09:54 21 Ottobre 2018
Australia, mappa immigrazione clandestina

L’Immigrazione, l’Australia e gli antipodi

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Alessio Trovato
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Ai nostri antipodi, non solo geografici evidentemente, esiste un mondo in cui tematiche quali quella dell’immigrazione vengono trattate in maniera pragmatica. Già il pragmatismo - quell’atteggiamento che tende a privilegiare risultati concreti e applicazioni pratiche, più che principî o valori ideali astratti. Il pragmatismo, questo sconosciuto.

Un modello di un monumento dedicato alla schiavitù
© AFP 2018 / Ben Stensall
La politica immigratoria australiana ha vissuto fasi estremamente alterne. C'è stato un periodo, nel secolo scorso, dopo la Seconda Guerra Mondiale, in cui il Governo australiano addirittura promosse una campagna volta intenzionalmente a favorire l'immigrazione. La campagna passata alla storia con il nome di ‘Populate or Perish' (Popolare o morire) finalizzata ad aumentare la popolazione per ragioni economiche ma anche strategico-militari (Ben Chifley, Primo Ministro dal 1945 al 1949, istituì il Dipartimento per l'Immigrazione al fine di favorire un progetto di immigrazione su larga scala. Chifley raccomandava un incremento della popolazione di almeno l'1% annuo). In questo quadro nel marzo del 1951 l'Australia firmò un accordo bilaterale ‘per l'immigrazione assistita' anche con l'Italia (accordo bilaterale che, con l'obiettivo di perseguire "il comune interesse ad incoraggiare l'immigrazione italiana in Australia", definiva i dettagli delle operazioni di reclutamento, viaggio, sbarco e insediamento nel Paese di accoglimento — fonte Ministero degli Esteri italiano, Osservatorio sulla formazione e sul lavoro degli italiani all'estero). Questo accordo favorì il reclutamento ed il collocamento di manodopera italiana. Anche la politica dei ‘ricongiungimenti' con i parenti italiani immigrati già di lunga data venne favorita. Risultato fu che da quegli anni il flusso di immigrati italiani in Australia assunse forma di vera e propria immigrazione di massa. A tutt'oggi la comunità italiana è tra le più numerose dopo quelle provenienti da Regno Unito e Irlanda.

Ebbene, il Governo australiano voleva che il Paese si popolasse ed il Paese si popolò. Una volta raggiunti gli obiettivi poi però la politica cambiò e si passò ad una sempre maggiore chiusura. Oggi, anche per entrare in Australia regolarmente, ci vuole visto, ci sono regole, ci sono tanti limiti. Quando poi dal Mar di Timor, che separa l'Australia dall'Indonesia e, sopratutto dallo Stretto di Torres, soli 150 km di mare poco profondo e punteggiato di isolotti che separa dalla Nuova Guinea, iniziò l'immigrazione clandestina, anche lì con i barconi, il Governo si ritrovò a prendere decisioni sempre più drastiche. Ecco che oggi l'operazione ‘Populate or Perish' ha ceduto il posto all'operazione chiamata piuttosto ‘Sovereign Boards' (Confini Sovrani — ref: Keane Bernard, 25 July 2013 "Military reshuffle: Abbott's Operation Sovereign Borders", Crikey). Dal 2014 infatti il Governo dei Liberali Tony Abbott e poi quello di Malcolm Turnbull hanno avviato una politica che noi chiameremmo di ‘respingimenti' e che loro invece chiamano di ‘difesa di interessi e sovranità nazionale' (Abbott, Primo Ministro dal 2013 al 2015, Turnbull succeduto ad Abbot e tuttora in carica). Il programma è molto semplice — la Guardia Costiera intercetta le imbarcazioni di immigrati illegali e li riaccompagna nelle acque territoriali da dove provengono. Se le imbarcazioni non sono in grado di reggere il mare o riescono a sfuggire ai controlli allora gli immigrati irregolari vengono presi e trasferiti nei centri di detenzione temporanea nelle isole di Horn, Christmas, oppure nella città di Darwin. Di qui, solitamente poi rimpatriati, oppure, quelli che vedono accolta la domanda di asilo, trasferiti comunque nell'isola di Manus, in Papua Nuova Guinea o nell'isola Stato di Nauru ma non in Australia. Naturalmente con Papua e Nauru l'Australia ha un accordo che comprende anche un determinato sostegno economico in cambio della cooperazione.

L'operazione è accompagnata dalla campagna 'No way', una martellante campagna informativa il cui nome, già programma, potremmo tradurre con 'scordatevelo'. Il concetto è semplice — se provate ad entrare illegalmente in Australia non vi stabilirete mai. Anzi, quello proprio è l'unico modo per perdere ogni speranza che la vostra domanda possa venire accolta.

Risultati dell'azione combinata operazione + campagna informativa: semplicemente la fine degli sbarchi, la fine delle morti in mare, la fine dei traffici e dei trafficanti, la fine anche proprio dei tentativi (Ref:"Operation Sovereign Borders: Prime Minister Tony Abbott marks 100 days without an asylum seeker boat arrival", ABC News, 30 March 2014; "Satisfied Australia marks six months with no boatpeople". SBS News, 19 June 2014; "Promise check: We will stop the boats", ABC News, 14 May 2015).

Certo, ci sono mille discorsi umanitari da valutare, sì, noi non abbiamo l'isola di Nauru o l'accordo con Papua, la situazione non è proprio la stessa, tutto quello che volete, però guardate il video della campagna NO Way del Governo australiano con il Generale Campbell che spiega che tentare uno sbarco illegale in Australia non serve a stabilirsi ma serve solo a riempire le tasche dei trafficanti. Guardate il video e provate ad immaginarvi una cosa del genere da noi… se ci riuscite.

Una volta il premier Abbott ebbe a dire: «nel bloccare le imbarcazioni abbiamo anche salvato delle vite, l'operazione Sovereign Borders è una lezione che oggettivamente tutti gli Stati dovrebbero imparare ad applicare». In tutta risposta la portavoce dell'Unione Europea Natasha Bertaud disse: «La UE applica il principio di non-respingimento. Non abbiamo intenzione di cambiare questo principio, quindi il modello australiano non sarà mai un modello valido per noi»*. Fine del dibattito.

*(Ref: The Telegraph, 4 maggio 2015 "Tony Abbott claims EU 'in talks with Australia' over its success tackling migrant crisis"; BBC News, 4 maggio 2015 "Australia and Europe 'contact' over migrant crisis").

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Immigrazione, Australia
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