08:02 19 Settembre 2018
Bandiera Israele

Israele scompare come l’unica democrazia del Medio Oriente

© REUTERS / Ronen Zvulun
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Mario Sommossa
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Tutti coloro che guardano con simpatia a Israele (e il sottoscritto è tra loro) ritengono sia giusto garantire il suo diritto a esistere come Stato e l’hanno spesso definito “l’unica democrazia del Medio Oriente”.

Naturalmente non è sufficiente tenere delle consultazioni elettorali per potersi considerare tali. Il più diffuso concetto di democrazia è quello liberale, cioè quello che prevede anche la tutela delle minoranze e la certezza che tutti i cittadini siano considerati uguali davanti alla legge, indipendentemente dal sesso e dal loro credo politico o religioso.

Nella notte tra il 18 e il 19 luglio scorso la nuova Basic Law approvata dalla Knesset (il Parlamento israeliano) ha cambiato l'immagine "democratica" che quel Paese godeva in tante parti del mondo.

La bandiera dell'Israele
© Sputnik . Vladimir Astapkovich
Israele, assieme alla Gran Bretagna e alla Nuova Zelanda, non ha una Legge Costituzionale che faccia da riferimento condiviso per tutte le leggi che seguiranno. In realtà, la Dichiarazione di Indipendenza Israeliana aveva stabilito che una Costituzione formale sarebbe dovuta essere formulata e approvata entro l'1 Ottobre del '48. Lo scoppio della prima guerra arabo-israeliana giustificò il ritardo e solo nel 1949 fu eletta un'Assemblea Costituente che avrebbe dovuto redigerla. Purtroppo, gli eletti non raggiunsero un accordo e si decise che delle "Basic Laws" votate volta per volta sarebbero diventate parti integranti della futura e completa Carta Costituzionale. Le varie Basic Laws approvate dal 1958 a oggi hanno riguardato soprattutto i rapporti tra i vari organi dello Stato, i diritti umani e il rapporto dei cittadini tra loro e nei confronti delle istituzioni. Quella approvata lo scorso Luglio, con ciò che dice e con ciò che non dice, smentisce, almeno in parte, alcuni punti importanti contenuti nelle Basic Laws precedenti e rappresenta qualcosa considerato inaccettabile per qualunque Stato "democratico".

Gia' nel punto 1, ove si menzionano i Principi Fondamentali, si afferma che "lo Stato di Israele è la patria nazionale del popolo ebraico in cui esercita il suo naturale, culturale, religioso e storico diritto all'autodeterminazione".

Nessun accenno è rivolto alle altre due importanti minoranze che vivono nel Paese, gli arabi palestinesi e i drusi, che, in precedenza, erano intestatari di pari diritti. Al contrario, si sottolinea che "Il diritto di esercitare l'autodeterminazione nazionale nello stato di Israele è unico per il popolo ebraico".

Sulla scia del riconoscimento trumpiano di Gerusalemme come capitale, al punto 3 si dichiara: "Gerusalemme, integra e unita, è la capitale di Israele". Con buona pace dell'ONU che, avallando l'istituzione dello Stato, stabilì esplicitamente che lo status di Gerusalemme sarebbe stato definito in seguito e aperto alle esigenze rispettive di cristiani e arabi mussulmani.

Anche la lingua araba, che in precedenza era considerata una delle due lingue ufficiali, è declassata a "riconoscimento speciale" con la clausola che sarà soltanto una futura legge a disciplinarne l'impiego.

L'aspetto politicamente più insidioso si trova però al punto 7 della Basic Law in cui si recita precisamente: "lo Stato considera lo sviluppo di insediamenti ebraici come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuoverne l'insediamento e il consolidamento".

Risulta evidente che tale affermazione è in netto contrasto con ogni possibile e futuro accordo in merito alla creazione di due Stati indipendenti e, di fatto, autorizza anche nuovi insediamenti nei Territori normalmente oggi considerati "occupati". Una precedente versione di questo punto era perfino più duro e prevedeva una clausola discriminatoria che sanciva una netta discriminazione nelle abitazioni su base etnica o religiosa. L'articolo fu modificato anche a causa dell'intervento del presidente Reuven Rivlin che rilevò come, se approvata in quei termini, la cosa avrebbe

"danneggiato il popolo Ebreo nel mondo intero e in Israele, e sarebbe perfino potuta essere usata come arma dai nostri nemici".

Nella Dichiarazione di Indipendenza, che da sempre era considerata un punto di riferimento per i legislatori, si citava esplicitamente l'intenzione di Israele di operare "per il beneficio di tutti i suoi abitanti" e assicurava "completa eguaglianza dei diritti sociali e politici per tutti i suoi abitanti indipendentemente da religione, razza o sesso". Come si vede, la situazione diventa oggi molto diversa.

Non si puo' allora non condividere quanto l'eminente rabbino Steven Wernick, CEO della Sinagoga Unita del Giudaismo Conservatore (un'importante organizzazione ebreo-americana pro israeliana) afferma:

 "…se tu oggi sei un arabo israeliano, certamente ti sentirai delegittimato come cittadino dello Stato".

E aggiunge: "Israele sta perdendo la sua anima e indebolendo la sua democrazia e il suo carattere ebraico…".

(Citato dal prof. Muqtedar Khan, University of Delaware and Center for Global Policy-USA).

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Costituzione, Storia, Legge, Nuova Zelanda, Medio Oriente, Israele, Gran Bretagna
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