09:51 20 Novembre 2018
Mars surface

Acqua su Marte, una scoperta tutta italiana

© NASA . JPL-Caltech/MSSS
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Tatiana Santi
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Ora c’è la prova che su Marte esiste l’acqua, probabilmente si tratta della scoperta scientifica più importante degli ultimi anni, diventata possibile grazie al radar Marsis e a un’equipe di ricercatori italiani. Il ritrovamento del lago sotterraneo è un traguardo, ma anche un nuovo inizio nella caccia ad altre tracce di acqua e di vita su Marte.

La scoperta del lago salato subglaciale è stata divulgata da ASI, INAF, CNR, La Sapienza e Roma 3, una notizia clamorosa attesa da anni che ora ha girato il mondo. Oggi è certo, sul pianeta rosso c'è la presenza di acqua liquida e questa grande scoperta italiana apre le porte ad un nuovo capitolo nella ricerca di altri laghi, e quindi habitat dove la vita potrebbe essere possibile.

Quanto è importante la ricerca per la vita di tutti noi e che ruolo ha la cooperazione internazionale nel settore spaziale? Sputnik Italia ne ha parlato con Roberto Orosei, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), responsabile scientifico di Marsis.

Roberto Orosei
© Foto : Stefano Parisini / Media Inaf
Roberto Orosei

— La notizia sulla vostra scoperta ha girato il mondo. È la prima conferma della presenza di acqua nel sottosuolo di Marte. Professore Orosei, di che cosa si tratta esattamente?

— Si tratta di un lago subglaciale, simile a quelli che sulla Terra si trovano in Artide o in Groenlandia, come ad esempio il lago Vostok. Il lago si trova sotto un chilometro e mezzo di ghiaccio ed è stato scoperto grazie ad un radar simile a quelli che servono per studiare gli ambienti glaciali sulla Terra. Questo tipo di radar è in grado di penetrare al di sotto della superficie e ottenere echi dal materiale che si trova sotto al ghiaccio.

In questo caso l'acqua è riconoscibile perché è il materiale naturale che riflette meglio le onde radio. Quando si sorvola un lago sotto al ghiaccio, gli echi che vengono dal fondo del ghiaccio diventano improvvisamente molto forti e addirittura più forti degli echi provenienti dalla superficie del ghiaccio.

— Dopo numerosi anni dal lancio della sonda, qual è stata la vostra emozione una volta scoperto il lago?

— La scoperta ha richiesto molto tempo, per anni non abbiamo avuto dati di alta qualità, che siamo riusciti ad acquisire solo in tempi più recenti. C'è stato un momento in cui ci siamo resi conto: stavamo vedendo per davvero quello che pensavamo di aver visto in precedenza con osservazioni meno accurate. È stato il grande cambiamento, abbiamo capito che saremo riusciti a dimostrare che gli echi così forti erano dovuti alla presenza di acqua.

— Perché è così importante questa scoperta per la scienza?

— Ci sono già stati diversi annunci della scoperta di acqua su Marte in tempi recenti. Si è parlato di acqua che scorreva lungo i fianchi di una scarpata, questa era solo acqua dovuta allo scioglimento del permafrost, quindi sarebbe ricongelata dopo pochi secondi. La nostra scoperta invece riguarda acqua liquida che si trova sotto il ghiaccio e quindi è protetta dalle variazioni di temperatura stagionale. Può essere perciò considerata un habitat, un posto dove la vita, come la conosciamo, potrebbe sopravvivere.

— Il vostro è un traguardo, ma anche un inizio per continuare a cercare altre tracce di acqua e vita su Marte?

— Sì, il radar non potrà dire molto sulla vita secondo me. È comunque fondamentale capire se questo lago è unico o se fa parte di un sistema di laghi subglaciali, come avviene in Antartide. In questo secondo caso la scoperta sarebbe ancora più importante. Se l'acqua sotto il ghiaccio è comune, quindi esistono diversi ambienti dove la vita possa sopravvivere, ammesso che su Marte sia mai nata la vita, allora diventa molto più probabile che la vita marziana sia presente anche oggi.

— È una scoperta tutta italiana. Un orgoglio importante per il Paese, no?

— Io spero di sì, spero sia anche un modo per prendere coscienza del fatto che c'è bisogno di innovazione, di tecnologia e di ricerca. Non sono cose che si fanno solo per il prestigio nazionale, ma anche come motore per l'economia.

— Intende che bisognerebbe investire di più nella ricerca per il bene anche dell'economia?

— Sì, vorrei fare un esempio. Le fotocamere dei telefoni cellulari che utilizziamo oggi senza neanche pensarci, si basano su un principio scoperto da Einstein, per il quale lo scienziato ricevette il Nobel nel 1921: l'effetto fotoelettrico. È la capacità della luce di staccare elettroni dalla materia. Questo processo è alla base anche dei pannelli fotovoltaici.

Einstein non era interessato alle applicazioni economiche, il fatto che lui fosse così interessato a capire la natura più profonda della materia, ci ha permesso in seguito di ottenere sviluppi commerciali, per noi diventati ormai parte della vita quotidiana. La ricerca, che non sembra sempre subito applicabile all'economia, è comunque alla base di qualunque miglioramento delle nostre condizioni di vita.

— Marte, in particolare con il progetto ExoMars, è un'altra avventura internazionale. Quanto è importante la cooperazione nel settore spaziale fra Italia e Russia?

— Per me è fondamentale. Io credo che non si possa andare avanti come singoli Paesi e singole agenzie. Se si vorrà un giorno scavare sotto la superficie del ghiaccio e andare ad analizzare l'acqua presente sotto al ghiaccio, il costo di una simile impresa è così grande che sarebbe una follia sostenerlo da parte di un solo Paese. Bisognerà sviluppare una capacità di collaborare internazionalmente per riuscire in un simile progetto.

— La ricerca unisce i nostri Paesi. Che ne pensa?

— È sempre stato così in tutta la mia esperienza. Anche quando ero studente la mia direttrice di Istituto aveva ottenuto il suo dottorato in Russia, quindi la ricerca era riuscita ad andare al di là delle barriere ideologiche e politiche che esistevano all'epoca.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
spazio, Intervista, NASA, Marte, Spazio
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