16:39 14 Novembre 2018
Angela Merkel

La (sottile) differenza tra Angela Merkel e Andreotti

© REUTERS / Kevin Lamarque
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Mario Sommossa
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Esiste una differenza tra politicanti e politici ed una perfino maggiore diversità la si trova tra quelli che sono semplici politici e gli statisti.

Politicanti sono coloro che svolgono la loro attività senza averne grandi capacità e solitamente o sono degli avventurieri o carne da macello manovrata da altri. I politici, invece, sono dotati di intelligenza, furbizia, capacità di manovra e senso del potere. Costoro riescono, magari per lunghi anni, a essere protagonisti della scena politica e influiscono, chi più chi meno, sul tessuto sociale in cui agiscono. Ancora diversi sono gli statisti. Si possono definire tali quei politici che svolgono il loro compito subordinando la loro naturale ambizione personale ad una visione lungimirante della società. In loro esiste un'idea del futuro verso cui indirizzare il proprio Paese e la loro "visione "li spinge a prendere decisioni che non sempre sono immediatamente condivise dai loro concittadini ma che, a lungo termine, si dimostrano benefiche per tutti. Se la loro virtù è accompagnata da una capacità di vera leadership, riescono a farsi seguire dal popolo, inizialmente recalcitrante, ed entrano così nella storia.

Angela Merkel e Horst Seehofer in Bundsetag
© AP Photo / Markus Schreiber

Purtroppo, come sappiamo, il mondo è pieno di politicanti e numerosi sono anche i puri politici. Tra questi ultimi qualcuno emerge sulla massa ma, una volta uscito di scena, non resta più niente della sua azione.  Un esempio eclatante di uomo politico italiano che ha dominato la scena, ma di là dal suo personale potere non ha saputo costruire nulla, è stato Giulio Andreotti. Dotato di indubbia furbizia, ha cavalcato tutta la storia della Repubblica con un ruolo di primo piano, obbligando sia i sodali di partito sia gli avversari a fare i conti con lui. Se però qualcuno volesse oggi ricordare quale fosse la sua "visione", quale il suo progetto di società e cosa sia rimasto dei suoi anni in politica si troverebbe con le mani vuote.

Molto simile al nostro Andreotti per la furbizia e lo spasmodico amore del potere è la tedesca Angela Merkel. Protagonista nel suo Paese e in Europa da moltissimi anni è una politica spregiudicata, tuttavia capace di spacciarsi per persona moderata, europeista e aperta a ogni confronto. In realtà, anche in lei è difficile cogliere quale sia la visione del futuro e quali i suoi veri obiettivi sociali. Come Andreotti, che pur agiva con altri metodi perfino meno "discreti", è sempre riuscita a eliminare o mettere fuori gioco concorrenti o avversari interni al suo partito che potevano essere di ostacolo alla sua carriera. Come il nostro Giuliano Amato fece con Craxi, non ha avuto dubbi ad abbandonare e perfino tradire il suo mentore Helmut Kohl appena costui si trovò in difficoltà.

La sua più grande abilità è stata nel riuscire a far passare di sé, complice la stampa, un'immagine di donna semplice, materna (Mutti), di buon senso e protettrice dell'economia tedesca nel mondo globalizzato. È perfino riuscita a convincere qualcuno che stesse lavorando per la costruzione di una Europa veramente unita. Ahimè, niente di piu' falso: avendo capito (e condiviso) l'animo gretto del tedesco medio ha subordinato il futuro europeo del suo Paese all'interesse nazionalistico immediato. Lo si è visto nel comportamento tenuto nel caso della crisi greca quando un leader veramente lungimirante avrebbe saputo spiegare alla propria opinione pubblica perché' occorreva fare subito dei piccoli sacrifici, per evitare problemi molto più grandi nel futuro.

Al contrario, lei assecondò il meschino egoismo popolare, mise al sicuro le sue banche creditrici del debito greco e lasciò che il popolo ellenico precipitasse nella miseria in cui si dibatte ancora oggi. Giocando astutamente di sponda con Schauble, cui aveva assegnato la parte del mastino, ha sempre rifiutato l'istituzione degli eurobond e ha tenuto le Casse di Risparmio tedesche fuori dai controlli europei obbligatori per tutte le banche degli altri Paesi.

Mentre lo statista Helmut Kohl, da vero leader, era riuscito a convincere i reticenti tedeschi ad accettare un cambio del marco uno a uno nel momento della riunificazione della Germania, lei non ha mai avuto il coraggio, nemmeno nel nome di un futuro europeo, di convincere i tedeschi in merito all'utilità di esercitare, nei momenti di crisi, la solidarietà del paese più forte verso i più deboli.

In una cosa è certamente maestra: il tatticismo disorientante che la porta a cambi di direzione di 180 gradi. Anche quando, con un apparente spinta di generosità, disse che il suo Paese avrebbe accolto tutti i profughi siriani in fuga dalla guerra (rimangiandosi l'affermazione poco dopo a seguito della reazione popolare negativa), aveva scelto non a caso quell'etnia perché prevalentemente laica e di buon livello intellettuale ed economico. Tutti gli altri profughi, meno facilmente integrabili, che andassero pure in altri Paesi.

A parole, soprattutto negli ultimi mesi, si è presentata come una europeista convinta ma, nonostante a Maastricht fosse stato previsto che non solo i deficit ma anche i surplus dei bilanci nazionali non dovessero superare il 3%, ha continuato a mantenere bassa la spesa pubblica accumulando eccedenze annuali superiori al 7%. Se ci si fa caso, le sue dichiarazioni più filo-europee sono aumentate dopo gli attacchi di Trump contro la Germania per la sua aggressività commerciale. Allora sì che l'Europa deve dimostrare di essere unita e solidale!

Non si può negare alla Cancelliera Merkel di essere una grande politica ma, come abbiamo visto, essere un vero statista è altra cosa. Tutti siamo consci che senza una vera Unione dell'Europa perfino la Germania, sul medio e lungo termine, diventerà ininfluente nel mondo globalizzato. Uno statista quale fu Helmut Schmidt avrebbe perseguito una visione ambiziosa e lungimirante dell'Europa. Lei, tra ambiguità e contraddizioni, è rimasta una piccola e meschina "casalinga sveva" con il risultato che l'Europa sognata dai "padri fondatori" è oggi più lontana.

Nessuno potrà mai accettare una "Europa tedesca" e lei non è certo affidabile per pensare una "Germania Europea". Il grande filosofo tedesco Federico Nietzsche, che nacque nella stessa regione in cui è nata la Merkel, conosceva così bene la piccolezza che può nascondersi, talvolta, nell'animo di alcuni tedeschi da arrivare perfino a negare di essere anch'egli un tedesco e inventarsi perfino improbabili origini polacche.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Angela Merkel, Italia, Germania
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