede l'elemosina a Venezia (foto d'archivio)

Italiani sempre più poveri dopo i governi filo-UE

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Marco Fontana
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Non è che prima del 2010 gli italiani stessero benissimo: quel che è certo, comunque, è che dal 2011 in avanti la povertà e l'esclusione sociale sono aumentate nel nostro Paese in quantità nettamente maggiore rispetto al resto dell'Europa.

A certificarlo non è un blog di complottisti grillini o falsi sovranisti leghisti, ma uno dei più autorevoli istituti di ricerca a livello continentale, l'Eurostat. Secondo uno studio effettuato da quest'ultimo, che misura il raggiungimento degli Obiettivi di sostenibilità dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, nei campi della povertà, del mondo del lavoro, delle disuguaglianze sociali e della salute della popolazione l'Italia esce con le ossa rotte. 

povertà
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Il rischio di povertà ed emarginazione è largamente maggiore rispetto alla media europea (30% contro 23,5%). Otto anni fa era a rischio povertà un italiano su 4, mentre oggi lo è uno su 3. Evidentemente, cresce anche la percentuale di popolazione che vive in condizioni di grave deprivazione materiale: il 12,1% nel Belpaese (si fa per dire) contro il 7% della media UE. Per esempio, nel 2010 era il 7,4% degli italiani a vivere in queste condizioni. I dati sono sconfortanti: il 16% dei cittadini non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, ed è una percentuale in aumento, quando nel resto d'Europa si è riusciti a ridurre questo numero. D'altra parte, nel 2010 la fetta di popolazione non abbiente deteneva il 20% del reddito complessivo, mentre pochi anni dopo questa è scesa al 19%, dimostrando l'inefficacia delle politiche attivate dai governi che si sono succeduti. Non sarà quindi un caso che in Italia si riscontra una percentuale di popolazione che ha rinunciato alle cure per ragioni economiche pari al doppio rispetto al resto d'Europa: il 5,5%, in crescita dal 2010 a oggi.

Continua poi ad aumentare anche la percentuale dei neet, cioè delle persone che non studiano né lavorano. La più alta in Europa, nonostante il governo Letta avesse ottenuto e investito una vera fortuna con la Garanzia Giovani. E il numero dei laureati è da Terzo Mondo: si laurea solo il 26%, contro il 39% della media comunitaria. È un dato scoraggiante, perché in una società che punta con forza alla rivoluzione industriale 4.0 — tanto da varare anche un programma di successo da parte del ministro Calenda durante il governo Gentiloni — proprio sulla partita della formazione del capitale umano si gioca il futuro di intere generazioni di giovani, i quali se non istruiti adeguatamente e dotati di alte specializzazioni andranno a ingrossare le file dei nuovi poveri.

Considerando questi dati, c'è da domandarsi come possa la stampa mainstream continuare a etichettare sbrigativamente come ignoranti tutti quei cittadini che hanno scelto di affidare la guida del Paese ad altre forze politiche, optando per partiti diversi da quelli che hanno occupato i posti di comando negli ultimi dieci anni. Si fa un gran parlare di fake news, ma sarebbe opportuno analizzare anche gli articoli nei quali i giornali a tiratura nazionale insultano coloro che dissentono dalla narrazione ufficiale della politica, dalla visione "comunemente accettata" di come stiano le cose in Italia e nel mondo. Nell'anno del Signore 2018, infatti, per il pensiero "democratico" non c'è spazio per il dissenso: chiunque non si allinea è un barbaro da screditare e abbattere. Eppure, quelli appena descritti sono i risultati degli illuminati governi che si sono succeduti dal 2011 ad oggi, quegli esecutivi costruiti a immagine e somiglianza dei vertici della Troika. I governi che avrebbero dovuto condurre l'Italia fuori dal guado, quelli di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, pare invece abbiano impantanato ancora di più la fragile vettura chiamata Italia. Ed è bene ripetere che a certificare il fallimento è un istituto europeo, non un hacker del Cremlino o un sito di estremisti antieuropei. 

Esemplificativa di come gli italiani siano stati fatti cornuti e mazziati è la cronaca recente: un disoccupato di 53 anni ha ricevuto dall'Inps un "bonus povertà" pari a 1 euro e 22 centesimi. Ora, di fronte a una beffa del genere, i cittadini di fede democratico-europeista si chiederanno se dietro agli italiani arrabbiati si cela sempre un complotto social o se invece molte decisioni politiche spacciate per buone si sono rivelate tragicamente sbagliate? Il problema è che molti non vogliono comprendere che con la scusa della crisi economica internazionale e della speculazione finanziaria a suon di spread, migliaia di italiani si sono impoveriti per ingrassare le tasche di altri soggetti sia italiani che internazionali. D'altronde, se i ricchi sono divenuti sempre più ricchi, da qualche parte i soldi li avranno pure presi! Non ci resta che augurarci che il risultato di questi 10 anni di cura-Troika mascherata da governo democratico non finisca per mettere gli italiani gli uni contro gli altri, scatenando una guerra tra poveri di oggi e poveri di domani. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Giovani, disoccupazione, Lavoro, povertà, società, sociale, Economia, Italia
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