07:00 23 Settembre 2018
Martello del giudice

Inutile chi legge

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Mario Sommossa
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Nel marzo 2010 l’allora Ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli volle dimostrare che la pletora di leggi esistenti in Italia poteva essere ridotta.

In una caserma dei Vigili del Fuoco diede simbolicamente fuoco a (dichiarò lui) 375.000 leggi inutili o non più vigenti nella pratica giurisprudenziale. Il dichiarato proposito era di ridurre le leggi che restavano in vigore a non più di 5000, da riorganizzarsi a loro volta in "testi unici" suddivisi per settore.

Intento nobile e certamente condivisibile ma, ahimè, restato nel limbo delle intenzioni.

Non si è mai saputo come fosse stato possibile bruciare 375.000 leggi se il Poligrafico dello Stato, che ha digitalizzato lo scorso gennaio tutte le leggi approvate dall'Unita' d'Italia a oggi, ne ha contate solo circa 200.000 in tutto. Tuttavia la differenza tra le cifre è poca cosa: comunque erano e ancora restano troppe. Lo stesso Poligrafico ha calcolato che le leggi nazionali cui attualmente si devono riferire avvocati, giudici e cittadini italiani in genere sono più di 110.000. A queste si devono aggiungere tutte quelle varate dalle singole Regioni. Senza contare i regolamenti regionali e comunali.

Non basta? Quasi tutte le leggi hanno bisogno, una volta approvate e prima di diventare esecutive, di circolari applicative. Il risultato è che perfino chi è animato dalla più civile volontà di rispettare gli ordinamenti puo' trovarsi a infrangere leggi o regolamenti senza saperlo. La situazione peggiora se si pensa che anche chi è incaricato di farle rispettare non riesce a conoscerle tutti e tantomeno a sempre ricordarne la giusta interpretazione. Come ciò si concili con la serenità del cittadino e con la certezza del diritto, lo giudichi ciascun lettore.

Che la situazione non sia semplice lo si puo' vedere da quanto le norme siano intricate e legate tra loro. Più leggi che regolano la stessa materia, rinvii a testi precedenti, citazioni di articoli di altre leggi, linguaggi involontariamente esoterici comprensibili soltanto per gli addetti ai lavori, errori banali o sostanziali, contraddizioni con norme preesistenti, mancate abrogazioni delle stesse contraddizioni (quando immediatamente palesi): il tutto fa sì che si possa giustamente parlare di "giungla normativa".

Alla fine degli anni '90 un volenteroso Parlamentare propose che, nel caso di rinvii ad articoli di altre leggi, fosse obbligatorio riportare nella nuova il testo cui ci si riferiva. Chiese altresì che nelle formulazioni fosse usato soltanto il linguaggio di uso comune, affinché la comprensione fosse la massima possibile e che, prima dell'approvazione di una nuova normativa, gli uffici svolgessero una ricerca nella legislazione esistente per scoprire eventuali sovrapposizioni o contraddizioni. Nel caso, si procedesse ove possibile all'abrogazione della vecchia. La proposta arrivò perfino nella Commissione Camerale competente ma lì si fermò, affossata dalle critiche di ex-magistrati ed ex-avvocati (sempre numerosi in Parlamento) che la giudicarono troppo "semplicistica". Vi rimediò (si fa per dire) il Governo con una "Norma sulla chiarezza dei testi normativi" nel giugno 2009. Peccato che, a causa dell'assenza di sanzioni contro un Governo inadempiente, la Norma sia rimasta inapplicata.

Anche la decisione di abrogare le leggi giudicate inutili o superate non è semplice e se ne accorse lo stesso Calderoli. Proprio a causa dell'intreccio tra le varie leggi, tra quelle che lui "bruciò" si scoprì che ce n'era una del 1934 che disciplinava il funzionamento dei Tribunali dei minori. Senza quella legge, il Tribunale non avrebbe più potuto operare e fu quindi necessaria una Nota pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel 2011 per consentirne la sopravvivenza. Quasi lo stesso successe con una legge del 1962 cancellata da una sentenza della Corte di Cassazione nel 2005. Riguardava la Tutela degli Alimenti e puniva l'alterazione e la vendita di cibo avariato. Applicando ciò che ne restava, due Tribunali nel dicembre 2010 assolsero degli imputati realmente sofisticatori ma oramai non più colpevoli. Anche in quel caso si rimediò solo in seguito attraverso un'altra sentenza della Cassazione del gennaio 2011 che giudicò quella legge come "non abrogata".

Nonostante l'affollamento normativo, in ogni campagna elettorale i partiti promettono nuove leggi che dovrebbero affrontare e risolvere problemi sociali ed economici più o meno sentiti e, appena arrivati in Parlamento, gli eletti si precipitano a presentare proposte che, nel corso dei cinque anni, arrivano spesso a superare il numero di 15.000. Fortunatamente, in una singola legislatura soltanto qualche centinaio arriva alla discussione in Commissione e un numero ancora minore arriva nelle Assemblee. Non è comunque garantito che le Aule le approvino e, anche se una delle due Camere lo facesse, all'altra puo' capitare di bocciarle o modificarle. In quest'ultimo caso, il provvedimento emendato torna nell'Aula dove era cominciato il suo cammino e o le modifiche sono accettate così come formulate, o la "navetta" riparte ancora in senso opposto. Il meccanismo e' lo stesso anche per semplici correzioni a leggi esistenti.

Aggiungiamo a quanto sopra l'inefficienza della burocrazia pubblica, il clientelismo di molte delle assunzioni e delle promozioni nella macchina dello Stato, la frequente volontà dei funzionari di "non correre rischi" nell'assumere decisioni.

Per uscire da questo circuito infernale sarebbe necessaria una forte volontà di razionalizzazione cui collaborino Governo, Parlamento e alti funzionari ministeriali. E' innanzitutto indispensabile ridurre la produzione legislativa di Parlamento e Regioni, cui devono restare soltanto le scelte più squisitamente politiche. Tutti gli aspetti più strettamente "tecnici" dovrebbero derivare da quelle scelte politiche di fondo e restare di competenza degli uffici preposti. La burocrazia dovrebbe essere rivalorizzata in termini di competenze, ma soprattutto attraverso la consapevolezza di svolgere un altissimo servizio civico. Ogni mancanza di senso del dovere nelle proprie funzioni dovrebbe, allora, essere drasticamente punita.

In Francia, ove il servire lo Stato in una pubblica Amministrazione è considerato un grande onore e non soltanto un "posto", si è lavorato per venticinque anni per semplificare tutto il sistema normativo e si è riusciti a raggruppare tutte le leggi in 75 codici. Forse potremmo andare a prendere lezioni da loro.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Legislazione, diritti, Legge, Roberto Calderoli, Italia, Francia
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