09:07 20 Novembre 2018
Houston, ci siamo persi!

SPACE ODDITY — Breve storia tragicomica del Nuovo Ordine Mondiale

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Alessio Trovato
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Houston... abbiamo un problema! Hei! Houston, Washington, Bruxelles, Londra, Parigi, Berlino… abbiamo un grosso problema ! Che tipo di problema? Un problema di credibilità. Sì signori, è così - questa storia del Nuovo Ordine Mondiale non funziona.

E non è tanto che Russia o Cina vi ci siano messe di traverso, è proprio che non funziona. Non è credibile, non è realizzabile. Ma cominciamo dal principio:

CONTRAPPOSIZIONE TRA VISIONE UNIPOLARE E MULTIPOLARE

Ex presidente Usa George H. W. Bush
© AP Photo / Phil Coale
Ex presidente Usa George H. W. Bush

Era il 1991 quando George Bush (Senior) enunciò per la prima volta compiutamente e pubblicamente la teoria del NEW WORLD ORDER. In questa teoria si faceva implicito riferimento alla contemporanea crisi sovietica sotto intendendo come quell'avvenimento fosse una ottima occasione, escluso oramai il principale concorrente, per la creazione di un nuovo Ordine Mondiale appunto. Un ordine sulla carta utile per affermare pace, sicurezza, libertà, legge e democrazia mondiale, un Ordine tuttavia che, di fatto, avrebbe inteso realizzare quella pace, quella sicurezza, libertà, legge e, soprattutto, quel tipo di democrazia imposto dall'alto e, a sua volta, da un unico centro di potere mondiale. Una ‘pax romana' all'americana e, ovviamente, prima o poi qualcuno avrebbe avuto da ridirne in proposito. Quel qualcuno fu appunto la Russia che con Putin nel famoso discorso di Monaco del 2007, contestò per la prima volta apertamente proprio quella teoria del NWO, confutandola con una teoria del tutto rivoluzionaria ed in contrasto — la teoria della MULTIPOLARITA'. Tra le varie cose Putin ad un certo punto testualmente disse:

"La storia dell'umanità certamente ha superato periodi di unipolarismo e ha visto aspirazioni alla supremazia mondiale (riferimento implicito agli assolutismi del secolo scorso, non certo alle democrazie). Tuttavia, che cosa è un mondo unipolare? Comunque si voglia abbellire questo termine, alla fine ci si riferisce sempre allo stesso tipo di situazione, ovvero a un unico centro di autorità, un unico centro di forza, un unico centro decisionale. È un mondo nel quale c'è un padrone, un sovrano. Ed alla fine questo non solo è pericoloso per tutti quelli compresi in questo sistema, ma anche per il sovrano stesso, perché distrugge se stesso dall'interno. E questo certamente non ha niente a che fare con la democrazia. Perché, come voi sapete, la democrazia è il potere della maggioranza alla luce degli interessi e delle opinioni della minoranza".

Ebbene, guarda caso, da quel giorno pare proprio che Putin iniziò a stare antipatico a tutto quell'Occidente allineato e preoccupato che gli si portasse via il grande gioco della globalizzazione. Da allora il Presidente non allineato iniziò a ritrovarsi con il fiato di mezzo mondo addosso e le simpatie di quell'altro mezzo che invece sperava nell'esatto contrario della globalizzazione e che si chiama ‘sovranità nazionale'. Sia gli uni che gli altri hanno probabilmente sbagliato ad idealizzare Putin in un senso o nell'altro — la lotta che oggi chiamiamo tra globalizzazione e multipolarità in realtà è lì ed è sempre la stessa già da millenni. In Occidente iniziò al tempo degli Antichi Romani. Per un po' gli imperi funzionavano, poi, quando i popoli uniformati iniziavano a capire che il periodo dell'apporto culturale e del progresso era finito, ecco che tornavano le spinte che possiamo scegliere se chiamare autonomiste, indipendentiste, sovraniste o, appunto, ‘multipolari'.


DEMOCRATISMO, L'IDEOLOGIA BORGHESE

Istruttore militare e recluta
Istruttore militare e recluta
Non è, dicevamo, il fatto in sé di Putin o l'intera Russia o la Cina a rendere il New World Order utopico, quel programma non è realizzabile semplicemente perché sbagliato. Presuppone infatti l'esistenza di una ideologia che c'è, sì, chiamata ‘democratismo' (ideologizzazione della democrazia, da non confondere con democrazia), ma non è sufficientemente radicata nell'opinione pubblica né mai potrà esserlo indipendentemente da tutta la propaganda che potrà mai esserne fatta a favore. Nel secolo scorso Hitler poté almeno tentare di realizzare il ‘Mein Kampf' perché l'obiettivo — la ricerca di spazio vitale ad est — poteva essere sostenuto dall'ideologia nazista. Ideologia che si rivelò sbagliata, grazie al Cielo (e grazie soprattutto all'Armata Rossa), ma ideologia che per lo meno aveva una base nell'opinione pubblica. In Germania, come in altri Paesi in quella e tante altre epoche, veramente i nazionalismi erano riusciti a convincere i popoli delle proprie rispettive ‘superiorità' nazionali. Grazie (si fa per dire ovviamente) a quella presunta superiorità prodotta dall'ideologia si era creata la spinta sufficiente per scatenare la Guerra Mondiale. Oggi no. Vero è che anche oggi l'Occidente è in crisi ed alla ricerca di ‘nuovi spazi vitali' come nel secolo scorso, vero anche che l'ideologia di appoggio per la realizzazione del piano di dominio, il democratismo appunto, come in passato, predica una presunta superiorità dell'Occidente, superiorità questa volta non della razza ‘ariana' ma superiorità ‘democratica' che dovrebbe comunque essere scusa più che sufficiente per imporre il proprio dominio sui popoli invece non democratici (leggi ‘considerati inferiori'), tuttavia, questo il punto, questa ideologia ha già fatto il suo corso senza aver prodotto il risultato atteso — la conquista del mondo, secondo le teorie più complottiste / la sottomissione ad un pensiero unico, secondo i più critici ma moderati / la pace, la democrazia, il benessere mondiale, secondo chi ancora è rimasto negli anni ‘90. In pratica il progetto è fallito ancora prima di iniziare sul serio. Il perché sia fallito è tutto da analizzare ma è fallito. Chi è rimasto oramai a credere ancora sul serio a questo tipo di globalizzazione? Chi crede veramente a questa presunta superiorità democratica occidentale? Ai bombardamenti umanitari, l'esportazione forzata della democrazia? Ai diritti umani che guarda caso vengono violati ogni volta dai soli Paesi non allineati mentre gli alleati possono godere del beneficio infinito chiamato ‘doppia morale'? Veramente in tanti ci credono al fatto che oggi il concetto di ‘onere della prova' sia superato e che per avere le prove delle violazioni altrui basti semplicemente dire "abbiamo le prove?" Pochi, troppo pochi, comunque insufficienti. Con questa base si possono fare molti danni ma non si può vincere alcuna guerra seria. Osservate — i politici che sostengono questo tipo di mondialismo perdono oramai regolarmente le elezioni, i giornali perdono lettori, gli intellettuali perdono la faccia. Se il merito sia dei mezzi di informazioni fuori dal controllo ‘mainstream', della crisi economica che poco ha da farci sentire tanto superiori, o semplicemente dell'insufficienza della formulazione democratista in sé, difficile analizzare, sta di fatto che con quella base il mondo non lo domini, c'è poco da fare. Houston, abbiamo un problema quindi. Il problema che, se in molti hanno già capito che abbiamo imboccato la strada sbagliata e senza sbocco, ben pochi hanno invece una minima idea di cosa fare per inchiodare la macchina ed evitare il muro in fondo al vicolo cieco.


LA TRAPPOLA DELLA MERITOCRAZIA INVERSA

Per essere ancora più chiari – dato che la il popolo oramai non abbocca più come una volta, come proseguiremo la Crociata ‘democratizzatrice’ dell’universo mondo? Cosa fare per motivare la base dei nostri democratisti borghesi sempre meno convinti? Cercheremo altre provocazioni, altre scuse, prove? Altri Skipral, altri attacchi chimici? Se non vengono da sé, ce li costruiremo noi stessi? Fino a che punto siamo disposti ad andare pur di creare una psicosi mondiale collettiva capace di giustificare interventi sempre più massicci? Oppure al contrario lasceremo perdere – l’America si rassegnerà a tornare ad essere un’isola al di là dell’Oceano che si limita a farsi gli affari propri e l’Europa diventerà finalmente adulta e vaccinata? Si fa presto a preferire questa seconda variante, ma è verosimile uno scenario del genere?

Un’intera generazione (la mia) è stata sacrificata per poter creare una meritocrazia inversa capace di autoreferenziare il sistema ed ora, questa stessa generazione, dovrebbe invertire marcia dopo che è stata programmata appositamente per proseguire nella direzione sbagliata? Sembra poco probabile. Politici, giornalisti, amministratori, economisti, statisti, persino dirigenti privati, tutti in gran parte scelti non in base a capacità oggettive ed intellettuali ma in base alla compiacenza e corrispondenza rispetto al sistema che avrebbero dovuto poi perpetrare. Non capacità critiche si sono cercate in questi anni nel nostro sempre meno ‘superiore’ occidente, al contrario, si è andati alla ricerca dell’accondiscendenza, dell’uniformità. Non l’evoluzione si è cercata ma la conservazione. Conservazione per altro di un sistema che verteva su presupposti e fondamenta sbagliate. Se la selezione fosse avvenuta sulla base delle capacità critiche, e non viceversa, sarebbe stato impossibile mantenere più di cento basi NATO in Italia, lasciarsi commissariare l’intera nostra politica estera da Washington e quella economica da Bruxelles, se la selezione fosse avvenuta sul principio meritocratico, e non viceversa, l’Italia oggi sarebbe uno Stato sovrano, amico e alleato di tutti ma succube di nessuno. Un Paese libero. Una intera generazione è stata selezionata appositamente cieca, ora questa stessa generazione dovrebbe a sua volta generare occhi di falco per individuare una via di uscita in mezzo a tanta nebbia?

 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione

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