16:05 21 Ottobre 2018
Premier dell'Italia Giuseppe Conte e il presidente Usa Donald Trump a Washington

Italia, Stati Uniti, Francia, Russia ed Iran dopo la visita di Conte a Trump

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Germano Dottori
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La visita del premier italiano Giuseppe Conte è stata al centro di numerosi commenti a caldo, per lo più dedicati alle prospettive future della relazione tra Stati Uniti ed Italia.

Minore attenzione è stata invece prestata ai riflessi che questo rapporto in evoluzione dispiegherà su altre dimensioni non meno importanti della politica internazionale. Donald Trump e il Presidente del Consiglio italiano hanno infatti discusso di molti dossier che coinvolgono, tra gli altri, Francia, Russia ed Iran.

Sul versante francese si annunciano cambiamenti. Dal 14 luglio 2017, quando il Presidente americano aveva assistito alla parata in memoria della presa della Bastiglia, era parso che Emmanuel Macron fosse riuscito ad arruolare Washington in uno schema di contenimento della Germania che danneggiava fortemente l'Italia. Trump venne indotto a credere che il rafforzamento della Francia potesse servire ad arginare l'ascesa della potenza tedesca e s'indebolì l'incentivo ad ostacolare l'espansione di Parigi in Nord Africa.

Nel corso dell'incontro con Conte, Trump pare aver fatto marcia indietro, probabilmente perché nelle ultime settimane Parigi ha a sua volta cambiato orientamenti, promuovendo l'Iniziativa d'intervento europeo, dietro la quale non è difficile immaginare la volontà di creare proprio insieme alla Germania e persino alla Gran Bretagna una poco gradita forza militare integrata. Macron ha quindi abbandonato la strategia che Trump aveva accettato di sostenere. E Conte a quel punto ha avuto buon gioco nel trarne profitto, chiedendo al tycoon sostegno in Libia e, forse, anche nella difesa degli equilibri economico-finanziari italiani, oggetto di un attacco sistemico da parte francese.

All'Italia è stata quindi promessa l'attivazione di una cabina di regia bilaterale per il Mediterraneo. Trump ha inoltre rinnovato il riconoscimento, fatto per la prima volta da Obama a Renzi, del ruolo di leadership italiano a Tripoli, assicurando altresì una presenza statunitense alla conferenza internazionale sulla Libia con la quale Roma vorrebbe neutralizzare gli effetti di quella svoltasi in Francia nella scorsa primavera. Naturalmente, i francesi non rimarranno passivi rispetto a questi sviluppi ed è probabile che reagiscano, cercando di aprire delle fratture nel sistema politico italiano, nel quale vantano ormai parecchi alleati.

Quanto alla Russia, Trump ha insistito sul rispetto delle sanzioni adottate a suo tempo in risposta all'annessione della Crimea, esercitando altresì pressioni affinché l'Italia faciliti il completamento del Tap. L'importanza di questo aspetto dei colloqui bilaterali svoltisi a Washington non dovrebbe essere tuttavia esagerata.

In questa fase in cui il Presidente americano continua ad essere investigato per il presunto appoggio ricevuto da parte russa durante la campagna elettorale del 2016 era difficile per l'Italia ottenere una dispensa che avrebbe rafforzato i sospetti. Inoltre, la diplomazia statunitense sostiene che le sanzioni anti-russe non siano particolarmente pesanti e non puntino a compromettere l'economia di Mosca. Se utili a coprire un'apertura, possono quindi essere mantenute fino alla formalizzazione di potenziali intese future.

Del gasdotto transadriatico - che vale 1/5 del Nord Stream attuale, in via di raddoppio - va invece sottolineato come non sia in grado di alterare significativamente la dipendenza dell'Europa dalle forniture russe, il cui eventuale impiego strategico è stato peraltro già neutralizzato dall'Ue, che ha imposto a Gazprom il principio della trasferibilità a paesi terzi del metano venduto individualmente ai singoli Stati membri. È però certo che parlare del Tap sia servito comunque a Trump a far comprendere come la collocazione geopolitica dell'Italia non potrà essere messa in discussione neanche in un contesto distensivo in cui venga consentito ai rapporti bilaterali italo-russi di riprendere slancio.

Quanto all'Iran, infine, l'incontro con Conte ha permesso al Presidente statunitense di annunciare la propria disponibilità ad incontrarsi "senza precondizioni" con qualsiasi interlocutore Teheran gli offra. Tale circostanza dimostra come obiettivo di Trump non sia il cambio di regime ma il raggiungimento di un'intesa, che dovrebbe culminare nella rinuncia da parte persiana ai missili a più lungo raggio, che minacciano l'Europa e sono la giustificazione dello schieramento avanzato delle difese antimissilistiche Usa tanto invise alla Russia. La reazione iraniana alle aperture di Trump è interessante: si sono rivolti al Presidente americano persino oltranzisti come Qassem Suleimani e Mamoud Ahmadinejad, ben consapevoli del malcontento che alligna nel loro paese e della necessità di una svolta. Degli spazi per trattare, potrebbero quindi materializzarsi presto, una volta che in Iran abbiano individuato a chi spetti la responsabilità di negoziare. Si può pertanto essere cautamente ottimisti, a dispetto delle manifestazioni più o meno tattiche d'intransigenza che si osservano.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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politica, Nord Stream 2, Matteo Renzi, Barack Obama, Giuseppe Conte, Donald Trump, Gran Bretagna, Libia, Germania, Francia, Russia, Iran, Italia, USA
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