02:15 18 Novembre 2018
Trump nella poltrona di Winston Churchill

Dopo le visite alla NATO e alla Gran Bretagna Trump proiettato verso Helsinki

© Foto: Sarah Sanders/twitter
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Germano Dottori
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Il summit della Nato si è concluso con l'offerta da parte alleata di incrementi delle spese militari pari a 33 miliardi di dollari, anche se nessuno ha chiarito a partire da quale momento gli europei inizieranno davvero ad investire di più nelle loro forze armate.

Il viaggio europeo del Presidente Trump non sta deludendo le aspettative di chi si attendeva dei colpi di scena. Le maggiori sorprese finora le ha riservate la tappa brussellese, anche se qualche avvisaglia di ciò che sarebbe potuto accadere c'era stata. In particolare, i toni inusualmente duri adottati dal tycoon poco prima della trasferta avevano allarmato molti sostenitori dell'ortodossia atlantica, peraltro rapidi a ricordare come il confronto sulla ripartizione degli oneri da sostenere per la difesa comune fosse stato aspro persino all'apice della Guerra Fredda.

Russian President Vladimir Putin and President of the USA Donald Trump, right, talk during their meeting on the sidelines of the G20 summit in Hamburg
© Sputnik . Michael Klimentyev
Il summit della Nato si è concluso con l'offerta da parte alleata di incrementi delle spese militari pari a 33 miliardi di dollari, anche se nessuno ha chiarito a partire da quale momento gli europei inizieranno davvero ad investire di più nelle loro forze armate.

Non è ancora chiaro chi abbia ragione, tra coloro per cui la Casa Bianca starebbe solo cercando di risparmiare e quelli che invece ritengono di aver colto un cambio di passo nella strategia di Trump. I primi possono portare a sostegno le parole dei comunicati e delle dichiarazioni ufficiali del Presidente americano. I secondi, invece, hanno preferito attirare l'attenzione sulle indiscrezioni, le frasi attribuite al tycoon, malgrado siano state successivamente smentite, e sulle conseguenze che queste ultime hanno provocato. 

È in realtà probabile che Trump abbia perseguito simultaneamente due obiettivi. 

Le minacce di abbandono unilaterale americano dell'Alleanza Atlantica sono servite a portare a casa delle concessioni da parte europea, infatti prontamente rivendicate come un successo. Ma sarebbe sbagliato fermarsi a questo livello. Sembra ben più importante, infatti, la circostanza che il Presidente statunitense abbia infranto alla sua maniera il tabù dell'intangibilità dell'Alleanza Atlantica. Aver semplicemente accennato informalmente all'eventualità di un disimpegno Usa dalla Nato è stata sul serio la vera novità dell'ultimo vertice. 

Può darsi che si trattasse di una boutade, come in molti si sono affrettati a scrivere. Ma di fatto è stata una prima assoluta, una soluzione di continuità rispetto ad una narrativa che per 70 anni aveva insistito sull'indivisibilità della sicurezza transatlantica. Annunciare e poi ritrattare è un metodo che serve a rendere progressivamente normali e persino banali eventi ritenuti in precedenza impensabili ed è tipico dello stile comunicativo di Trump. 

A queste sortite "ufficiose" vanno inoltre abbinati i numerosi screzi recenti con la Germania e, soprattutto, l'elevazione improvvisa del requisito minimo per le spese militari dal 2%, già indigesto a molti alleati, al 4% del Pil. Entità e tecnica dell'enunciazione di questi target, in effetti, inducono a pensare che la Casa Bianca non miri tanto ad avere più soldi dagli alleati, quanto piuttosto a precostituire le basi di un rifiuto al quale poi ricondurre il rimpatrio delle truppe americane da alcune parti del Vecchio Continente. Essendo nota la ritrosia di Berlino a riarmare, non è inverosimile che queste indicazioni siano state fatte apposta per essere respinte. Non a caso, proprio a ridosso della visita di Trump a Bruxelles, la stampa americana aveva rivelato come il Pentagono avesse valutato fattibilità e costi di un piano di ritiro del contingente statunitense di stanza nella Repubblica Federale Tedesca.

Nessuno può inoltre seriamente credere che Trump desideri davvero fare della Germania il quarto paese al mondo per dimensioni delle proprie spese militari, magari dotato di migliaia di panzer e dozzine di sofisticatissimi sottomarini come ai tempi del Terzo Reich. I primi a temere un risultato simile sarebbero, oltretutto, proprio gli alleati più stretti di Washington, che nell'Alleanza hanno sempre visto anche un argine alla rinascita della potenza tedesca. 

Le intenzioni di Trump paiono quindi più aderenti ai contenuti delle sue provocazioni piuttosto che alla narrativa ufficiale alla quale si è poi piegato per esigenze diplomatiche. Ne dev'essere convinto anche il Congresso americano, i cui due rami proprio alla vigilia del summit atlantico avevano approvato altrettanti atti per legare le mani al Presidente sotto il profilo della politica perseguita nell'ambito della Nato, come già fatto in materia di sanzioni alla Russia. A Trump era stato intimato di non danneggiare l'Alleanza. Proprio questi vincoli spiegano perché il Presidente americano sia tornato sui propri passi in tutte le sedi formali.

A questo punto, tutto lascia immaginare un summit con Putin di estremo interesse, nel quale Trump potrebbe anche delineare, al riparo da sguardi indiscreti, la propria visione degli equilibri mondiali futuri e del ruolo che dovrebbero avervi le maggiori potenze del pianeta. Chi si è recato in questi giorni a Mosca ha capito che questa volta la posta in palio è ancora più alta del solito.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.     

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Vertice NATO, incontro, UE, NATO, Vladimir Putin, Donald Trump, Gran Bretagna, Finlandia
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