22:42 16 Dicembre 2018
Le bandiere dell'UE e della Grecia

Dopo il “salvataggio” la Grecia ridotta ad un cadavere

© AFP 2018 / ARIS MESSINIS
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Tatiana Santi
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La Grecia esce dal programma di aiuti europei dopo 8 lunghi anni. Ora l’economia del Paese sarà sanata e i suoi abitanti più felici? Non proprio: disoccupazione, riduzione dei salari, tagli alla sanità, un debito salito dal 126% al 180%. Dopo il “salvataggio” la Grecia è ridotta ad un cadavere.

La Troika se ne va dalla Grecia dopo tre pacchetti di "aiuti", o meglio di austerità, lasciando un'eredità e delle ferite pesantissime. Le riforme richieste in cambio dei prestiti hanno messo in ginocchio il Paese. Quello che doveva essere un salvataggio dopo 8 interminabili anni si è rivelato una medicina fatale per i greci.

Viste le conseguenze che ha subito la Grecia, l'austerità sarà l'arma migliore per rispondere alla crisi economica? Quale lezione dovrebbe trarre l'Italia dal disastro greco? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Ilaria Bifarini, economista e scrittrice.

— Sono terminati gli 8 anni di austerità per la Grecia, il risultato è visto dai vertici europei come un successo. Ilaria Bifarini, in realtà che cosa significa per i greci? Il Paese sta meglio?

— In realtà il Paese non esiste più, è ridotto ad un cadavere. Dire che quello della Grecia sia un successo è l'assoluta negazione della realtà, nessun economista onesto avrebbe mai il coraggio di fare un'osservazione del genere.

I dati sono inconfutabili: quando la Grecia è entrata in crisi e si è avviato poi il primo pacchetto di salvataggio del Fondo Monetario Internazionale il debito si aggirava intorno al 126%, oggi il debito pubblico è intorno al 180%.

— Quali sono stati gli effetti del "salvataggio" europeo?

— La Grecia ha perso oltre un quarto del suo Pil, la disoccupazione giovanile è arrivata a toccare il 60%, almeno un greco su cinque è disoccupato. Tutti i parametri economici sono peggiorati, così come lo stato di salute del Paese, ma anche degli stessi cittadini. Uno dei programmi attuati dal FMI è stato quello di ridurre la spesa sanitaria entro un rapporto del 6% rispetto al Pil, un parametro assolutamente allarmante. Quello della Germania si aggira attorno al 10%.

Questa situazione in Grecia ha portato all'esplosione di un'epidemia di malaria che non si riscontrava dal '74, a un'esplosione di casi di HIV, all'aumento dei casi di suicidio. L'economia greca è stata distrutta, è rimasto soltanto un cadavere. Le possibilità di ripresa sono molto improbabili, è molto difficile che la Grecia possa mai ritornare alla crescita dei fondamentali dell'economia.

— Quello che doveva essere un aiuto quindi si è rivelato un disastro per l'economia del Paese?

— Sì, assolutamente un disastro, si è passati da una crisi economica ad una crisi di austerity, che è ben peggiore. Sia la teoria sia i dati e le esperienze di tutti i Paesi nei quali è stata applicata una politica economica di questo tipo confermano come essa sia assolutamente fallimentare e controindicata in periodi di crisi. Per cui anziché agire con politiche anticicliche che aumentando la spesa pubblica avrebbero potuto portare ad una ripresa dell'occupazione, si è agito nei peggiori dei modi possibili. Sono stati fatti dei tagli alla spesa pubblica. Politiche economiche pro-cicliche non possono che portare a dei risultati di questo tipo. Gli stessi economisti del Fondo Monetario Internazionale hanno riconosciuto il loro clamoroso errore dei moltiplicatori.

— Cioè?

— Inizialmente quando sono state applicate queste folli misure, si partiva da un'idea sbagliata, ossia come il moltiplicatore della spesa pubblica fosse di 0,5, quindi inferiore all'unità. Questo avrebbe portato, secondo i loro erronei calcoli, ad un abbassamento della spesa pubblica e quindi ad un aumento del costo del Pil. Invece è successo l'esatto opposto. Il moltiplicatore è superiore ad 1. Quindi una diminuzione della spesa pubblica porta ad un abbassamento del Pil.

A fronte del riconoscimento dei propri errori, si persevera con le stesse politiche nocive, deleterie e fallimentari che portano alla rovina del Paese. La Grecia, come i Paesi dell'Eurozona, non avendo più la propria sovranità monetaria né la possibilità di gestire autonomamente la politica dei cambi, non ha potuto operare una svalutazione della moneta, che sarebbe potuta essere una mossa positiva per incrementare le esportazioni e il turismo.

— L'Italia che lezione dovrebbe imparare dal caso greco?

— Dobbiamo considerare la Grecia anziché un esempio di successo, proprio come un'anteprima di quello che potrebbe accadere all'Italia qualora si trovasse a dover fare i conti con le misure della Troika, una prospettiva da scongiurare in tutti i modi. La lezione della Grecia è come le politiche economiche imposte dall'esterno che basano su presupposti sbagliati possano portare alla rovina del Paese. Quindi bisogna invertire la rotta, prendersi anche dei rischi e riportare la democrazia, che si è persa. Nel momento in cui una Troika che non è stata eletta da nessuno decide le sorti di un Paese calpestando la volontà popolare non può che portare al disastro. Servono politiche opposte all'austerity anticicliche di tipo keynesiano, attenersi ai parametri di Bruxelles porta al disastro.

— Come bisognerebbe rispondere quindi alla crisi economica?

— Invertire le politiche, aumentare la spesa pubblica, fare in modo che riparta il Pil. Ricordiamoci che debito-Pil è un rapporto, se non riportiamo il Paese alla crescita non ci sarà nessuna austerity che funzioni, al contrario non farà altro che aggravare la situazione. Purtroppo tutto è complicato dal fatto di non avere una moneta propria, questo rende tutto più problematico. Le crisi del debito di questo tipo rappresentano un problema per i Paesi che non hanno la sovranità monetaria, vediamo che questo non rappresenta difficoltà per il Giappone o per gli Stati Uniti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Economia, crisi finanziaria, Crisi in Grecia, Troika, FMI, UE, Grecia, Italia
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