00:45 19 Dicembre 2018
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Il Partito Democratico propone Michele Santoro per la Rai?

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Giulietto Chiesa
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La notizia è quasi incredibile, ma è vero che un autorevole esponente del PD, cioè Michele Anzaldi, che si trova nella delicata e importante posizione di segretario della Commissione di vigilanza, l’ha scritto sulla sua pagina Facebook. Ed è poco probabile che si tratti di una sua iniziativa personale. O soltanto di questo.

La proposta è indirizzata simultaneamente a una parte del Governo, cioè ai 5 Stelle, e a Forza Italia di Berlusconi. Dunque è evidente il significato politico, quello che l'espressione popolare notissima definisce cercare di "prendere due piccioni con una sola fava". Il primo piccione, il più facile, è quello di affossare la candidatura di Marcello Foa alla presidenza della RAI. E, siccome la candidatura di Foa proviene direttamente da Matteo Salvini, equivale a colpire direttamente il capo del partito "nemico per eccellenza" del Partito Democratico. Meglio ancora: equivarrebbe incaricare il M5Stelle a svolgere il ruolo di sicario.

Il secondo piccione è più difficile da catturare: si tratta di convincere Berlusconi, le sue donne e i suoi uomini, a rompere I rapporti con Salvini e la Lega, o, per lo meno, a fare uno sgarbo esplicito all'oramai più potente alleato del centro destra. Per altro Berlusconi — che pure aveva accettato, nei pourparler privati con Salvini, senza troppo fiatare, la candidatura di Marcello Foa alla presidenza della RAI — non gradisce certamente che in quel ruolo vada a insediarsi un giornalista che vuole rilanciare la RAI come impresa pubblica facendola uscire dal ruolo di subalternità a Mediaset in cui il Partito Democratico l'ha lasciata nell'ultimo decennio.

Il Patto del Nazareno, tra Renzi e Berlusconi, proprio questo significava. È ben vero che Foa scriveva anche sul giornale di famiglia di Berlusconi. Ma la sua critica alle televisioni italiane, tutte, tanto la RAI quanto Mediaset è sempre stata severissima e, dunque, per Mediaset, Foa è un potenziale e pericoloso avversario.

Le ragazze di Non è la Rai
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Quindi Anzaldi non scherza — non troppo — con la sua proposta. E Santoro, presentato come una candidatura "di garanzia" per tutti, potrebbe trovare consensi nell'opinione pubblica democratica di sinistra, che ha apprezzato una parte della sua carriera televisiva tributandogli molti successi. Michele Santoro, del resto, è stato qualche anno anche alle dipendenze di Berlusconi ed è un sapiente manovratore. Abbastanza duttile e pieghevole da non spaventare troppo i molti amici che ha sia in RAI che in Mediaset.

La novità "tattica" del PD rappresenta tuttavia una sterzata rispetto al passato. Michele Santoro non è mai piaciuto a Renzi, che non lo aveva mai preso in considerazione come un possibile suo uomo. Adesso lo ripesca (o permette che lo si ripeschi), perché non ha niente di meglio da offrire. Niente di meglio per il grande pubblico, che si è da tempo stufato di vedere in tv sempre le stesse facce di bronzo, obbedienti a ogni capriccio del potere.

Per altro Michele Anzaldi, nel momento stesso in cui propone Santoro, gli infligge l'equivalente di una coltellata alla schiena, ricordandogli una "storica" trasmissione da lui condotta, sul canale tv "La Sette", invitando sia Berlusconi che Travaglio (il direttore del "Fatto Quotidiano"), con l'evidente obiettivo di mettere sulla graticola Berlusconi per mezzo di Travaglio. Fu un momento storico davvero, nel quale Santoro uscì sconfitto (insieme a Travaglio) e Berlusconi — che avrebbe dovuto essere crocifisso davanti al pubblico — uscì magistralmente vincente. Tanto vincente che non pochi commentatori, il giorno dopo, scrissero che Berlusconi aveva ricuperato un milione di voti in una sola serata in casa del nemico.

Anzaldi, rivolgendosi ora a Berlusconi, gli ricorda quel "regalo involontario", che costò molti guai anche al Partito Democratico. Come se gli dicesse: "fallo votare, chissà che ti faccia qualche altro regalo in futuro. Regalo di cui hai bisogno, visto che Salvini ti sta portando via mezzo partito". Ma l'impresa di convincere Berlusconi non sarà facile. Meno facile che covincere Di Maio a rompere il suo patto con Salvini. Ancora meno facile convincere Salvini a abbandonare la sua proposta. Vedremo a settembre. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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TV, RAI, Silvio Berlusconi, Italia
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