20:43 20 Agosto 2018
Proteste dell'opposizione a Chişinău

La badante lo diceva, meglio l’Italia della Moldavia svenduta agli USA

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Mario Sommossa
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La Moldavia (o Moldova) è quel piccolo Paese europeo senza sbocchi al mare e chiuso tra Romania e Ucraina. È considerato lo Stato piu’ povero dell’Europa continentale e la sua economia è basata principalmente sull’agricoltura con poche industrie nei settori dell’abbigliamento, dei mobili e dell’ottica.

La sua Costituzione la dichiara uno Stato neutrale e fa specie che, contrariamente all'assunto, partecipi a operazioni militari congiunte con le forze della NATO. Perfino il suo Presidente se ne duole, tanto da convocare una conferenza di ex Ambasciatori, di esperti e politici stranieri per ribadire la sua contrarietà alle decisioni del Governo che sta acquistando armi dagli Stati Uniti per adeguare l'esercito agli standard dell'Alleanza Atlantica. Nonostante il concetto di neutralità imporrebbe l'equidistanza da forze straniere che si contrappongono tra loro, nel 2014 il Governo del Primo Ministro Pavel Filip ha avviato un programma comune con la NATO e dal 2017 ha autorizzato l'apertura di un ufficio della stessa nella capitale. Nel febbraio di quest'anno ha investito 11 milioni di dollari per l'acquisto di armi americane dietro finanziamento USA. A metà luglio, ottanta militari moldavi hanno preso parte ad esercitazioni congiunte con forze degli Stati Uniti e, tra gli altri, dell'Ucraina e stranamente, vista l'assenza di coste marine, si sono esercitati in operazioni di sbarco e disimbarco da navi d'assalto.

Una tale contraddizione non è però l'unica stranezza in questo Paese: pur essendo un paese poverissimo i suoi politici di una legislatura fa, appartenenti a partiti considerati filo-europei come quelli oggi al Governo, hanno sottratto dalle casse dello Stato qualche miliardo di dollari corrispondente ad una percentuale molto importante del prodotto nazionale lordo. Il primo ministro di allora, tale Vlad Filat, è finito sotto accusa e una parte dei beni di suoi stretti congiunti sta andando all'asta in questi giorni. Se ne ricaverà, se tutto andrà nel migliore dei modi, solo qualche milione perché' il grosso del malloppo è sparito senza lasciare tracce.

Ciò che stupisce osservando questo Paese è il forte interesse dimostrato dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti per una realtà che, almeno apparentemente, non dovrebbe esercitare nessuna particolare attrattiva per Bruxelles e per Washington. Gli USA hanno deciso di potenziare la propria Ambasciata a Chişinău con l'acquisto di un secondo lotto di terreno in città. La seconda sede (la prima continuerà ad esistere e funzionare) sorgerà ove ora ‘e' il vecchio stadio e coprirà una superficie di ben cinque ettari. Le opposizioni contestano l'operazione perché' il Governo si rifiuta di comunicare quale sia la cifra che gli americani pagheranno e soprattutto che uso verrà fatto di quei soldi (sempre che ci siano). Il sospetto (non confermato) è che siano utilizzati dai partiti al Governo per finanziare le prossime campagne elettorali.

Anche l'Europa però non è da meno. Di là delle somme che generosamente Bruxelles versa da anni, continuano le missioni di funzionari e politici altolocati che hanno lo scopo di favorire l'avvicinamento della Moldavia all'Unione Europea in vista di un suo futuro ingresso come nuovo membro.

A chi pensa che una maggiore integrazione europea sia necessaria per consentire un ruolo del nostro continente nel mondo globalizzato è oramai chiaro che la precipitosa ammissione degli Stati dell'Europa dell'est fu un grave errore. Anche senza contare gli enormi flussi di denaro che Bruxelles ha donato loro, è indubbio che prima di ogni nuova ammissione sarebbe stato indispensabile procedere a un rafforzamento delle Istituzioni comunitarie in senso sovrannazionale. Mettere d'accordo una Europa di 27 membri, di cui molti senza alcuna vocazione unitaria, è impossibile e l'atteggiamento del Gruppo di Visegrad in merito ai flussi migratori è, in ordine di tempo, l'ultima delle dimostrazioni. Nuovi allargamenti non farebbero che complicare ulteriormente le difficoltà ed aumentare il numero di scettici e di antieuropeisti. 

Sarebbe bene che qualcuno spiegasse quale logica si nasconda dietro gli sforzi politici ed economici che Bruxelles sta conducendo per inserire anche il Paese più povero del continente, la Moldavia, in quel simulacro di unione che abbiamo costruito. Non è solo una questione economica: la corruzione è endemica e la politica locale è condizionata da alcuni oligarchi che fanno il bello e il cattivo tempo. Il più ricco tra costoro è il già noto Vladimir Plahotniuc, miliardario che controlla il Partito Democratico e la maggioranza di Governo. Il suo potere non si limita alle direttive passate ai politici: ha infiltrato tutto il potere giudiziario e perfino la Corte Costituzionale sembra essere eterodiretta, come dimostra il caso dell'ultima elezione del sindaco della capitale. Ecco i fatti: il 3 giugno, al secondo turno di voto, il candidato Andrej Nastase, oppositore del miliardario, aveva vinto con il 52,57% contro l'avversario Jon Ceban. Quest'ultimo si era lamentato formalmente per presunte irregolarità nel voto ma non aveva chiesto l'annullamento delle elezioni. Nonostante gli osservatori nazionali e internazionali presenti in loco avessero considerato il voto "free and fair" la Corte d'Appello il 19 giugno le ha giudicate irregolari e le ha annullate. Subito dopo, la Corte Costituzionale ha rigettato il ricorso del vincitore senza nemmeno prenderlo in considerazione.

Vai a fare il russofobo da un'altra parte!
© Sputnik . Vitaly Podvitsky
Indifferente alla totale incertezza del diritto, c'è un altro paese che mostra particolare interesse alla Moldavia. È la Cina, che già vanta ben (pensa un po'…) 84 società a capitale cinese che hanno aperto in loco. Visto che il mercato locale è limitato a tre milioni di abitanti, è evidente che l'obiettivo di Pechino va oltre i confini di quel piccolo Paese e le manovre di Bruxelles per la futura "associazione" non sono certo ininfluenti. Lo scorso 5 e 6 marzo a Chişinău è stata firmata la prima parte di un accordo di libero scambio mentre la seconda e definitiva parte è alla firma in questi giorni a Pechino. Il contenuto dell'intesa comprende l'eliminazione di tutti i dazi e delle barriere tecniche, l'amministrazione delle dogane, servizi medici sanitari e fitosanitari. Uno studio di fattibilità, condotto unitariamente da moldavi e cinesi prevede che il prodotto nazionale lordo moldavo potrebbe crescere dello 0,42%. Evidentemente, un'inezia perfino per Chişinău ma addirittura nulla per la Cina. Che senso avrebbe per Pechino una operazione di questo genere se non costituisse un avamposto di penetrazione verso il mercato europeo una volta che la Moldava ne facesse parte? Ma ancora: che senso ha per noi?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Proteste, politica, NATO, USA, Bruxelles, UE, Moldavia
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