20:44 20 Agosto 2018
Il colloquio allargato tra le delegazioni statunitense e russa ad HelsinkiDonald Trump e Vladimir Putin a Helsinki

Putin-Trump, ad Helsinki nasce nuovo ordine mondiale

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Tatiana Santi
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Il vertice di Helsinki ha sollevato negli Stati Uniti un coro di critiche furiose. Trump è stato etichettato come un traditore dalla gran parte della politica e dei media americani. Il bilaterale con il presidente russo ha segnato infatti un nuovo inizio nei rapporti russo-americani, in cui Mosca non è più un nemico.

Le divergenze su svariati dossier che vanno dall'Iran alla Crimea fra Trump e Putin restano immutate, a cambiare totalmente è l'impostazione stessa dei rapporti russo-americani. Fra Mosca e Washington cade la prerogativa dello scontro, il vertice di Helsinki dà un nuovo inizio alla cooperazione e al dialogo, seppur basato sulla competizione. 

L'esperienza in Siria ha dimostrato che insieme Stati Uniti e Russia possono fare molto, "la cooperazione fra russi e americani è importante per tutto il mondo" ha sottolineato durante la conferenza stampa Trump. Ovviamente è solo l'inizio di un lungo percorso, ma dice al mondo che la guerra fredda è finita. Che ruolo avrà l'Europa in questo nuovo assetto geopolitico? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges).

Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges)
© Foto : fornita da Tiberio Graziani
Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges)

—  "È l'inizio di un nuovo e lungo percorso" hanno sottolineato Trump e Putin alla conferenza con i giornalisti al termine dei colloqui. Tiberio Graziani, quello di Helsinki è stato un incontro costruttivo che segna un reset nei rapporti russo-americani secondo lei?

—  Sì, è un nuovo inizio per i rapporti tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti d'America. Quest'incontro è di tipo storico, perché le modalità con cui è stato portato avanti marginalizzano l'Unione Europea e i singoli membri dell'Unione Europea. Questo incontro dà inizio ad un nuovo ordine mondiale basato sugli Stati continentali e non più sugli Stati nazionali.

L'incontro dà la possibilità di tornare in patria sia per Putin sia per Trump come dei vincitori. Trump è molto attento alle elezioni di novembre di medio termine, deve cercare di sgominare dall'interno il famoso deep state, le lobby e gli ambienti finanziari, che lo hanno ostacolato fin dal primo giorno di insediamento alla Casa Bianca nel riavvicinamento con la Russia. Questo incontro è un grande successo per Trump. Lo è anche per Putin, che da questo vertice risulta essere l'interlocutore principale di Trump.

—  Rispondendo ad una domanda della stampa Trump ha specificato che Putin è "un competitor buono" facendo un complimento al leader russo. Il bilaterale si è svolto in un'atmosfera molto distesa, non crede?

—  Si è svolto in un'atmosfera molto cordiale fra due rappresentanti di due nazioni che determinano la politica mondiale. Non si tratta più dello scontro fra gli Stati Uniti e la Federazione Russa come era stato invocato dalle amministrazioni Clinton, Bush e Obama. Ora il presidente statunitense molto pragmatico ha capito che se gli Stati Uniti vogliono avere un ruolo importante a livello globale devono venire a patti con le nuove realtà emergenti. La realtà emergente più importante dal punto di vista geostrategico è sicuramente la Federazione Russa, un Paese con un'estensione geografica più ampia di tutto il Pianeta.

È evidente che dei rapporti cordiali, seppure di competizione, fra i due Paesi è quello di cui ha bisogno il pianeta. La conseguenza storica di questa cordialità espressa nell'incontro di Helsinki si rifletterà anche nelle decisioni delle singole nazioni, le quali mi auguro capiscano il nuovo orientamento della storia e ne facciano tesoro per trovare un equilibrio.

—  Nonostante le divergenze rimaste immutate fra i due leader, come ad esempio quelle sull'Iran e sulla Crimea, la necessità di un dialogo e di cooperazione fra i due Paesi per la pace nel mondo ha fatto da fil rouge durante quest'incontro?

L'incontro tra Putin e Trump a Helsinki
© Sputnik . Sergey Guneev

—  In questo contesto prevaleva la prassi della cooperazione. Noi sappiamo che storicamente la prassi della cooperazione è stata sempre portata avanti prima dall'Unione Sovietica, poi dalla Federazione Russa. È un criterio della diplomazia, dell'andamento delle relazioni internazionali che sono state sviluppate da oltre 70 anni dal Cremlino. È un punto a favore della Federazione Russa.

Dopo le varie presidenze Clinton, Bush e Obama per la prima volta sembra venga fatto un discorso sulla cooperazione da un pragmatico come Trump. È un fatto nuovo e, secondo me, molto importante. Rimangono nodi irrisolti sulla Siria, sull'Iran e sul problema delle relazioni particolari fra Berlino e Mosca; sono problemi che verranno risolti se questo nuovo atteggiamento verrà rispettato sia da Washington sia dal Cremlino. Bisognerà stare attenti ai gruppi di pressione che sono all'interno della struttura degli Stati Uniti. Il deep state è molto collegato ad alcuni settori della finanza globale che potrebbero tentare di dividere i due presidenti. Qui vorrei però aggiungere un discorso anche sull'Europa.

—  Cioè?

—  È importante che i rapporti futuri fra Mosca e Bruxelles resistano anche ai tentativi dell'amministrazione Trump di contenerli, se non di eliminarli. Ragionando da cittadino europeo, e non da cittadino dell'Unione Europea, devo dire che i rapporti fra i popoli europei e la Federazione Russa devono essere non soltanto mantenuti, ma devono essere consolidati. Questo sulla base di accordi come il Nord Stream 2, è un vero peccato che non ci sia stato il South Stream, come si era ipotizzato qualche anno fa nel 2014 prima delle sanzioni alla Russia. Si sarebbero avvantaggiati tutti i Paesi dell'Europa Meridionale e in particolare anche l'Italia.

—  In seguito al bilaterale di Helsinki e al nuovo assetto Stati Uniti-Russia in futuro che ruolo avrà l'Europa?

—  L'Europa purtroppo, essendo stata una falsa Europa degli eurocrati, pagherà la sua miopia e l'incapacità di capire le tendenze globali. Questo si rifletterà sulle economie nazionali dei Paesi membri dell'Unione Europea. Il cosiddetto nazionalismo attuale che attraversa più o meno tutti i Paesi dell'Ue è una risposta emotiva all'eurocrazia e al super potere dei burocrati di Bruxelles. È anche l'indice della fragilità politica dell'Europa come entità geopolitica ed economica.

Credo che la Federazione Russa abbia bisogno di una forte Europa. L'unità geopolitica eurasiatica potrebbe essere la base sulla quale rifondare il nuovo ordine mondiale, è una realtà che necessita dell'Europa. Altrimenti si avrà soltanto un duopolio russo-americano, che chiaramente deciderà anche il futuro dei popoli europei. Da europeo, ovviamente, questa prospettiva non mi piace.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Intervista, Incontro tra Trump e Putin, Donald Trump, Vladimir Putin, USA, Russia
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