13:20 16 Dicembre 2018
Luigi Di Maio

Di Maio, di te farei a meno

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Opinioni
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Mario Sommossa
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Se fossi stato un imprenditore alla ricerca di nuovi collaboratori e mi si fosse presentato Luigi Di Maio è possibile che l'avrei assunto.

Un vigile di fuoco accompagna una donna al sito del crollo del ponte Morandi a Genova
© REUTERS / Massimo Pinca
Se fossi stato un imprenditore alla ricerca di nuovi collaboratori e mi si fosse presentato Luigi Di Maio è possibile che l'avrei assunto. Vista la sua faccia simpatica e pulita e sentito il suo eloquio convincente, sarei passato sopra al fatto che, pur non avendo mai lavorato e giunto a una certa età, non si fosse nemmeno laureato dopo aver provato con ben due facoltà universitarie. Conosco tuttavia tanti di quei "dottori" che con un titolo in tasca rimangono così stupidi e ignoranti da far dubitare del valore di una laurea. E' vero che la correttezza del suo italiano lascia molto a desiderare ma, ahimè, come lui sono molti i giovani di oggi che pensano che l'Accademia della Crusca sia un corso di cucina macrobiotica. Che posso dire? Bisogna sapersi accontentare…

L'avrei quindi assunto ma sono certo che non avrei fatto passare più di tre o quattro mesi prima di licenziarlo. Simpatico potrebbe anche esserlo, ma la sua ignoranza della vita reale e del mondo del lavoro, in altre parole: della realtà, è talmente crassa da fare a gara solo con la sua presunzione.

Da ministro è persino peggio. Se si dice giustamente che Berlusconi, da bugiardo ma ottimo venditore di se stesso, seduceva parlando al cuore della gente, Di Maio parla soltanto alla loro pancia. A volte c'è da domandarsi se lui e i suoi accoliti, nel Governo e fuori, credano almeno un poco in ciò che dicono o se nemmeno si rendano conto delle castronerie che vanno predicando.

Matteo Salvini durante una conferenza stampa a Roma
© AP Photo / Domenico Stinellis
L'ultima è la sparata sul ritiro della concessione alla Società Atlantia dopo l'immane disgrazia del crollo del ponte Morandi a Genova. Non ho alcuna simpatia per quella Società né per i suoi azionisti di maggioranza, i Benetton. Non ho mai lavorato per loro ne ho ricevuto alcun sostegno economico, tantomeno "elettorale". Sono pure tra coloro che si lamentarono per le modalità del rinnovo delle concessioni autostradali che avrei voluto più aperte e trasparenti. Tuttavia, se in un qualunque bar si puo' dire ciò che si vuole, quando si è un membro del Governo non si puo' sparare a vanvera sentenze o ipotetiche future decisioni fregandosene del diritto e delle conseguenze di ciò che si va blaterando. Alludo alle dichiarazioni che annunciavano l'immediata revoca della concessione, rilasciate istantaneamente dopo il fatto. Ebbene, capisco che il farlo scaricava subito le responsabilità del Governo attuale e solleticava i sentimenti di pronta vendetta di molti cittadini. Ma è proprio lì che si deve vedere la differenza tra un vero politico e un "quaquaraqua". E' probabile, direi quasi certo, che la Società Atlantia possa essere la maggiore se non l'unica responsabile. Tuttavia si è, doverosamente, aperta un'inchiesta e si deve innanzitutto scoprire quale sia stata la causa scatenante del crollo. Poi occorre identificare chi abbia mancato nel fare ciò che si doveva.

Solo dopo si puo' decidere cosa fare. Se la responsabilità per colpa sarà, senza più dubbi, attribuibile all'Atlantia, allora si potrà eventualmente decidere anche per la revoca. Davanti a colpa accertata, anche le clausole di penale che lo Stato dovrebbe pagare per la rottura dell'accordo potranno essere rimesse in discussione, magari invocando il non rispetto degli impegni assunti dal contraente.

Salvini, più avveduto, ha capito che la prima cosa da fare era chiedere un immediato indennizzo per tutte le vittime. Se i Benetton sanno gia' per certo che la concessione sarà revocata, perché dovrebbero sborsare e subito un bel po' di milioni? Tanto vale per loro aspettare di essere costretti a farlo e comunque puntare sui cavilli contenuti nel contratto che regalerebbero loro quasi venti miliardi di euro. Poi si vedrà…

E' inutile parlare delle conseguenze in borsa di quelle improvvide e demagogiche dichiarazioni perché mi auguro che la magistratura e la Consob indaghino su chi abbia guadagnato in quel frangente.

Ma non è tutto. Il nostro Di Maio non è il solo nei suoi vaniloqui farneticanti: vogliamo parlare della TAV, del TAP, di Alitalia, dell'acciaieria di Taranto?

Sembra di avere a che fare con degli irresponsabili totali. A Taranto è stato trovato un possibile investitore che metterebbe miliardi per consentire il proseguimento della produzione della più grande acciaieria d'Europa. Chiuderla, qualunque sia l'improbabile progetto alternativo, significherebbe, tra l'altro (vogliamo parlare dell'occupazione?),  un danno enorme per le casse dello Stato in termini di bilancia commerciale per l'acciaio che dovremo importare anziché esportarlo. Alitalia? Si sta davvero pensando di mantenerla ancora a spese della collettività? Chi pagherà? Con quali soldi?

Sul TAP e la TAV, poi, raggiungiamo il massimo della stupidità o della malafede. L'Italia riceve oggi il gas da varie fonti ed è sufficientemente diversificata. Quello russo, che è il quantitativo maggiore, arriva però attraverso l'Ucraina e Mosca sta pensando di chiudere o ridurre quel transito. Contemporaneamente, sta puntando al raddoppio del North Stream II che arriverà dalla Russia direttamente in Germania. Se a noi verrà meno quello che entra attualmente, saremo costretti a pagare ai tedeschi il costo del transito sul loro territorio. Se invece riceveremo, tramite il TAP, il gas azero cui si potrebbero in futuro aggiungere quello iraniano o quello di Turkish Stream, saremo noi a incassare i diritti di passaggio per quello che lasceremo arrivare ai Paesi del Nord Europa.

Infine, la TAV. Mi sembra quasi superfluo parlarne perché gia' decine di esperti di ogni parte politica hanno rilevato la sua importanza strategica. Basti dire che quel tratto che scavalca le Alpi fa parte di un percorso (il Corridoio n. 5) ferroviario e stradale che va da Kiev a Lisbona e che, piaccia o non piaccia, si farà. La differenza è che se, per un qualunque motivo noi lo interrompessimo in Italia, allora passerà a nord delle Alpi, facendo felici i tedeschi che ancora di più diventeranno lo snodo strategico di tutta l'Europa. Non sanno i nostri insipienti pentastellati che ove passano le strade passano i commerci e che dove passano i commerci arrivano lavoro e ricchezza?

Purtroppo, come dice qualcuno che pur non amo, siamo nelle mani di dilettanti allo sbaraglio e Di Maio è il loro alfiere. Chi mai lo assumerebbe oggi?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
ponte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Italia
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