17:29 20 Ottobre 2018
Il leader del Movemento 5 stelle Beppe Grillo

Lega e 5 stelle, un matrimonio d’interesse

© AFP 2018 / Filippo Monteforte
Opinioni
URL abbreviato
Tatiana Santi
12112

A quasi tre mesi di distanza dall’insediamento del nuovo governo una cosa è certa: nonostante una stampa avversa il consenso da parte del popolo cresce. Dalle grandi opere al lavoro e al tema dei diritti civili, sono molti i punti di contrasto fra la Lega e i 5 stelle, ma si tratta di un sodalizio vincente, un vero matrimonio d’interesse.

Dato per spacciato da tutto il mondo mediatico italiano ancor prima di nascere, il governo gialloverde gode della fiducia del popolo, a dirlo sono i sondaggi che stimano i consensi elettorali nei confronti della Lega e dei 5 stelle attorno al 60%. Paradossalmente più il "governo del cambiamento" viene criticato dalla stampa, più piace agli italiani.

Ovviamente sono tanti i temi che dividono le due forze politiche al governo, in primis il nodo delle grandi opere, ma il divorzio fra Lega e Movimento 5 stelle sembra lontano. Perché? Sputnik Italia ne ha parlato con Marco Valbruzzi, coordinatore dell'Istituto Cattaneo.

Un vigile di fuoco accompagna una donna al sito del crollo del ponte Morandi a Genova
© REUTERS / Massimo Pinca

— Professore Valbruzzi, quali sono i punti in comune fra Lega e 5 stelle? 

— Io le chiamo le quattro "p". In comune hanno il Passato: tutto quello che riguarda la politica e i politici del passato li unisce, è il comune nemico, l'Ancien Régime da abbattere e sconfiggere. Non a caso si proclamano "il governo del cambiamento". Quando trovano un problema sulla loro strada, il responsabile viene immancabilmente individuato in tutti quelli che erano presenti prima di loro. Emblematico è il caso di Genova: non c'è responsabilità presente, ma solo colpe passate. 

Il secondo elemento in comune è il Populismo: hanno la stessa mentalità, concepiscono la politica nello stesso modo, individuando nelle forze dell'establishment - politico, culturale, finanziario, mediatico - il loro nemico principale. Per la Lega l'establishment è soprattutto la "tecnoburocrazia" europea, mentre per il M5s è la "casta" corrotta dei politici italiani. Ma in ogni caso loro sono il popolo "vero" e "unico": non sono ammesse alternative.

Un terzo fattore che li unisce è il Progetto. Sia Lega che 5 Stelle hanno un progetto a lunga scadenza, vogliono stare insieme oggi per poi dividersi domani e ridisegnare lo scenario politico italiano. La Lega vuole diventare il pilastro del centrodestra, mentre il Movimento 5 stelle vuole diventare il pilastro del nuovo centrosinistra.

Luigi Di Maio
© REUTERS / Tony Gentile

L'ultimo elemento di raccordo è il Potere. Il Movimento 5 stelle non ha mai esercitato il potere a livello nazionale e la Lega lo ha visto sempre in piccole dosi, come partner di minoranza nei governi di centrodestra. Ora invece hanno una quantità enorme di potere che devono gestire e vogliono mantenere. Il potere è la colla più forte che tiene assieme, per il momento, Lega e Movimento 5 stelle.

— Quali sono invece gli attriti e le distanze principali fra le due forze politiche? 

— Hanno una diversa visione del ruolo dello Stato in economia. La Lega vede con favore uno Stato minimo, che pone alcune, poche regole al mercato e poi lascia che siano gli "animal spirits" a regolare i rapporti economici. Per il Movimento 5 stelle lo Stato deve invece essere massimo, deve essere una organizzazione capace di creare lavoro, fare investimenti, dare assistenza e intervenire nelle dinamiche economiche. È su questo aspetto che si avranno i maggiori attriti tra i due alleati di governo.

