12:07 20 Novembre 2018
Paolo Venturini

L'ultra maratoneta Venturini alla scoperta della Siberia

© Foto : Matteo Menapace
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Marina Tantushyan
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Il noto ultra maratoneta padovano Paolo Venturini è di nuovo tornato nella Siberia orientale. Si sta preparando per la sua nuova sfida che si culminerà nel gennaio 2019, quando l’atleta proverà a realizzare quello che nessuno è ancora riuscito a fare.

Il corridore italiano ha deciso di stabilire un nuovo record che si abbina perfettamente a quello ottenuto in Iran, quando nel luglio 2017 percorse 75 Km a oltre 67 gradi centigradi in uno dei deserti più caldi del pianeta. Dal record "infernale" al record "glaciale", battezzato Monster Frozen, il passaggio era naturale e questa nuova sfida non può che realizzarsi in Jakuzia dove le temperature medie nella stagione invernale sono di —50/-60 gradi centigradi. 

Sputnik Italia ha deciso di intervistare nuovamente l'ultra maratoneta Paolo Venturini che è appena rientrato dalla Jakuzia, dove lui ha fatto il sopralluogo estivo.

— Paolo, in pochi mesi hai visitato Jakuzia già due volte. Cosa ti ha spinto di andare in Russia nel periodo estivo, tenendo presente che la tua avventura siberiana si terrà in condizioni estreme?

— Volevo vedere la Jakuzia in estate per conoscere più a fondo questo stupendo paese, continuare ad organizzare nei minimi dettagli la mia sfida, ma soprattutto raggiungere Ojmjakon e correre sul percorso che dovrò affrontare a gennaio. Abbiamo anche girato una parte del documentario che racconterà tutta la mia sfida, in modo da mostrare la Jakuzia in tutti i suoi aspetti, quello estivo, verde con una natura potentissima e vivissima e poi ci sarà quello invernale, con il ghiaccio e la neve.

— La tua impresa ha generato interesse nella regione della Jakuzia? Sei riuscito ad ottenere l'appoggio istituzionale per il tuo progetto?

— Credo che in Jakuzia siano i molti ad attendermi. La curiosità è alta e l'interesse governativo massimo. In particolare il Dipartimento delle relazioni esterne il dottor Vladimir Vasilyev con il suo staff, sta lavorando in prima persona al progetto, tanto da aver dichiarato di voler venire ad assistere all'impresa personalmente. Il tutto anche grazie all'Associazione Culturale Russia Emilia Romagna, che sta lavorando per coinvolgere le autorità russe.

Paolo Venturini
© Foto : Matteo Menapace
Paolo Venturini

— La natura straordinaria siberiana sarà una dei principali protagonisti durante la tua maratona invernale. Quali sono le tue impressioni sulla Jakuzia che alcuni addirittura chiamano "Amazzonia siberiana"? Cosa ti ha colpito di più? È stato facile raggiungere Ojmjakon?

— La taiga siberiana è qualcosa di indescrivibile. Fiumi, laghi, boschi sconfinati, fanno capire quanto l'essere umano sia piccolo. Una natura ancora vergine, per questo bellissima, ma anche da proteggere per preservarla. Arrivare ad Ojmjakon è un'avventura nell'avventura. 30 ore di auto, completamente su strade sterrate. Due fiumi da attraversare in nave. Chilometri e chilometri senza incontrare esseri umani. Tantissimi e bellisssimi cavalli Jakuzi, mi hanno accompagnato lungo il viaggio, assieme ad un numero impossibile da descrivere di zanzare. Questo insetto, oltre ad essere presente ovunque ed a qualsiasi ora, è molto aggressivo, pungendo anche attraverso gli indumenti. Un altro esempio di forza della natura, dove piccolissimi insetti, in poco più di due mesi, compiono tutto il loro ciclo vitale, ibernandosi poi in inverno, resistendo a temperature di — 60°C..incredibile!
Paolo Venturini ad Ojmjakon
© Foto : Matteo Menapace
Paolo Venturini ad Ojmjakon

— Hai avuto per caso la possibilità di apprezzare i famosi diamanti della Jakuzia?

— Purtroppo no, mi sarebbe piaciuto. O invece apprezzato un altro tipo di diamante…il permafros, che viene raccontato e mostrato sia a Yakutsk che a Tomtor, facendoti toccare con mano il ghiaccio fossile presente ovunque sotto i nostri piedi.

— Cosa invece pensi del popolo della zona? Come ti hanno accolto?

— Gli Jakuzi sono persone riservate, molto gentili ed ospitali e quando ti conoscono, si aprono. Una cultura molto diversa dalla nostra, ma con punti di contatto. Non ho mai percepito una sensazione di pericolo o di ostilità da parte di nessuno, anzi. Molto fieri della loro terra e delle loro tradizioni.

Paolo Venturini
© Foto : Matteo Menapace
Paolo Venturini

— Torniamo al nostro tema principale. Come vanno gli allenamenti? Durante la nostra ultima intervista ti sei confessato che il freddo mette a dura prova non solo il tuo corpo ma anche il tuo mente. Sono passati un po' di mesi, adesso ti senti più sicuro? Sei pronto a stabilire un nuovo record?

— Un atleta non si sente mai preparato a sufficienza. Siamo ancora lontani da gennaio, ma gli allenamenti continuano. In questo momento è molto caldo dalle mie parti e questo contrasta molto con quello che dovrò affrontare. Per ora è più la mente a viaggiare verso il freddo, il corpo "soffre" con il caldo umidi di questi giorni.

— Molto spesso ti chiamano "l'uomo che non ha ancora scoperto i suoi limiti". Pensi di fermarsi dopo che per l'ennesima volta vincerai te stesso o sarai comunque alla ricerca di nuove sfide? 

— Sono una persona che si concentra su più cose, ma in questo caso "Monster Frozen", così abbiamo chiamato la sfida siberiana, è l'obbiettivo principale. Sarà una sfida molto costosa, in termini economici, quindi sto lavorando con nuovi sponsor per non avere problemi di budget. Per l'importanza del progetto e la visibilità, sarei orgoglioso nel coinvolgere qualche azienda russa, ma per ora ancora niente. In Jakuzia mi chiamano l'uomo del caldo, sia per la provenienza italiana, che per il record iraniano…tra qualche mese mi piacerebbe che gli Jakuzi, mi chiamassero l'uomo del freddo o più semplicemente l'uomo che ha saputo correre nell'inverno della Jakuzia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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