17:13 10 Dicembre 2018
Ilva di Taranto

Ilva, ecco cosa chiedono i lavoratori

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Tatiana Santi
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Sono ore decisive per l’Ilva di Taranto, mancano due settimane alla scadenza dell’amministrazione straordinaria, ma la situazione attorno all’acciaieria più grande d’Europa è tuttora irrisolta. Attendendo che il governo faccia chiarezza sul futuro dell’Ilva, ecco che cosa chiedono i lavoratori.

I sindacati chiedono al governo una convocazione urgente per conoscere le sorti dell'Ilva di Taranto, le prospettive industriali e occupazionali dei suoi 14 mila lavoratori. Mentre il 15 settembre si avvicina sempre più, giorno in cui la cassa si svuoterà e i lavoratori non percepiranno più stipendio, tuttora non è chiaro se l'atto di vendita sia legittimo o meno.

I sindacati e i lavoratori esigono chiarezza e valutano iniziative di mobilitazione. Quale sarà il futuro dell'Ilva e dei posti lavoro? Per fare il punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto Rocco Palombella, segretario generale della Uilm (Unione Italiana Lavoratori Metalmeccanici).

Rocco Palombella
© Foto : Fornita da Rocco Palombella
Rocco Palombella

— Rocco Palombella, qual è la situazione al giorno d'oggi?

— Siamo in attesa di una convocazione da parte del Ministro dello Sviluppo economico Di Maio. Nei giorni scorsi abbiamo formulato una lettera con una richiesta di incontro, inoltre abbiamo scritto che non inizieremo nessun incontro formale se a monte non ci sarà un chiarimento da parte del Ministro sulla validità dell'atto di vendita.

Sappiamo che in queste ore ci sono state una serie di audizioni a livello del Ministero dell'Ambiente, con Mittal e altre associazioni. Ci risulta che entro oggi il Ministero dell'Ambiente dovrebbe dare un suo parere, un parere a nostro avviso né vincolante né prescrittivo. Il Ministero dell'Ambiente infatti è già stato coinvolto l'anno scorso: era partito prima con la redazione di un piano ambientale, poi Mittal ha elaborato sulla base del piano ambientale il piano industriale e l'antitrust. Adesso il Ministro Di Maio ha voluto ulteriormente avere dei pareri da parte del Ministro dell'Ambiente.

Noi siamo in attesa della convocazione e soprattutto di una posizione del Ministero, il Ministro deve chiarire se l'atto di vendita è legale o meno. Se sono state violate le leggi noi non inizieremo mai una trattativa con un acquirente assegnato senza rispettare i crismi della legalità. Speriamo che nella giornata di oggi e nei prossimi incontri il Ministro chiarisca la situazione.

— Sono ore decisive comunque per i lavoratori dell'Ilva?

— Già questa mattina nel più grande stabilimento Ilva d'Italia si riuniscono di nuovo le nostre rappresentanze per poter valutare iniziative di mobilitazione. Ovviamente i giorni che restano per poter avviare un confronto sono pochi. Il 15 settembre scade il termine entro il quale il nuovo acquirente può prendere possesso degli impianti. Quindi senza un accordo sindacale diventa complicato gestire l'ingresso di questo nuovo partner industriale negli stabilimenti. La cassa è ormai vuota, non si pagano le aziende di appalto, i fornitori, non si stanno realizzando gli interventi di ambientalizzazione e quelli tecnologici. Da settembre non ci saranno neanche gli stipendi.

La situazione è molto delicata e può cambiare nelle prossime ore. Spero si riesca ad avviare un confronto, che sarà un incontro in salita, perché continuano a rimanere i nodi nel tema occupazionale.

— Quali sono le maggiori preoccupazioni da parte dei lavoratori?

— Mettendo da parte le questioni dell'ambiente, perché riteniamo che con i recenti interventi la situazione ambientale dovrebbe risultare accettabile. C'è il problema che riguarda da più vicino i sindacati, quindi i lavoratori.

Il piano Mittal prevedeva un organico di riferimento di 8500 lavoratori su una forza complessiva di 14 200, quindi più del 40%. L'intervento del Ministro dello Sviluppo Economico portò il numero degli assunti a 10 mila. Ci sono sempre 4 200 lavoratori in più. Abbiamo sempre detto che non vogliamo lavoratori di serie A e di serie B, vogliamo che tutti i 14 mila lavoratori abbiano la possibilità di avere un posto di lavoro, una garanzia occupazionale.

Non lo diciamo perché si tratta solo di un problema sociale. Il piano Mittal prevede rispetto agli attuali livelli un raddoppio della produzione, com'è possibile che si riduca così drasticamente la forza lavoro? Adesso si producono 5 milioni di tonnellate di acciaio a Taranto con circa 11 mila lavoratori, gli altri sono in cassa integrazione. Com'è possibile che con 9 milioni e mezzo di acciaio si riducono a 10 mila i lavoratori attivi?

Rocco Palombella
© Foto : Fornita da Rocco Palombella
Rocco Palombella

— Che cosa chiedete?

— Vogliamo che ci sia un negoziato vero dove alla fine del piano industriale per tutti i lavoratori ci sia la possibilità di avere un posto di lavoro. Ci sono tutte le condizioni per farlo. Ci aspettiamo un sacrificio iniziale fatto di cassa integrazione, attività di bonifiche, ma alla fine del percorso del piano industriale non ci devono essere lavoratori senza occupazione. Mittal deve assumere la responsabilità, l'onere e l'onore di gestire gli stabilimenti. Alla fine non ci devono essere lavoratori in mezzo alla strada o licenziati.

Il piano del Ministro precedente non ci soddisfaceva perché non riusciva a risolvere questi problemi. Ora ci auguriamo che invece con un ritardo negoziale, con il nuovo governo Mittal si faccia carico di tutti i lavoratori. Riassumendo i punti principali sono: un organico di partenza, una gestione transitoria durante lo svolgimento del piano, una garanzia per tutti i lavoratori che decideranno di continuare a rimanere nel circuito dell'Ilva.

— Per quanto riguarda l'aspetto ambientale, qual è la situazione ottimale per i lavoratori? Quali interventi andrebbero attuati?

— Siamo convinti che ci sono le risorse necessarie. Il miliardo proveniente dai sequestri fatti ai Riva deve essere utilizzato per bonificare gli impianti, c'è inoltre un miliardo e due che Mittal ha inserito all'interno del contratto di compra vendita dell'Ilva. Gli interventi immediati sono la messa in sicurezza dei parchi primari dell'Ilva, è già iniziata la copertura dei parchi. Ci aspettiamo degli interventi sulle cokerie, sugli altoforni e sulle acciaierie, le aree più inquinanti dello stabilimento. Speriamo che il piano predisposto da Arcelor Mittal venga anticipato da un punto di vista dei tempi, non entro il primo semestre del 2023, ci auguriamo si attui l'anticipazione degli interventi di 6-8 mesi.

Speriamo inoltre ci sia maggiore attenzione per quanto riguarda la prevenzione dei lavoratori, cioè un monitoraggio, una schedatura in senso positivo dei lavoratori per verificate lo stato di salute per effettuare eventuali allontanamenti dei lavoratori dalle fonti inquinanti. Vi è un articolato di interventi per prevenire eventuali malattie e fonti inquinanti. Un piano che, se realizzato così com'è stato concepito, farebbe diventare gli stabilimenti italiani e dell'Ilva di Taranto fra quelli più all'avanguardia dal punto di vista della prevenzione. L'importante è che si inizi ad agire, sennò sono solo desideri. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Lavoro, Italia
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