18:08 18 Agosto 2018
Parlamento dell'Italia

Il governo giallo-verde alla prova di resistenza contro Tria e UE

© AFP 2018 / FILIPPO MONTEFORTE
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Marco Fontana
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Già dalle prime dichiarazioni si erano capite le intenzioni di Tria, che in Aula aveva posto la gestione dei conti pubblici in continuità con il precedente governo.

Per il presidente della Repubblica Mattarella e soprattutto per la Commissione Europea, il ministro dell'Economia e delle Finanze Giovanni Tria costituisce l'elemento di garanzia per la tenuta dei conti italiani; per il governo giallo-verde, invece, man mano che ci si avvicina alla stesura del nuovo Documento di programmazione economica e finanziaria (Def) il titolare del dicastero economico potrebbe rappresentare un vero ostacolo alla realizzazione del programma.

Già dalle prime dichiarazioni si erano capite le intenzioni di Tria, che in Aula aveva posto la gestione dei conti pubblici in continuità con il precedente governo. E un gelido dessert è stato servito la settimana scorsa, quando a seguito di un lungo braccio di ferro con M5S e Lega il ministro si è portato a casa il board della Cassa Depositi e Prestiti. Alessandro Rivera, che assumerà l'incarico di direttore generale, e i sei nomi del consiglio ristretto sono infatti tutti riconducibili a Tria, che aveva bocciato in modo netto (definendole come improvvisate) le candidature proposte dalle forze di maggioranza.

È evidente lo scontro che si sta svolgendo: da una parte, Lega e M5S che tentano di portare ai posti chiave dello Stato persone nuove e provenienti dalla società civile; dall'altra, un esponente della politica tradizionale che non vuole dicostarsi dal solito percorso, facendo guidare gli Uffici del ministero da alti funzionari del Tesoro con esperienze pluriennali — e per il momento sta vincendo lui. I curricula avanzati dai due partiti di maggioranza paiono certamente un po' troppo coraggiosi: si fatica a comprendere come un promotore finanziario, un ex direttore di Asl e un dirigente del mondo delle banche cooperative possano avere l'esperienza per guidare uffici dal profilo altamente delicato come quelli del Ministero del Tesoro.

D'altro canto, i professoroni e gli alti funzionari tanto cari a Tria, succedutisi negli ultimi cinque anni, non sono certo riusciti a bloccare l'imponente crescita del debito pubblico. Il 13 luglio Bankitalia ha fatto sapere che il debito pubblico italiano ha segnato a maggio un nuovo record, risultando pari a 2.327,4 miliard, con un aumento di 14,6 miliardi rispetto al mese precedente. L'attuale governo non ne ha alcuna responsabilità, bensì dovrebbero saperne qualcosa quei figuri "responsabili e capaci" che fino ad oggi hanno guidato il dicastero. Il problema, comunque, non riguarda solo il ministero dell'Economia, ma più in generale lo spoils system su tutta la rete di posti nei ministeri. Quasi ovunque permangono i funzionari dell'era Renzi-Gentiloni, ancora non sfiorati dal vento del cambiamento che gli elettori hanno fatto alzare il 4 marzo.

Quindi non è difficile comprendere i mal di pancia accusati da Salvini, che ha definito gli uomini di Tria al Cdp espressione del vecchio establishment e perciò in palese antitesi con ciò che rappresentano Lega e M5S. Tria però, forte dell'appoggio di Mattarella e della Troika, può permettersi di ignorare le proteste: infatti non solo ha visto esauditi i suoi desiderata sulle nomine, ma ha anche messo dei paletti nella stesura del Def che verrà discusso a ottobre.

Il programma di governo — dice Tria — è giusto applicarlo, ma nei limiti del bilancio. Di fronte ad un rallentamento della crescita, non si faranno manovre pro-cicliche.

Sono dichiarazioni che pesano sul governo come macigni e che si aggiungono in modo consequenziale alle mosse del Fondo Monetario Internazionale, che in base all'applicazione dell'"Article IV consultation" sta analizzando i conti delle principali istituzioni italiane dopo che il quadro congiunturale nazionale è peggiorato negli ultimi mesi. È di questi giorni il taglio di tre decimali della stima di crescita del Pil per quest'anno: dall'1,5 al 1,2%.

Così, nei prossimi mesi Lega e Movimento Cinque Stelle si troveranno impegnati nella prima vera prova di resistenza contro i cosiddetti poteri forti. Il programma di governo "costa" 100miliardi di euro, magari spalmati in due Def, ma che sono da rintracciare nelle pieghe del bilancio affinché continui la luna di miele elettorale che attualmente mantiene la fiducia nell'esecutivo al 60% circa dei consensi. Salvini sta già scaldando i muscoli, affermando che nella prossima manovra il taglio delle tasse sarà presente.

Andremo oltre i numeri UE. Ci hanno eletto per cambiare, se gli italiani avessero voluto proseguire sulla linea di Monti, Letta, Padoan, Renzi e Gentiloni avrebbero votato in modo diverso. Cercheremo di cambiare anche alcuni numeri scelti a tavolino da Bruxelles, che molti Paesi UE ignorano bellamente".

L'autunno non è lontano: manca poco per scoprire finalmente le carte e vedere fino a che punto il nuovo governo riuscirà a sfuggire ai diktat europei.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Economia, Giovanni Tria, Italia
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