03:29 10 Dicembre 2018
Luigi di Maio

In Italia, un governo sotto tutela UE

© Foto : Twitter - M5S
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Marco Fontana
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"Non temiamo l'attacco dei mercati, noi non siamo ricattabili. Non è l'estate del 2011 e a Palazzo Chigi non c'è Berlusconi, che rinunciò per le sue aziende".

Il vicepremier e ministro del Lavoro Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera il 12 agosto in merito ai timori di speculazioni finanziarie internazionali espresse dall'esponente leghista Giancarlo Giorgetti, ha affermato: Non temiamo l'attacco dei mercati, noi non siamo ricattabili. Non è l'estate del 2011 e a Palazzo Chigi non c'è Berlusconi, che rinunciò per le sue aziende.

Probabilmente molti avranno esultato per il vigore e la convinzione del leader M5S di fronte alle interferenze esterne sull'operato del Governo del cambiamento. Eppure il 13 agosto, dopo l'ennesimo innalzamento dello spread, prima dell'apertura dei mercati è stata pubblicata una nota piuttosto irrituale da parte di Palazzo Chigi, nella quale si comunicava che il presidente del Consiglio, i due vicepremier e il ministro dell'Economia si erano impegnati nella redazione di un Def, cioè di una manovra, con "conti stabili e calo del debito": insomma, una manovra rispettosa dei parametri europei. 

È evidente, quindi, come le dichiarazioni di facciata non cambino il fatto che l'Italia sia un Paese sotto tutela dell'eurocrazia. Nonostante gli annunci roboanti, i fili continuano a essere tirati dai burattinai di Bruxelles. D'altro canto, è sufficiente un minimo di concertazione (si pensi all'incontro avvenuto qualche settimana fa a Torino) per orientare i mercati e spingere di conseguenza al rialzo il costo del debito italiano. Se Berlusconi era ricattabile per via delle aziende, questo Governo è sotto scacco a causa di due fattori: a ogni rialzo dello spread aumenta il tasso degli interessi del debito, riducendo di fatto i margini di manovra finanziaria e quindi i fondi disponibili per attuare le promesse elettorali, e poi c'è il rallentamento della crescita economica, la più bassa tra i 28 Paesi UE (un risicato +1,2% nel 2019 dopo il +1,3% previsto per il 2018, contro l'1,5% previsto da Padoan), a pari merito con il Regno Unito che è ostaggio delle ritorsioni europee dopo la Brexit. Dietro persino alla Grecia. 

Il crollo del ponte Morandi a Genova
© AP Photo / Vigili Del Fuoco
Questo secondo fattore è difficilmente governabile da qualunque governo, figuriamoci da uno appena insediato. L'Italia dipende dalle esportazioni, perciò è normale che a seconda degli andamenti degli altri Paesi veda il proprio PIL crescere o diminuire. Ci vorrebbe una cura choc che rivitalizzi i consumi interni e porti gli stranieri a investire qui: però ci si scontrerebbe col rispetto dei famigerati parametri europei. Così non si riescono a vedere altre prospettive rispetto al terribile dilemma: tirare la corda contro l'UE sperando che non si spezzi e che il Paese non venga attaccato da speculazioni pilotate oppure chinarsi e vivacchiare. Perciò la nota dall'asse Conte-Tria (derivante, pare, dai timori espressi da Mattarella) dovrebbe preoccupare chi è convinto che questo esecutivo abbia realmente le mani libere. Peraltro, su numerosi punti permangono al suo interno divergenze di vedute, si pensi alle grandi opere che il ministro Toninelli e il M5S vorrebbero stoppare per rianalizzare bene costi e benefici. Ma sono proprio le opere strategiche che potrebbero rappresentare una spinta keynesiana per rimettere in moto il Paese, una spinta che non vedrebbe contrario il ministro Tria, cerbero imposto da Mattarella al duo Salvini-Di Maio.

Sul sito formiche.net si leggono queste affermazioni di Tria: La stagnazione negli investimenti e nella produttività sono due facce della stessa medaglia. Infatti la creazione di nuovi posti di lavoro associati alle nuove tecnologie, alcune delle quali caratterizzate da un minore rapporto capitale/manodopera, scaturiscono dal tipo di trasformazione strutturale delle economie che richiedono ampi investimenti in infrastrutture di rete, ricerca e istruzione. E continua: Ogni Stato membro dovrebbe cercare di prevedere il proprio investimento pubblico alla luce del mercato europeo, o addirittura globale, cercando di attirare significativi finanziamenti privati a livello globale attraverso la garanzia di rendimenti più sicuri a lungo termine. In questi termini, e per questi scopi, anche un temporaneo aumento del deficit destinato a far partire questi programmi dovrebbe essere considerato accettabile

Qualche spiraglio si aprirebbe qualora i due vicepremier riuscissero a fare sintesi tra di loro. L'unione dei due leader di Lega e M5S è la chiave di volta per battere gli avversari interni ed esterni rivoltandogli contro le loro stesse armi. Durante la visita ai soccoritori impegnati al ponte di Genova Salvini ha infatti dichiarato:

Viene prima il diritto alla sicurezza dei cittadini italiani o il rispetto dei vincoli europei? Per me, molto prima dello zero virgola dettato dall'Unione europea. Io dico che gli avanzi di bilancio, e l'Italia ne ha, devono essere spesi da subito per mettere in sicurezza i nostri territori. E nessuno a Bruxelles può dirci nulla.

L'UE non ha mancato di replicare a questa frase, di fronte a soldi investiti per opere di messa in sicurezza del territorio potrebbe difficilmente opporsi ad uno sforamento del patto di stabilità. A meno di innimicarsi il popolo italiano. Le vie di uscita ci sono, basta avere il coraggio di percorrerle.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
finanze, PIL, Brexit, Pier Carlo Padoan, Giancarlo Giorgetti, Luigi Di Maio, Gran Bretagna, Grecia, Italia
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