L'altro grande tema che divide i due partiti sono i diritti civili, la tutela delle minoranze e la protezione dell'ambiente. Sia sulle questioni ambientali sia sulle questioni dei diritti delle minoranze - sessuali, etniche e religiose - c'è una frattura netta fra Lega e i 5 stelle. Questo è il motivo per cui questi temi sono stati completamente estromessi dal "contratto di governo".

Matteo Salvini durante una conferenza stampa a Roma
© AP Photo / Domenico Stinellis

— Questa distanza nella visione dello Stato nell'economia la vediamo anche negli attriti sulle grandi opere e sul lavoro? 

— Esatto, da un lato c'è la visione "industrialista" della Lega a favore delle grandi opere, condivisa da buona parte dell'elettorato leghista, composto da piccoli imprenditori e commercianti, collocati soprattutto nelle regioni del centro-nord. Dall'altro lato, il Movimento 5 stelle ha da sempre una visione più legata a valori post-materialisti, dove il progresso infrastrutturale va in secondo piano rispetto alla tutela ambientale. 

Rappresenta certamente un elemento di attrito fra le due forze di governo, ma credo tutto sommato superabile. Il mastice del potere in questi casi fa miracoli.

— Secondo lei si tratta di un matrimonio destinato a durare? Prima parlava di un possibile divorzio, no? 

— È chiaramente un matrimonio di interessi. Entrambi i contraenti sono interessati a stare insieme per poi separarsi in futuro e spartirsi l'eredità. Però prima devono conquistare ciascuno la propria parte: la Lega il centrodestra, prendendosi quel che resta dell'ala berlusconiana; mentre il Movimento 5 stelle deve prima assicurarsi di aver "neutralizzato" il Partito Democratico, superandolo a sinistra sul terreno dei diritti sociali. A quel punto i due partiti al governo saranno liberi di dividersi e di creare un nuovo bipolarismo. È un progetto a lunga scadenza, il piano a breve impone di restare uniti.

— Ancor prima della sua formazione questo nuovo governo è stato duramente criticato dai principali media senza poter giudicare i risultati né i fatti. Perché secondo lei? 

— Direi per il pregiudizio sia degli uni che degli altri. Al governo ci sono attori nuovi, soprattutto il Movimento 5 stelle. Per affermarsi, non potevano fare altro che opporsi all'establishment precedente, sia quello politico che quello culturale-mediatico. Dovevano inevitabilmente creare una frattura fra il vecchio e il nuovo. Nel "vecchio" era compreso l'establishment dei quotidiani tradizionali, soprattutto cartacei, e la "casta" dei giornalisti. Loro sono invece il "nuovo" che nasce dal web e si propaga grazie a un uso sapiente e metodico dei social media, usati come cassa di risonanza che amplifica il loro messaggio anche su tv e quotidiani. Sono allo stesso il prodotto e i produttori dell'attuale sistema "ibrido" dei media. 

— Possiamo dire che a fianco delle critiche della stampa il governo gode sempre più del consenso popolare?

— È proprio così. Quasi paradossalmente, più la critica dei quotidiani "raffinati" si fa feroce più il governo diventa popolare. I sondaggi lo mostrano chiaramente: il loro populismo è ormai virale. All'inizio controllavano il 51% dei voti, oggi i sondaggi li danno attorno al 60%: 9 punti in meno di 3 mesi di governo. È la sindrome di Trump: più l'establishment lo attacca e lo "ridicolizza" per la sua incompetenza, più il governo acquista consensi. Più vengono criticati dall'élite benpensante del Belpaese, più il governo guidato da chi si è autodefinito "l'avvocato del popolo" cresce in popolarità. Per rompere l'incantesimo populista servirebbe una risposta organizzata e popolare, non un circolo letterario o un partito degli esperti. Ma non mi pare che tutto questo importi granché all'opposizione...

L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Intervista, Lega, Movimento 5 Stelle, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik