12:30 14 Agosto 2018
L'incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin

Dopo Helsinki, verso Washington: Trump cerca un'intesa con la Russia

© AFP 2018 / Brendan SMIALOWSKI
Opinioni
URL abbreviato
Germano Dottori
270

A dispetto di alcune contorsioni narrative alle quali è obbligato dagli avversari interni, alcuni dei quali appartenenti al suo stesso partito, Donald Trump sembra perseguire un progetto molto coerente, di cui è un aspetto essenziale lo stabilimento di un rapporto privilegiato con la Federazione Russa.

Le presunte preferenze del tycoon per le leadership autoritarie, delle quali il Presidente americano è frequentemente accusato, c'entrano poco. La causa di tutto è una percezione geopolitica, del tutto simmetrica, seppure opposta, a quella che ha suggerito alla Gran Bretagna di riservare onori protocollari senza precedenti al Presidente cinese Xi Jinping, senza che peraltro il fatto generasse alcuno scandalo.

Dal punto di vista di Trump, la Russia non è più una minaccia, anche se possono esserlo le sue armi nucleari, mentre i veri rivali potenziali degli Stati Uniti sono la Repubblica Popolare Cinese e l'Europa, quest'ultima peraltro solo nella misura in cui appare un'area dominata dalla Germania.

L'ascesa di Berlino e Pechino deve quindi essere contenuta e prima ancora va prevenuto il pericolo di una saldatura sino-europea, alla quale fatalmente anche Mosca, forse obtorto collo, sarebbe costretta ad allinearsi, nella scomoda posizione di bacino energetico e corridoio tra potenze economicamente e demografiche di gran lunga superiori, correndo tra l'altro il rischio di veder erodere la propria influenza nelle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale e nel Caucaso.

L'unico modo in cui Washington può fermare questa deriva è offrendo, questa volta per davvero, una partnership paritaria a Mosca, che ne riconosca lo status e ne rispetti alcuni fondamentali interessi. La prospettiva sembra allettare il Cremlino, che infatti dialoga.

Ad Helsinki, sulla quale non a caso si sono concentrati gli sforzi degli hackers cinesi, è stato verosimilmente precostituito un vasto terreno d'incontro. Si partirebbe dalla lotta al terrorismo internazionale, che peraltro è già oggetto di importanti forme di cooperazione bilaterale tra Russia e Stati Uniti, e si proseguirebbe con il controllo degli armamenti. In particolare, sarebbero previste nuove trattative sull'estensione dello Start che riguarda le armi strategiche, in scadenza nel 2021, e sulla "manutenzione" dell'Inf, il trattato sugli euromissili che pose fine alla Guerra Fredda, sulla tenuta del quale si nutrono molti dubbi, alimentati da accuse incrociate.

È probabile che in Finlandia si sia parlato anche di molto altro, inclusi gli spinosi dossier relativi a Siria ed Ucraina, rispetto ai quali non è da escludere che siano state esaminate soluzioni al momento non somministrabili al pubblico americano. Il Congresso statunitense ha sospetti al riguardo ed infatti vorrebbe convocare l'interprete che ha partecipato al summit, Marina Gross, in quanto testimone unica di un evento per il quale non è stata prevista, ad istanza di Trump, alcuna forma di verbalizzazione. Da alcune disposizioni impartite allo Stato maggiore della Difesa russa, abbiamo inoltre appreso di misure rapidamente adottate per dare attuazione alle non meglio specificate intese raggiunte, circostanza che induce a ritenere che oltre al fumo ci sia stato anche parecchio arrosto.

La vera incognita a questo punto concerne non tanto le intenzioni, quanto la forza politica di cui dispone il Presidente americano, sottoposto a dure critiche per aver affermato in pubblico di credere più a Putin che alla sua intelligence sul cosiddetto Russiagate, come se in una conferenza stampa congiunta al termine di un vertice tanto importante Trump potesse fare in diretta mondovisione una dichiarazione lesiva dell'onore del suo interlocutore russo.

Tornato in patria, il tycoon ha cercato di rimediare alla sua maniera. Ma è probabilmente solo un gioco delle parti. Dopo aver parzialmente ritrattato alcune delle parole più controverse pronunciate ad Helsinki, infatti, Trump ha rilanciato, invitando il Vladimir Putin alla Casa Bianca il prossimo autunno. Il Presidente statunitense ha bisogno di un successo vistoso prima delle elezioni di medio termine, i cui esiti peseranno non poco sulla seconda metà del mandato di Trump, anche se non così decisivamente ai fini della possibile rielezione nel 2020.

Diversi sondaggi comunque dimostrano che nel suo approccio alla Russia il Presidente americano gode del consenso dell'80% degli elettori repubblicani. È una base importante, che prova come il progetto di riconciliazione non sia affatto il riflesso dell'improvvisazione di un leader "colluso", ma la traduzione in pratica di un indirizzo politico forte e rivoluzionario. Agli occhi di molti americani comuni, il mantenimento della sicurezza globale non dovrebbe più essere una responsabilità dei soli Stati Uniti. Perciò si cercano partner efficaci, anche inusuali, fermo restando che Washington continuerà, quando necessario, ad impiegare tutta la forza che possiede a tutela dei propri interessi nazionali.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Relazioni Russia-USA, Donald Trump, Vladimir Putin, USA, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik