17:07 17 Agosto 2018
Vaticano

Il Forteto, scarcerato per un cavillo il mostro della setta

© