11:07 16 Novembre 2018
Donald Trump

Per Trump il nemico non è più la Russia, ma il “deep state”

© Sputnik . Alexey Vitvitsky
Opinioni
URL abbreviato
Gian Micalessin
4111

Per Donald Trump è il principale nemico interno. Un nemico che lui, evocando sinistri complotti, chiama “deep state” ovvero “stato profondo”. In verità lo scontro tra Trump e vasti settori dell’intelligence e del cosiddetto “apparato militare industriale” s’incentra soprattutto sulla Russia.

E non è né segreto, né misterioso. E' bastato l'annuncio di un invito alla Casa Bianca di Vladimir Putin perché  da dentro l'Amministrazione s'alzassero le voci  di coloro che vogliono mantenere Mosca nella lista dei peggiori nemici. Il Direttore  dell'Intelligence Nazionale  Dan Coats, responsabile del coordinamento dei servizi d'informazione americani, s'è offerto di spiegare al presidente le minacce di quell'invito per la sicurezza nazionale. E il segretario alla Difesa Jim Mattis ha subito annunciato aiuti militari per 200 milioni di dollari all'Ucraina. "La Russia deve soffrire le conseguenze delle sue  condotte  aggressive e destabilizzanti  e  dell'occupazione  illegale  dell'Ucraina" — ha detto facendo intendere come la Russia resti,  per il Pentagono, il nemico numero uno.

Il perché lo spiega quel documento sulla  "Strategia di Sicurezza  Nazionale" varato nel dicembre 2017 dallo stesso  Mattis  che  prevede stanziamenti da 1200 miliardi di dollari per nuovi arsenali  nucleari e lo sviluppo armi atomiche tattiche. Le spese per quegli armamenti hanno come inevitabile presupposto l'esistenza di un nemico contro cui usarle. Un presupposto che spiega  perché il cosiddetto "apparato militare  industriale",  ovvero il complesso  di aziende legate  al Pentagono destinate a introitare i 1200 miliardi, abbia tutto l'interesse a descrivere la Russia come un pericolosissimo avversario.

Il contrasto tra un Presidente e Comandante Supremo deciso ad avviare rapporti più  costruttivi con Mosca e un'Amministrazione  intenta a descrivere Mosca  come una crescente  minaccia  alle fondamenta democratiche del Paese innesca  una schizofrenia strategico-politica capace di spaccare in due gli Stati Uniti.  La crepa più evidente provocata dallo scontro riguarda l'intelligence  ovvero gli apparati indispensabili per comprovare le accuse  rivolte  a un  nemico prioritario chiamato Russia. Le varie agenzie d'intelligence sono state fondamentali per manovrare, in assenza di prove certe, le informazioni sul cosiddetto Russiagate, il presunto tentativo d'influenzare  la vittoria elettorale di Trump. Ma ultimamente  il principale scorno ad un intelligence sempre più invisa al Presidente è stata la sua esclusione dai colloqui di Helsinki con  Putin.

Tanto che dal mondo dello spionaggio è scaturita  la proposta di costringere i traduttori, unici testimoni dei colloqui, a deporre davanti al Congresso. E ad aumentare il solco tra il presidente e gli spioni incaricati d'aggiornarlo sui progetti  "nemici" s'aggiunge la scarsa attenzione prestata da  Trump  ai loro  rapporti.  "Il presidente non trae alcun beneficio dall'esperienza  di professionisti  che hanno dedicato tutta la loro carriera   a studiare  i metodi del controspionaggio russo, i suoi sistemi  e lo stesso Putin " — ha rivelato al  New York Times   Mary  McCord,  un  ex-funzionaria  della  divisione Sicurezza del Dipartimento alla Giustizia.  A rendere il tutto  più difficile s'aggiungono le voci sull'intenzione del Presidente  di tagliare i  "nulla osta" di sicurezza mantenuti  da ex-funzionari dell'intelligence, o dell'amministrazione, sospettati di  passare ai media  informazioni anti-Trump. Tra gli obbiettivi vi sarebbero l'ex capo della Cia  John O. Brennan,  l'ex  consigliere per la sicurezza  nazionale  Susan E. Rice, e l'ex  direttore della Sicurezza nazionale  James R. Clapper. Ma non solo.

Secondo  un recente rapporto   della National Intelligence  gli ex funzionari senza più cariche attive con accesso a informazioni riservate sono  oltre quattro milioni e 100mila. E almeno un milione e 300mila di loro vantano  "nulla-osta" per l'accesso a documenti "top secret". Un vero esercito di "ex" —  legati a mondi politici estranei all'attuale Amministrazione — considerati da  Trump la fanteria di quel  "deep state"  accusato di fargli una guerra costante e quotidiana.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

Tags:
Donald Trump, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik