12:28 14 Agosto 2018
La messa di Pasqua in Vaticano

Ambasciatore Avdeev: “Russia e Vaticano unite nella difesa di valori e Cristianesimo”

© Sputnik . Giampiero Sposito
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Elena Kovalenko
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Alla vigilia della riunione plenaria degli ambasciatori e dei rappresentanti permanenti della Russia nel mondo, che viene organizzata ogni due anni, l’ambasciatore russo in Vaticano Aleksandr Avdeev ha parlato con Sputnik Italia della situazione politica globale, dei valori della nostra civiltà, dei rapporti tra Russia e Vaticano e di altre cose.

— Il Vaticano è una città-stato e il centro della religione cattolica. Quanto è importante questo assunto nello svolgimento del suo incarico e nell'ambito dei rapporti bilaterali tra Russia e Vaticano?

L’ambasciatore russo in Vaticano Aleksandr Avdeev
L’ambasciatore russo in Vaticano Aleksandr Avdeev

— Il Vaticano è un partner unico nel suo genere proprio per il motivo che Lei ha menzionato. È anche uno Stato: talvolta mi viene citata la frase che Stalin pronunciò a proposito del Vaticano: "Quante divisioni ha il Papa?" e io ogni volta rispondo che, sebbene il suo territorio sia limitato (poco più grande del Cremlino di Mosca), i credenti sono un miliardo e duecento milioni!

E per la maggior parte di loro le posizioni assunte dal Papa, le sue opinioni, le sue dichiarazioni sono più importanti di quelle di altri primi ministri ed esponenti di governoi. Perciò questa particolarità va senz'altro tenuta in considerazione.

Vaticano
© Sputnik . Natalia Seliverstova
Quello del Vaticano è quindi un duplice status: Vaticano come Stato, Santa Sede come centro della religione cattolica. E sta proprio qui la parte interessante. Noi ci occupiamo formalmente di affari intergovernativi, come da incarico, ma questo non significa tralasciare gli affari religiosi e spirituali perché anche questi ultimi sono affari di Stato. Significa anche non tralasciare il confronto di opinioni diverse che è un fattore, direi, fondante per la stabilità delle buone relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e il Vaticano.

— In tale, peculiare, contesto le relazioni tra Russia e Vaticano hanno vissuto momenti diversi nella loro storia e sono sempre dipese dalle relazioni fra le due Chiese. Tuttavia, è evidente che l'autorità del Vaticano è sempre rimasta grande sia in Europa sia nei Paesi dell'America Latina sia in Russia. Oggi le relazioni Russia-Vaticano si possano considerare buone? Cosa c'è ancora da fare per svilupparle?

— Senz'ombra di dubbio possono essere definite buone e questa non è solo la mia opinione, ma è l'opinione del nostro presidente. Vladimir Putin ne ha parlato in due incontri e in una conversazione telefonica con il Papa. Anche questa è una novità: oggi i capi di Stato parlano per telefono anche nel caso di conversazioni con i rappresentanti del Vaticano. Ad esempio, l'estate scorsa Vladimir Putin ha accolto il segretario di Stato Vaticano a Sochi. E i due statisti hanno convenuto che le relazioni bilaterali sono effettivamente buone, la loro base è solida poiché si condividono visioni simili sul mondo di oggi. Innanzitutto, sia noi russi sia il Vaticano siamo concordi nell'individuare le grandi minacce del XXI secolo: la continua e iniqua divisione del mondo in ricchi e poveri, la corsa alle armi, la violazione del regime di non proliferazione delle armi nucleari, chimiche, batteriologiche e delle tecnologie missilistiche. Condivise sono anche le posizioni sul terrorismo e l'estremismo: sono posizioni decise come lo è la lotta contro entrambi questi problemi. Sia, il Vaticano sia noi russi ci contrapponiamo all'estremismo religioso, ma vi sono anche nuove realtà, nuove minacce condivise sia dal Papa sia dalla Russia: in primo luogo la sostituzione della vera cultura con la cultura di massa.

I valori tradizionali della nostra civiltà cristiana vengono privati del loro significato. Concetti come la coscienza, i comandamenti sono per la nostra civiltà comuni sia ai credenti sia ai non credenti. Viviamo in un sistema unico definito da queste coordinate etiche. Oggi però queste coordinate vengono private della loro importanza e questo preoccupa il Vaticano, i cattolici e la nostra Chiesa. Preoccupa il fatto che gradualmente il modo di pensare delle persone passi da un sistema educativo basato sulla letteratura e sulla scuola ad uno basato su Internet.

Oggi assistiamo alla prima o forse alla seconda generazione di Internet sia per noi ortodossi sia per i cattolici e questo suscita grande preoccupazione. Nonostante i ragazzi siano bravi e intelligenti, il timore per la qualità del loro modo di pensare è reale. Su quali basi si è formato? Su quali valori? Oggi le persone leggono non ciò che è scritto bene o che è ritenuto un classico contemporaneo o del passato, ma le pubblicità. Per questo le valutazioni dei prodotti intellettuali (teatro, cinema, letteratura) non si fanno più in termini culturali o artistici, ma commerciali. Tutto ciò preoccupa il Vaticano, ma anche noi perché viviamo la stessa situazione. La capitalizzazione dell'economia porta alla capitalizzazione dell'intelligenza e all'indebolimento dei valori morali. Non a caso il Papa ha proposto un'interessante iniziativa che abbiamo approvato in toto: il rafforzamento della base morale del diritto internazionale. Il diritto internazionale, anche quando è in mano a figure ostili, non dovrebbe mai essere applicato con cinismo ed in termini burocraticamente demagogici, ma dovrebbe avere invece una base etica. In tal senso la diplomazia diventa l'arte di far diventare le cose possibili nell'ambito di determinati valori. La diplomazia non può essere immorale. O perlomeno la nostra diplomazia non lo è.

— Forse un simile approccio è indispensabile per la diplomazia russa in Vaticano in cui la spiritualità si concentra su questi valori? Oppure questa è un'altra storia?

— No, tutto questo preoccupa il Vaticano e preoccupa entrambe le nostre chiese. Prendiamo ad esempio le dichiarazioni rilasciate dal Papa e dal Patriarca Eutimio all'Havana. Si tratta di un potentissimo documento che cerca di leggere la contemporaneità. Metà del documento è dedicata al dialogo interreligioso su quegli elementi comuni alle due chiese. La seconda metà è invece un'analisi della situazione attuale che le due chiese condividono. Dunque questa analisi condivisa dalle due chiese coincide con quella della diplomazia russa.

— Il Vaticano è al tempo stesso la cancelleria dei vescovi, un capolavoro dei grandi maestri dell'arte, un centro di pellegrinaggio per i fedeli e per i turisti di tutto il mondo. Come si sente Lei a vivere in un posto del genere? Non pensa di scrivere un libro in futuro su quello che solo Lei ha potuto vedere in Vaticano e che è nascosto agli altri?

— Subito dopo il mio arrivo, nei miei primi mesi in Vaticano ero molto confuso. Non capivo dove fossero gli organi di governo e quelli religiosi perché hanno tutti nomi diversi: dicasteri, direzioni, dipartimenti, consigli religiosi. Ma piano piano tutto si è sistemato. Ora è più semplice anche perché Papa Francesco ha reso più trasparente la divisione tra l'appartato statale e quello religioso. In Vaticano c'è tutto: il governo, l'apparato statale, il ministero degli Esteri, il ministero degli Interni, il tribunale, la banca di Stato. Hanno un loro sistema giudiziario, le carceri, una stazione radiofonica, testate giornalistiche, una propaganda, la loro cattedrale, i loro meravigliosi musei. Vi è tutta una serie di strutture di potere, culturali e storiche, nonché di strutture legate alla giustizia e alla finanza.

— Quindi lo scriverà un libro?

— Quando me ne andrò e finirà il mio mandato forse allora lo scriverò perché ci sono stati momenti e incontri unici che vale la pena ricordare. O anche solo delle opinioni, dei pareri sul ruolo attuale del Vaticano: al Vaticano interessa che i cattolici sparsi per tutto il mondo siano al sicuro. E che la sicurezza internazionale si basi non su qualche pratica illegale ma su una solida base giuridica. Per questo il Vaticano si è dotato anche di ottimi giuristi e ottimi diplomatici. Nel nostro ministero degli Esteri vi sono alcune migliaia di diplomatici, in quello del Vaticano sono 60. Ma lavorano al nostro stesso livello di competenza, capisce? Bisogna lavorare moltissimo per fare in modo che quei 60 diplomatici lavorino sulle stesse sottigliezze, le colgano al momento giusto e riescano a gestirle come fanno migliaia di collaboratori in Stati ben più grandi.

Io sono anche il rappresentante ufficiale della Federazione Russa presso l'Ordine di Malta. E ho consegnato loro le lettere credenziali firmate da Vladimir Putin. L'Ordine di Malta è una delle organizzazioni religiose internazionali più grandi al mondo e si occupa di attività benefiche: 130 ospedali civili e militari nel mondo, più di 100 reparti maternità. È l'organizzazione leader nella cura della lebbra e del diabete in Africa. In Russia è presente una rappresentanza ufficiale dell'Ordine di Malta dove lavora il mio analogo. Quando da noi la situazione era difficile, ad esempio negli anni '90, o, in generale, quando vi sono criticità, permettiamo ai rappresentanti dell'Ordine di Malta di prestare il loro aiuto. L'Ordine e il Ministero russo delle Emergenze collaborano in modo ottimale. Un esempio di questa collaborazione è stata la guerra in Siria. In alcune zone gli aiuti umanitari venivano garantiti dalla Russia, in altre dall'Ordine di Malta. Gli aiuti vengono distribuiti a tutti coloro che sono in difficoltà: ortodossi, cattolici e musulmani. Avevamo convenuto con l'Ordine di Malta che ci saremmo impegnati a prestare aiuto a tutti coloro che soffrivano. Attualmente l'Ordine di Malta è in buoni rapporti con la Società imperiale ortodossa di Palestina. Questo è molto interessante. Sebbene in Russia il governo sia separato dalla Chiesa, vi sono casi in cui i nostri interessi coincidono. In questi casi aiuto ben volentieri la Chiesa ortodossa russa se l'ambasciata può realmente fare qualcosa.

— Per quanto riguarda le relazioni fra Russia e Vaticano a livello culturale e, in particolare, artistico, dei pittori russi avevano dipinto un ritratto del precedente Papa. Con il nuovo Papa si potrà ripetere una cosa simile?

— Siamo andati oltre. A Mosca, come Lei si ricorderà, tre anni fa si è tenuta una lussuosa esposizione di opere d'arte provenienti dai Musei Vaticani. Fu un'iniziativa dell'ambasciata. Furono portati in Russia capolavori che prima d'allora mai erano usciti dal Vaticano. Quest'anno ci sarà la mostra opposta, ovvero un'esposizione di quadri russi nella pinacoteca vaticana. Sarà un grande evento. Sarà la Galleria Tretjakovskaya a occuparsi di tutto ma saranno esposte opere provenienti anche dal Museo Russo e da altri musei. Il titolo sarà "Quadri a soggetto biblico e legato ai valori cristiani nella produzione degli artisti russi". La mostra sarà bellissima. Saranno esposte opere di Ivanov, Ge, Polenov e di tutti coloro che si sono dedicati a soggetti religiosi. Le date non sono ancora state stabilite con certezza, ma si prevede l'inaugurazione a dicembre. Penso che poi la mostra durerà 2 o 3 mesi.

Ci sono anche altre attività di cui andiamo fieri. Prima di tutto ad ogni Natale e Pasqua nelle chiese del Vaticano cantano i nostri cori ortodossi che sono apprezzati e amati. Non vi è nel mondo musica spirituale di simile livello. Questi canti religiosi vengono eseguiti in tutte le maggiori cattedrali. Proprio ora a Roma c'è stata una mostra di icone che abbiamo esposto all'Ordine di Malta. Le icone al momento si trovano a Bari. La mostra presenta capolavori dell'iconografia russa del museo Rublev. Inoltre, cooperiamo strettamente anche a livello di archivi: Rosarkhiv, gli archivi federali russi, hanno concluso tre anni fa un protocollo unico nel suo genere per collaborare con gli archivi segreti vaticani. Niente di simile era mai successo prima! E oggi gli studiosi russi possono liberamente venire in Vaticano e cercare negli archivi i documenti loro necessari. Tutto è in libera consultazione. Anche gli archivisti e gli studiosi vaticani possono andare in Russia e fare lo stesso. Un risultato di questa collaborazione è stata la splendida mostra tenutasi a Mosca un anno e mezzo fa dal titolo "I Romanov e la Santa Sede".

Stalin, Lenin e Kalinin
© Sputnik . RIA Novosti
Un altro progetto culturale si è appena concluso in Vaticano: è un'esposizione dedicata alla tragedia della Chiesa ortodossa russa durante il periodo staliniano. La mostra è organizzata dalla Chiesa ortodossa russa. È stata inaugurata dal cardinal Ravasi, ministro della cultura del Vaticano, e dal metropolita Tikhon, presidente del consiglio per la cultura del patriarcato di Mosca. Si tratta di una mostra in cui viene esposta con l'ausilio di documenti, filmati e cifre agghiaccianti l'intera tragedia della distruzione da parte di Stalin dell'ortodossia russa. Il Vaticano sa poco della tragedia sopportata dalla nostra Chiesa, di come sia praticamente risorta dalle ceneri: in Russia prima della rivoluzione vi erano 1000 monasteri e dopo ne rimasero solo 2! Circa centomila preti furono eliminati. Centomila! La quasi totalità del clero russo e degli insegnanti dei seminari furono fucilati. Non furono sterminati solo i preti ortodossi, ma praticamente anche tutti quelli cattolici. Tutto ciò viene mostrato nell'esposizione organizzata dalla Chiesa ortodossa russa. E va detto che l'effetto è impressionante.

Devo riconoscere gli sforzi profusi dal patriarcato di Mosca: ora le relazioni tra le due chiese sono molto buone. La ragione è, chiaramente, che il Vaticano (come il Papa ha dichiarato ufficialmente) ha interrotto la politica di proselitismo che veniva condotta 15-20 anni fa. Questa pratica è stata interrotta e definita peccato. Entrambe le parti (il Papa lo ha dichiarato pubblicamente) collaborano in ugual modo e mantenendo la propria unicità. Questo è importante per la Chiesa.

— Dunque si può dire che oggi entrambe le Chiese abbiano trovato il modo di lavorare insieme mantenendo la propria visione del mondo?

— Certo! Mantenendo la propria identità. Conservando le proprie visioni e le contrapposizioni a livello teologico, che vengono lasciate da parte in sede di collaborazione. L'obiettivo ultimo, infatti, è rafforzare la pace, la sicurezza e lottare contro nuove minacce. Altrimenti i valori religiosi si perdono. Perché le due chiese si impegnano a mantenere la pace, l'ordine costituzionale e sono a favore della normalizzazione del conflitto siriano? Perché quella regione è la patria di Gesù Cristo. E in quella regione non può mancare il cristianesimo. Prima della guerra in Siria i cristiani erano il 18% (cattolici, ortodossi e altri), mentre oggi sono solo l'1%. Perché i terroristi hanno ucciso i cristiani non facendo distinzione tra cattolici e ortodossi. Gli altri invece sono stati costretti a fuggire. Qualcuno è scappato nel vicino Libano, altri in Giordania, altri ancora in Europa. Ma la patria del Cristianesimo è rimasta senza cristiani e qui entrambe le chiese uniscono le forze per salvare il Cristianesimo. Con una tale identità di posizioni, le relazioni non possono che essere molto favorevoli.

Una parte dell'intervista all'ambasciatore:

© Sputnik .
L'intervista all’ambasciatore russo in Vaticano Aleksandr Avdeev

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