20:05 16 Agosto 2018
Cremlino, Mosca

Sanzioni: La Russia deve ringraziare l’UE?

© Sputnik . Vladimir Vyatkin
Opinioni
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Marina Tantushyan
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Un mese fa i leader dell'UE hanno per ennesima volta concordato la decisione politica per estendere le sanzioni contro la Russia per altri 6 mesi con lo scopo tradizionale di colpire l’economia russa e isolare Mosca.

Le sanzioni imposte dall'Unione Europea alla Russia sono di due tipi, diplomatiche ed economiche; mentre le controsanzioni imposte dalla Federazione sono di tipo economico, e riguardano l'embargo di prodotti quali carni, bovina, pollame e suina, pesce, formaggi e latticini, frutta e verdura.

A distanza di quattro anni dopo l'introduzione delle sanzioni antirusse uno dei migliori think tank europei Eurispes ha deciso di condurre uno studio per capire a chi in realtà fanno male le misure restrittive - al sanzionato oppure ai paesi sanzionatori?

La riflessione curata da ricercatore dell'Eurispes Paolo Greco approfondisce i diversi aspetti, per alcuni versi poco noti, delle conseguenze delle scelte con le quali si pensava di poter "punire" un grande paese, tra i primi produttori di materie prime al mondo.

Cosa è cambiato in questi 4 anni? Cosa è successo con i settori sotto embargo? Le sanzioni funzionano? Per trovare risposte a queste complicatissime domande Sputnik Italia si è rivolto a Paolo Greco, ricercatore dell'Eurispes.

— Dott. Paolo Greco, ultimamente sono stati diffusi molti dati che riguardano le conseguenze che ha avuto la cosiddetta "guerra delle sanzioni" sull'UE e la Russia. Alcuni di questi dati si sono rivelati contraddittori. Cosa avete scoperto Voi? A Suo avviso, qualcuno di due attori ha raggiunto il proprio obiettivo?

— Se per gli obiettivi intendiamo la situazione Crimea (per l'Europa la liberazione della Crimea, per la Russia il mantenimento della stessa), la Russia è senza dubbio più vicina al conseguimento del proprio obiettivo. Ad oggi, la Crimea è sotto il controllo russo, situazione che non sembra destinata a mutare. Se invece si vogliono considerare anche gli obiettivi che sono nati ed emersi con la "guerra delle sanzioni" (per l'Europa, nessuno in particolare, per la Russia lo sviluppo di un mercato interno), la Russia attraverso l'embargo sui prodotti alimentari è riuscita a diversificare e rafforzare la sua economia, ma sono stati altrettanto importanti anche i finanziamenti stanziati per gli IDE (investimento diretto estero).

— Le sanzioni commerciali imposte dall'Occidente alla Russia e le controsanzioni di Mosca sono costate finora all'Italia 10 miliardi di euro di mancate esportazioni. La Coldiretti osserva che in realtà il danno per l'Italia è doppio: alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni italiane in Russia si sommano quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Quali settori dell'economia italiana sono stati colpiti di più?

— In maniera negativa sicuramente tutti i settori direttamente colpiti dall'embargo. Il danno per l'export europeo e italiano verso la Russia è stato notevole, ma non tutto è stato causato dalle sanzioni, un peso rilevante lo ha avuto la recessione dell'economia russa.

Per quanto riguarda il danno di immagine, non c'è dubbio. Purtroppo il fenomeno dell'Italian sounding cresce, e cresce a tassi maggiori delle nostre esportazioni originali. Se mai dovessero cessare l'embargo e le sanzioni, sarà arduo riconquistare le quote perse ma soprattutto rieducare il consumatore al sapore e alla qualità del vero Made in Italy.

Per gli altri settori, ad esempio quelli della zootecnia e del metalmeccanico, probabilmente si sono aperte più porte di quelle che si sono chiuse. Le agevolazioni agli IDE e il rafforzamento di produzioni ora protette hanno attirato investimenti da parte di molte imprese europee, con soddisfazione reciproca.

— A Suo avviso, in questi quattro anni i produttori italiani sono riusciti a trovare un mercato di sblocco alternativo a quello russo?

— Sicuramente sì. Secondo le analisi della Coldiretti su dati Istat le esportazioni del Made in Italy sono aumentate nel corso del 2017 del 7%, raggiungendo il valore di 41 miliardi di euro. I prodotti italiani sono molto apprezzati all'estero; tra i paesi fuori dall'Unione, circa un terzo delle esportazioni, come principali mercati per valore e potenziale, troviamo Stati Uniti e Cina. Stiamo crescendo anche in Giappone, Canada e nella stessa Russia, per quanto riguarda quei settori esclusi dall'embargo. Made in Italy è un sinonimo di qualità che esprime fiducia ed eccellenza, sempre più riconosciuta dal mercato estero.

— Esiste un parere abbastanza diffuso, secondo il quale, a causa delle sanzioni, la Russia non si sente per niente colpita e punita: al contrario, in questi anni il paese ha riscoperto il suo mercato interno e ha iniziato a sviluppare il marchio "Made in Russia". Inoltre, si sottolinea che Mosca non avrebbe pagato alcun prezzo, visto che c'è stato un boom nella produzione locale di prodotti. Pensa che la Russia debba ringraziare l'UE per le misure restrittive?

— Non penso che la Russia debba ringraziare nessuno. La Russia è un grande paese, con un forte peso politico mondiale ma un tessuto economico per molti aspetti è ancora fragile. È nell'interesse di ogni nazione voler migliorare il proprio mercato interno, e ritengo che le agevolazioni agli IDE e l'embargo siano valutabili in tal senso. Che non sia stato pagato nessun prezzo non è vero, ma bisognerebbe vedere chi è stato a chieder il conto, se l'Unione Europea, con le sue sanzioni, o il deprezzamento del petrolio, un danno auto-inflitto per la sua dipendenza dalle materie prime. Secondo i dati del FMI, era prevedibile una recessione russa ad una eventuale caduta del greggio; le sanzioni hanno ampliato un clima di incertezza e tensione, ma senz'altro non sono la causa principale.

— Secondo il vostro studio, ad oggi, la situazione dell'export italiano verso la Russia sta recuperando il valore antecedente le sanzioni, crescendo nel 2017 del 19% rispetto all'anno precedente. Quali sono le Sue previsioni per il futuro? Pare che la situazione si stia pian piano sbloccando...

— L'export sta crescendo e recuperando terreno, aiutato senz'altro della ripresa dell'economia russa e della crescita del potere di acquisto delle famiglie (+6,2% i salari reali e un'inflazione intorno al 2,3% nel 2017, dati Ministero degli Affari Esteri). Per i settori fuori embargo le esportazioni stanno crescendo e recuperando i valori antecedenti la crisi, discorso che non vale per i settori sanzionati.  Questi dovranno innanzitutto analizzare la fattibilità di una possibile riconquista di quote di mercato, ad esempio potrebbero incontrare difficoltà quei settori legati all'ortofrutta, visto il suo notevole sviluppo interno, per cui potrebbe risultare difficile riconquistare la fiducia del consumatore, come già accennato.

— Spesso si sente dire, anche da parte dei politici italiani, che le sanzioni imposte dall'Unione Europea nei confronti della Russia sono inutili e devono essere abolite subito. Comunque, fino ad oggi tutto è rimasto come prima. A Suo avviso, alla fine del gioco, le autorità italiane passeranno dalle parole ai fatti oppure l'Italia rimarrà per sempre ostaggio della politica "suicida" dell'UE?

— Che le sanzioni imposte siano inutili in quanto a efficacia per il raggiungimento dell'obiettivo prefissato, i risultati sembrerebbero confermare questa tesi. Sebbene i rapporti economici e diplomatici tra Italia e Russia siano proficui, l'Italia è comunque parte di un sistema più grande come l'Unione Europea di cui è paese fondatore. Può quindi capitare che nell'interesse generale alcune politiche possano non rispondere appieno all'interesse particolare.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Sanzioni contro la Russia, Intervista, UE, Crimea, Italia, Russia
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