09:09 22 Settembre 2018
Una ragazza di Donetsk lancia in aria un palloncino bianco durante una manifestazione per la pace

L’Italia non dimentica il Donbass

© Sputnik .
Opinioni
URL abbreviato
Marina Tantushyan
2173

Già da tempo è notevolmente diminuita l'attenzione dei media occidentali nei confronti del Donbass, ma cioè nonostante in Italia questo tema sta suscitando ancora molto interesse.

Basta dare un'occhiata all'elenco dei libri pubblicati negli ultimi 5 anni sulla guerra nel Donbass: "Attacco all'Ucraina" (Sandro Tetti Editore, 2015) AA.VV - è un testo che si fa notare soprattutto per la varietà dei punti di vista; "Noi sotto le bombe - i bambini del Donbass scrivono" (Zambon, 2016) - una raccolta delle testimonianze dei bambini del Donbass; "In Donbass non si passa. La resistenza antifascista alle porte dell'Europa" (Redstarpress, 2018), libro scritto a quattro mani dal giornalista Alberto Fazolo e da Nemo, nome di battaglia del Comandante di Interunit; "Donbass. Una guerra nel cuore d'Europa" (Passaggio al Bosco, 2017) AA.VV - una analisi profonda aiuta a comprendere questo conflitto sconosciuto restituendo un'immagine reale dei suoi protagonisti e delle sue vittime; a settembre andrà in stampa un saggio sulla crisi ucraina scritto dall'On. Fabrizio Bertot. Inoltre, in Italia si organizzano numerose conferenze e incontri su questo conflitto ancora in corso.

Maurizio Marrone
© Foto : fornita da Maurizio Marrone
Maurizio Marrone

Solo sugli Appennini operano due rappresentanze delle repubbliche popolari -  a Torino già da due anni esiste il Centro di rappresentanza della repubblica popolare di Donetsk in Italia e nel 2018 a Messina è stato aperto il primo centro di Rappresentanza della Repubblica Popolare di Lugansk.

Perché l'Italia, a differenza degli altri paesi europei, presta così tanta attenzione al conflitto ucraino? Sputnik Italia si è rivolto per un approfondimento a Maurizio Marrone, il capo dell'ufficio di rappresentanza della Repubblica Popolare di Donetsk a Torino.

— Maurizio, la guerra nel Donbass, che non fa più notizia e non arriva al grande pubblico occidentale, non è dimenticata in Italia. Quali sono le origini di questo interessamento?

— Il Donbass rappresenta il cuore della nuova "guerra fredda" che certe élites in Occidente cercano di scatenare contro la Russia: anche in Italia si sta lentamente affermando la consapevolezza di essere schierati, al pari degli altri Stati membri dell'Unione Europea, in un conflitto sbagliato, gravemente lesivo dei nostri interessi nazionali, con sanzioni economiche inutili che hanno già provocato danni miliardari alla nostra economia nazionale. Intellettuali coraggiosi si sono esposti in difesa della verità e, inoltre, la sempre più consolidata sfiducia dell'opinione pubblica italiana verso i media mainstream stimola la gente comune ad informarsi autonomamente su internet e sui libri. Ma c'è ancora molto da fare per contrastare la censura che continua ad avvolgere il dramma umanitario del Donbass e l'indifferenza della comunità internazionale nei confronti dei crimini di guerra, subiti ancora oggi da migliaia di civili a poca distanza dall'Italia.

— Negli ultimi anni in Italia sono usciti tantissimi libri sul Donbass. Quale di questi volumi Le ha colpito di più e perchè?

— In particolare il libro "Attacco all'Ucraina" a cura di Sandro Teti e Maurizio Carta, contiene importanti contributi di intellettuali autorevoli come Giulietto Chiesa, Nicolai Lilin e Fausto Biloslavo, che spiegano benissimo il colpo di stato a Kiev che ha dato origine nel 2014 all'attuale crisi ucraina. Solo avendo chiara la natura golpista di Euromaidan e delle torbide lobbies internazionali che l'hanno promossa si può comprendere come la resistenza delle Repubbliche del Donbass sia un movimento popolare di opposizione al colpo di stato, l'unica possibile dopo le stragi di Odessa e Mariupol: una verità speculare alla propaganda sulla fantomatica aggressione russa all'integrità territoriale ucraina.

— Fino ad oggi la guerra in Ucraina ha provocato 2.500 morti tra i civili, 600mila persone vivono sulla cosiddetta "linea di contatto" lunga 475 chilometri, che di fatto rappresenta il nuovo confine interno fra l'Ucraina e il Donbass. Cosa pensa della proposta avanzata nel corso dell'ultimo vertice in Finlandia dal presidente russo Vladimir Putin a Donald Trump di organizzare un referendum nel Donbass per delegare alla popolazione locale la scelta del loro assetto istituzionale. A Suo avviso, realizzazione di questa proposta potrebbe sbloccare il pasticcio ucraino?

— La proposta del presidente russo Vladimir Putin di restituire la parola al popolo del Donbass con una consultazione referendaria è l'unica soluzione possibile per riportare davvero la pace in quelle terre, nel pieno rispetto del principio di autodeterminazione dei popoli sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Qualsiasi soluzione imposta dall'alto senza consenso popolare porterebbe, invece, all'inevitabile ed infinita balcanizzazione dell'Ucraina, con una guerra civile e geopolitica che rischia di degenerare definitivamente in conflitto etnico, linguistico e pure religioso, senza più via di uscita. Se c'è la volontà politica di tenere il referendum non ci sarebbe alcun impedimento pratico, essendo già presenti osservatori dell'OSCE su tutto il territorio del Donbass, con piena agibilità anche nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.

Come Rappresentanza italiana della DPR chiederemo formalmente al Governo e al Parlamento italiani di sostenere la proposta di referendum nelle sedi internazionali competenti, dall'ONU al Consiglio dell'Unione Europea.

— Ennio Bordato, presidente di «Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus» ha scritto una lettera aperta al premier Conte, dove fa capire che le vittime più innocenti di questo conflitto sono sempre stati bambini, donne e anziani. Bordato chiede al Governo italiano di "farsi promotore di una campagna di consapevolezza dell'opinione pubblica tenuta all'oscuro in questi anni". Condivide questa posizione? Come, a Suo avviso, reagirà il governo a questo appello?

— Finora il Governo Conte non ha purtroppo dato segnali di discontinuità con i precedenti esecutivi a proposito della crisi ucraina, ma solo perché ha dovuto affrontare prioritariamente l'emergenza sbarchi e non può permettersi di aprire in contemporanea più fronti con gli altri partner europei. Intanto l'opera di sensibilizzazione in sostegno dei bambini del Donbass continua dal basso con azioni di solidarietà concreta come la raccolta fondi per sostenere le spese mediche agli orfani di guerra di Donetsk e di Lugansk o la spedizione di materiale chirurgico e sanitario raccolto da una onlus. Organizziamo anche attività più simboliche per ricordare le piccole vittime della guerra, come il flash mob in occasione della giornata internazionale del bambino, quando nel cielo di Torino sono state liberate lanterne a vento in contemporanea con Donetsk.

— A luglio del 2018 si è aperto a Pavia il processo a Vitaly Markiv accusato di aver ucciso il fotogiornalista Andrea Rocchelli e il giornalista e interprete russo Andrei Mironov, dissidente, il 24 maggio 2014, nei pressi della città ucraina di Sloviansk. Non è un segreto che le autorità ucraine hanno fatto del tutto per ostacolare le indagini. Crede che questo processo finisca con il trionfo della giustizia?

— Nonostante le indebite pressioni del governo ucraino, Markiv è rimasto in carcere, probabilmente perché le prove a suo carico in questo processo per omicidio sono troppo gravose per una "liberazione politica". Purtroppo le insistenze di Kiev hanno ottenuto invece l'arresto di alcuni volontari italiani che hanno combattuto in difesa del Donbass anni fa, ma si tratta di una bolla di sapone, perché a quei ragazzi non si può rimproverare nulla se non aver rischiato la vita per proteggere un popolo da bombardamenti e crimini di guerra confermati addirittura dai rapporti ONU.

— Il Centro di rappresentanza della repubblica popolare di Donetsk a Torino è uno dei più longevi in Europa. Potrebbe fare un bilancio: cosa è stato fatto in questi anni e soprattutto quali saranno i vostri prossimi step? 

— Già dalla fondazione del Centro una decina di parlamentari del Partito Democratico aveva chiesto formalmente al Governo di chiudere autoritativamente la Rappresentanza DPR; invano dal momento che la costituzione e la registrazione sono avvenute in piena conformità con la normativa vigente in Italia. In compenso nessuno di quei deputati è riuscito a farsi rieleggere in Parlamento.

In questi due anni difficili abbiamo costruito molto facendo rete con le associazioni della società civile, amministrazioni comunali del territorio, studenti nelle scuole ed Università, intellettuali e scrittori. Ora che in Europa e in Italia il vento sta cambiando in meglio, puntiamo ad intrattenere relazioni ufficiali con i vertici istituzionali, per offrire informazioni, dati, proposte, tutto quello che può essere utile per arrivare ad una soluzione pacifica ed onorevole della guerra, così da garantire al Donbass salvezza, giustizia e libertà.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Intervista, Repubblica popolare di Donetsk, Donetsk, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik