17:07 17 Agosto 2018
Troll matryoshka

Panorama sull'università americana che ci parla dei “troll russi”

CC BY 2.0 / Pawel Maryanov / Troll matryoshka
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Pietro Vinci
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Una nuova “minaccia” sembra già sciogliersi come neve al sole: i famigerati “troll russi” che avrebbero operato per riuscire ad influenzare le elezioni italiane e portare a compimento persino un attacco contro la Presidenza della Repubblica italiana, sembrano essere ormai realistici come i loro omonimi delle fiabe della tradizione nordica.

E' lecito domandarsi dove sia nata questa storia che ha fatto gridare, in modo abbastanza scomposto ed emotivo, all'ennesima prova della fantomatica "ingerenza russa" in Occidente. La risposta è immediata: si tratta del lavoro di due professori statunitensi, Patrick Warren e Darren Linvill come riporta Wired, della Clemson University. Il primo è un professore associato per il Dipartimento di economia, mentre il secondo si è occupato di corsi in pedagogia, teoria delle comunicazioni, oratoria e studi di comunicazione.

La Clemson è un'università con sede nello stato della Carolina del Sud, fondata nel lontano 1889 da Thomas Green Clemson, politico e militare americano che servì la Confederazione durante la Guerra di Secessione. La Clemson è un'istituzione pubblica, con oltre 20mila studenti e quasi 5mila dipendenti, e svolge un'azione di lobbying imponente. Il giornale americano The Greenville News, il terzo più grande in tutto lo stato, si è recentemente occupato anche di questa università dimostrando quanto sia stato rilevante il suo peso. Si dimostra che la spesa complessiva delle università, affinché possano agire come gruppi di pressione politica per muovere in una certa direzione le istituzioni, è stata negli ultimi 9 anni di 8 milioni di dollari; la spesa è poi ripresa dal 2016, superando la fase più scura di crisi economica. La Clemson University si è distinta in questo campo di pressione politico-sociale, arrivando a spendere 68.333 dollari.

Mark Land, il portavoce della Clemson, ha detto qualcosa di estremamente interessante: "L'attività di relazionarsi della Clemson col governo va ben oltre la necessità di assicurare più soldi per l'università. Tutto ciò infatti comprende anche lavorare coi legislatori, su materie politiche che riguardano l'educazione superiore, o operare come una fonte di informazioni per loro, per agenzie di stato e molto altro".

Insomma, alla Clemson University ci tengono particolarmente ad avere un rapporto privilegiato col governo e la generale burocrazia degli Stati Uniti, persino con la finalità di essere fonti di informazioni e dati per quest'ultimo.

Sull'imponenza dei fondi che questa università adopera sulla politica, Land è stato sin troppo chiaro: "La spesa per l'attività di lobbying nel 2017 è stata più grande rispetto a quella riportata nel sito. Lì si dice che sono stati spesi 180.983 dollari, mentre sono 200.476". Un "traffico di influenze" sicuramente corposo.

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© AP Photo / Matt Rourke, File
La Clemson Univeristy non fa neanche mistero, ne va anzi tronfiamente fiera, dei suoi solidi legami con il comparto militare statunitense e l'esercito: in una parte del suo stesso sito, sotto il titolo "Un'orgogliosa tradizione", si legge quanto segue: "La Clemson University ha una fiera tradizione di eccellenza militare, risalente alla sua fondazione come scuola militare. Partendo dal primo corso di laurea del 1896, più di 10.000 uomini e donne della Clemson hanno prestato servizio nelle forze armate. Molti sono stati più volte decorati... Alcuni hanno ricevuto la Medaglia d'onore, la più alta decorazione militare del Paese, numerosi sono stati i prigionieri di guerra e 491 alunni hanno compiuto il sacrificio massimo nel servizio della loro nazione". La stessa università è sede di distaccamenti dell'Esercito statunitense e per la Riserva d'addestramento dei corpi d'ufficiali dell'Aviazione militare USA.

Coi "troll russi" la Clemson non si è posta al centro dell'attenzione per la prima volta: l'Atlanta Black Star, giornale americano che ha come obiettivo sociale quello di mettere in primo piano tutto ciò che riguarda la comunità dei neri d'America, pubblicò lo scorso giugno un articolo dal titolo "I bianchi intolleranti preferiscono un potere autoritario se quello democratico comporti la garanzia di diritti alle minoranze"; era tutto orbitante attorno a un lavoro universitario a firma di Nicholas T. Davis dell'Università A&M del Texas e di Steven V. Miller della Clemson University. "Questi sentimenti di intolleranza sociale da parte dei bianchi - dice il giornalista citando lo studio - li rende più inclini ad accettare alternative antidemocratiche, come un regime militare e l'eliminazione della separazione dei poteri nel governo". Sempre l'Atlanta Black Star collega questa onda di "suprematismo bianco" alla vittoria di Donald Trump e al suo motto "Make America great again!".

Restando sul versante politico, pare che in questa università si possa ben percepire quale sia il clima: nel 2017 Bart Knijnenburg, assistente professore sempre della Clemson in HCC (Human-centered computing, letteralmente Informatica adeguata/centrata sull'uomo), pubblicò una serie di post sul suo profilo FaceBook. I messaggi contenevano frasi come "Tutti i repubblicani sono razzisti" o  "feccia" e condivise persino un meme: c'era Winnie the Pooh, il dolce personaggio dei cartoni animati, che discutendo su quale fosse il suo giorno preferito diceva "Il giorno in cui bruceremo questo figlio di...". Ne parlò approfonditamente in un articolo il bisettimanale statunitense National Review riportando il commento di un utente di nome Rob Van Haaren: "Ti ho sempre ammirato, come se fossi il mio mentore, anche per aver trasmesso l'idea di studiare all'estero. Vedere però cosa pensi, mi intristisce". Knijnenburg della Clemson rispose: "Dovresti venire a vivere nel Sud (degli Stati Uniti) per un po'. É spossante".

Prima di prendere per oro colato le parole dei professori americani di questa università, non sarebbe opportuno soppesare tutto cum grano salis anziché scatenare campagne isteriche?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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