16:53 15 Dicembre 2018
La scultura di un dragono a Pechino

Ma il vero nemico si chiama Cina

© Sputnik . Iliya Pitalev
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Gian Micalessin
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Usa in vista delle elezioni di “mid term” di novembre monta la febbre anti russa. E intanto Pechino studia come diventare la prima potenza mondiale.

"I cinesi puntano a soffiarci il posto di superpotenza mondiale". L'ultimo a spiegarlo agli americani è stato il vice direttore della Cia per l'Asia Michael Collins. Intervenendo al seminario sulla sicurezza globale di Aspen il 20 luglio scorso, ha ricordato come i protagonisti di una vera "guerra fredda" contro gli Stati Uniti non siano i russi, ma il presidente Xi Jinping e il suo regime.

"Il loro obbiettivo è far sì che ogni paese chiamato a decidere politiche basate sui propri interessi si schieri con la Cina anziché con gli Stati Uniti… Questo fa sì che la competizione con noi, e con quanto noi sosteniamo, sia molto più estrema e significativa di quella sostenibile dai russi".

Collins non è il solo a puntare il dito su Pechino. Per il direttore dell'FBI Christopher Wray la Cina rappresenta "la minaccia più ampia, più impegnativa e più significativa" nel settore controspionaggio. Per il Direttore dell'Intelligence Nazionale Dan Coats — che denuncia i tentativi cinesi d'impadronirsi di secreti commerciali e scientifici, è tempo di decidere se la Russia sia "un vero avversario o un legittimo concorrente". Le perplessità nei confronti di una politica che continua a privilegiare la paura del vecchio orso russo anziché guardare al nuovo nemico orientale non sono una novità. I primi tentativi di valutare con più attenzione il ruolo cinese si fanno strada dopo l'aprile 2001 quando una collisione tra un aereo spia americano e un jet cinese innesca la prima crisi militare e diplomatica con Pechino.

Dopo quell'episodio tutto è pronto per una radicale Revisione della Strategia di Difesa. Ma il progetto, destinato a venir finalizzato nel settembr 2011, viene cancellato dall'11 settembre. Da quel momento l'America si concentra sulla guerra ad Al Qaida e dimentica il nemico cinese. Ucciso Bin Laden l'Amministrazione Obama punta tutto sulle politiche ambientalistiche e, pur di strappare il sì agli Accordi di Parigi, chiude entrambi gli occhi sull'espansionismo cinese nel Pacifico dove Pechino allarga le sue aree d'intervento economico-militare attraverso una serie di arcipelaghi artificiali. A vanificare la volontà di Trump di rivedere le strategie concentrandosi sul nemico "giallo" interviene invece il Russiagate che, complice una pesante pressione mediatica, spinge ancora una volta l'America a preoccuparsi del vecchio orso russo anziché del felpato dragone cinese. Anche gli allarmi lanciati dai vertici dell'intelligence americana sono in queste ore letteralmente sovrastati dal clima di "russofobia" che agita il Congresso in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

In questo clima Democratici, Repubblicani e molti settori della stessa Amministrazione contrari ai tentativi di Donald Trump d'intavolare rapporti più costruttivi con Mosca, fanno di tutto per allargare il solco con la Russia e dimenticare lo scontro con la Cina. E così mentre il Congresso studia nuove sanzioni capaci di azzoppare l'economia russa nessuno guarda alla crescente potenza militare cinese. Agli inizi di luglio Pechino ha messo in mare due cacciatorpediniere "Tipo 055" da 13mila tonnellate con 112 tubi lanciamissili considerati più evoluti e potenti rispetto alle unità americane, giapponesi e sudcoreani dello stesso tipo dispiegate nel Pacifico. A aprile-maggio Pechino ha varato la prima portaerei da 50 mila tonnellate (70mila con il carico massimo) interamente autoprodotta. Un varo preceduto dal discorso con cui il presidente Xi ha annunciato la nascita di una Marina Militare di rilievo mondiale. Un progetto già avviato visto che nel 2017 Pechino ha aperto la prima base a Gibuti nell'Oceano Indiano. Una base che rimarca, anche militarmente, il ruolo egemone giocato in un'area dove, grazie ai crediti a pioggia, la Cina ha acquisito il monopolio nello sfruttamento delle materie prime prodotte dai paesi africani.

Il progetto di affiancare alla dimensione economica una potenza militare perlomeno equivalente è evidente visto che la Cina — come spiega l'ex sottosegretario americano alla difesa Marcel Lettre — "ha il secondo budget militare dopo gli Stati Uniti, il più grande esercito, la terza aviazione del mondo e una marina di 300 navi tra cui almeno 60 sommergibili". Ma nel mondo dei media e della politica americana tutto questo non conta. Mentre i giornali continuano a rilanciare un Russiagate su cui non esiste, ad oggi, una sola prova il Senato mette a punto un progetto di legge rivolto a prevenire eventuali interferenze russe nelle elezioni di medio termine basato su nuove, durissime sanzioni contro la Russia. E così mentre Washington spara su Mosca, Pechino cresce e si rafforza.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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relazioni USA-Cina, relazioni Russia-Cina, Relazioni Russia-USA, Dan Coats, Xi Jinping, USA, Cina, Russia
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