00:53 15 Dicembre 2018
Premier dell'Italia Giuseppe Conte e il presidente Usa Donald Trump a Washington

L'Italia amica di Trump non dimentichi le relazioni con Mosca

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Gian Micalessin
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Il riavvicinamento tra la Merkel e Putin rischia di metter in ombra i rapporti del nostro paese con la Russia.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato abile ad agganciare il presidente statunitense Donald Trump durante il G7 dello scorso giugno. La visita alla Casa Bianca seguita a quel primo incontro è servita a confermare l'Italia nel suo ruolo di principale interlocutore politico per la gestione del caos libico. Un ruolo importante per metterci al riparo dai numerosi tentativi d'ingerenza politica, economica e militare esercitati dalla Francia di Emmanuel Macron.

L'avvicinamento alla Casa Bianca non deve però ostacolare il rilancio della collaborazione con la Russia di Vladimir Putin. Il vertice di sabato scorso alle porte di Berlino tra la Cancelliera tedesca Angela Merkel fa ben comprendere l'urgenza di una sempre maggiore dinamicità italiana nei rapporti con Mosca dopo anni di forzato allineamento all'America di Obama e di subalternità alle politiche europee. La Cancelliera tedesca è stata, per almeno quattro anni, la portabandiera dello scontro tra l'Europa e una Russia "responsabile" — secondo Bruxelles — di un'illecita annessione della Crimea dopo la crisi Ucraina. Per ricoprire quel ruolo la Angela Merkel ha messo a rischio le sue ricche esportazioni verso la Russia crollate, come certificato da Eurostat, dai 36 miliardi del 2013 ai 22 miliardi del 2016.

Un vigile di fuoco accompagna una donna al sito del crollo del ponte Morandi a Genova
© REUTERS / Massimo Pinca

Ora però tutto sta cambiando. L'incontro dello scorso maggio a Sochi, seguito da quello di sabato 18 agosto, indicano come la Cancelliera si prepari ad invertire la rotta. Un'inversione di rotta politica ma anche economica visto che gli affari tra i due paesi sono cresciuti del 22 per cento solo nel 2017.

Il rischio per un'Italia, che con Matteo Salvini ha sempre premuto per la cancellazioni delle sanzioni, è quello di venir in qualche modo sovrastata dal brusco cambio di marcia tedesco. Per capire cosa rischi l'Italia basta ricordare che al centro dei colloqui russo-tedeschi c'erano la questione Ucraina, il gasdotto Stream 2, i rapporti con l'Iran, la ricostruzione della Siria e il ritorno dei profughi di quel paese.

La cancellazione delle sanzioni, costate all'Italia secondo il nostro Ministro degli Interni "una media di 7 milioni al giorno", passa inevitabilmente attraverso una nuova trattativa sull' Ucraina. Per continuare a venir considerata un partner rilevante da Mosca l'Italia deve quindi inventarsi un ruolo nell'ambito di quel negoziato.

Airbus A319 dell'Alitalia
© Sputnik . Наталья Селиверстова
E il gas del Nord Stream 2, seppur frutto di un consorzio russo tedesco e seppur nel mirino dell'Amministrazione Trump, non è estraneo agli interessi dell'Italia. Se non altro per compensare lo sgarbo del governo Renzi che nel 2015 affossò, in ottemperanza alle indicazioni di Obama e nel nome dell'appoggio all'Ucraina, il progetto South Stream. La cancellazione del progetto voluto da Silvio Berlusconi e Putin e rivolto a garantire l'indipendenza energetica dell'Italia ci costò un contratto da due miliardi già firmato da Saipem. Oggi il posto del South Stream è stato preso dal "Gasdotto Trans Adriatico" — meglio conosciuto come "Tap" — ma nel nome della diversificazione delle forniture è importante spingere per una partecipazione italiana alle quote del gasdotto russo-tedesco.

Tra gli argomenti affrontati da Merkel e Putin la questione che ci riguarda più da vicino è però quella sul nucleare iraniano e sugli scambi commerciali con l'Iran. Da anni l'Italia contende a Berlino il titolo di primo partner commerciale dell'Iran. Dunque se la Germania userà il riavvicinamento a Mosca come un'arma per convincere gli Stati Uniti a smorzare le sanzioni contro i paesi "colpevoli" di commerciare con Teheran questo può beneficiare anche noi. Soprattutto ora che la Total, grande concorrente globale della nostra Eni, ha deciso di sgombrare il campo iraniano adeguandosi alle regole commerciali imposte da Washington.

Ma importantissimo per l'Italia, a livello sia politico che economico, è anche il piano russo per la ricostruzione della Siria e il ritorno dei profughi, Cristiani in primis, al loro paese. Putin ne ha discusso a lungo con una Merkel estremamente interessata a favorire il rientro del milione e passa di profughi, in larga parte siriani, accolti dopo il 2015. Per l'Italia partecipare alla ricostruzione della Siria e agevolare il ritorno dei Cristiani significherebbe riallacciare i rapporti con Damasco e sperare di rinnovare i passati accordi economici.

Accordi che, prima delle sanzioni imposte da Bruxelles nel 2012, facevano dell'Italia il secondo partner europeo a livello commerciale della Siria con un interscambio da un miliardo e duecento milioni di euro. Ma rilanciare i rapporti con il Cremlino è fondamentale anche per svolgere quel ruolo di padrino politico della Libia riconosciutoci da Washington.

Per boicottare questo nostro ruolo la Francia sfrutta i rapporti preferenziali con il generale Khalifa Haftar, l'uomo forte di Tobruk con cui è inevitabile trovare un accordo per garantire la riunificazione del paese. Ma l'altro grande protettore del generale dopo, o forse prima, di Macron si chiama Putin. Ed allora è facile comprendere come il ruolo di padrini della Libia, garantitoci da Washington, non possa prescindere da un dialogo più stretto con Mosca.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Crisi in Siria, relazioni Italia-Iran, Sanzioni Iran, relazioni Italia-Russia, Giuseppe Conte, Emmanuel Macron, Donald Trump, Vladimir Putin, Angela Merkel, Iran, Germania, Siria, Italia, Francia, USA, Russia
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