15:19 17 Dicembre 2018
Bandiera Cina

Ministro Tria in Cina, un viaggio utile per l’Italia?

© Sputnik . Ilya Pitalev
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Tatiana Santi
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“Rafforzare i rapporti economici fra i due Paesi”, questo sarebbe l’obiettivo della lunga visita in Cina del Ministro dell’Economia Giovanni Tria secondo le sue stesse parole. Si tratta di un viaggio davvero utile per l’Italia?

Durerà una settimana il viaggio ufficiale del Ministro dell'Economia Tria in Cina, dove sono in programma colloqui con il suo omologo cinese, il Ministro delle Finanze Liu Kun, con le autorità finanziarie e gli imprenditori italiani in Cina. Il Ministro Tria ha precisato che lo scopo della visita non è cercare compratori per il debito pubblico italiano, bensì quello di implementare i rapporti commerciali fra i due Paesi.

Dalle squadre di calcio ai grossi gruppi strategici gli investimenti cinesi sono già considerevoli nell'industria italiana, ma come sono visti l'Italia e il viaggio del ministro Tria dalla Cina? Che cos'hanno ancora da offrire i cinesi al Belpaese? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Alberto Forchielli, economista, presidente del Fondo Mandarin Capital Partners, profondo conoscitore delle dinamiche commerciali della Cina.

Alberto Forchielli
© Foto : fornita da Alberto Forchielli
Alberto Forchielli

— Alberto Forchielli, il viaggio del Ministro Tria in Cina sarà utile per l'Italia a suo avviso?

— Male non fa, però non credo che possa portare grandi benefici. Sulla questione dei porti è un problema locale, il governo italiano non può migliorare la situazione. Forse ci sono delle possibilità o dei vincoli oggettivi, ma solo su scala locale. Intendo la grandezza di un porto, la possibilità di costruirci, di allungare una banchina. Non ci sono vincoli del governo nazionale sulla possibilità che i cinesi possano comprare un porto.

Abbiamo molti porti di stranieri, non è difficile comprare un porto in Italia, se quello di Trieste andasse bene, Roma non può avere una leva in più. C'è la partita Alitalia, sono dieci anni che proponiamo ai cinesi di comprare l'azienda, ma loro non vogliono. Vedremo, magari questa volta cambiano idea, anche se non è probabile. Sul fatto che possano comprare i nostri titoli del debito non saprei, onestamente l'Italia non è un Paese strategico per la Cina. Per avere un impatto sull'Italia serve un'enormità di soldi, una spesa enorme per avere una piccola resa. Un conto è fare un intervento sulle Maldive, in Africa, sul Pakistan, ma per un intervento sull'Italia ci vogliono 100 miliardi di euro. Per cosa? Inoltre non si può dire nemmeno che l'Italia sia un Paese affidabile. In Italia non c'è mica Putin!

— Tria incontrerà il suo omologo cinese e gli imprenditori locali. L'Italia può puntare sul tema degli interscambi commerciali?

— Ho partecipato a tante missioni, sono vent'anni che ci occupiamo di questo. Non è la prima volta che si lavora sugli interscambi. Sono anni che siamo aperti alla Cina, c'è un certo interscambio, ma non si può pensare di esportare di più attraverso rapporti governativi. Ci sono gli operatori individuali, la Cina compra dall'Italia quello che può.

— Secondo molti questo viaggio serve per attrarre investimenti e capitali cinesi in Italia. Realmente che cosa può offrire la Cina all'Italia?

— Un bel nulla! Tutto quello che la Cina ha voluto comprare in Italia l'ha comprato. Ha comprato la Pirelli, il Milan, l'Inter. Non c'è mai stata una volta che l'Italia abbia detto di no.

— Lei che è un conoscitore della realtà cinese e dei rapporti sino-italiani, i cinesi come vedono l'Italia?

— I cinesi vedono gli italiani con disperazione. La Cina è un popolo pragmatico, gli italiani sono tutto tranne che pragmatici. Quindi di fronte agli italiani si mettono le mani nei capelli.

— E com'è visto sul posto il viaggio del Ministro Tria?

I cartelli per il premier ungherese Viktor Orban a Budapest
© Sputnik . Алексей Витвицкий

— Secondo me lo vedono con insofferenza. Dentro di sé diranno che è una perdita di tempo.

— La Cina con i suoi investimenti è già molto presente in Italia, non c'è il rischio di svendere il Paese ai cinesi?

— L'Italia è fortunata, bisogna essere contenti, c'è qualcuno ancora che compra. Ogni Paese va visto a sé, l'Italia deve essere contenta che qualcuno sposti ancora dei soldi qui. Nessuno ha mai avuto problemi a comprare in Italia, tanto meno la Cina.

— Che ne pensa del possibile attacco speculativo di fine estate contro l'Italia? Che succederà sui mercati?

— Generalmente gli attacchi succedono quando nessuno se li aspetta. Siccome tutti ora se l'aspettano, non accadrà. Al di là delle parole e delle minacce non è chiaro se questo governo farà una finanziaria così generosa di cui tutti parlano. Hanno paura anche loro secondo me. Non sono così sicuro dell'attacco speculativo di settembre.

— Come vede i rapporti futuri fra Cina e Italia?

— Saranno buoni come sono sempre stati, ma i cinesi non sono imbecilli. L'Italia non è un Paese affidabile e i cinesi faranno sempre gli investimenti scegliendo accuratamente cosa prendere. L'hanno sempre fatto in passato e continueranno su questa strada. Non c'è molto che Roma possa fare per modificare l'appetito dei cinesi.

In Europa i cinesi hanno deciso di passare per la Grecia entrando attraverso l'Europa centrale, l'Italia non è sulla via della Seta, al massimo ci sta il porto di Trieste. Se si riuscirà a realizzare un progetto su Trieste dipende dalle concrete possibilità di Trieste, che io non conosco, non dalla volontà politica centrale. Tutto il resto i cinesi lo faranno man mano si presenteranno le possibilità, è gente pragmatica che non fa investimenti di tipo politico in Italia. Questo approccio lo vediamo con lo Sri Lanka, con Gibuti, in Ecuador, in Pakistan, ma non in Italia. L'Italia non è un Paese che garantisce un investimento politico. Un Paese è interessante da questo punto di vista quando è stabile politicamente. Se uno Stato per definizione non è stabile non si presta a ricevere investimenti politici.

L'opinione dell'autiore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Intervista, Visita, Economia, Giovanni Tria, Italia, Cina
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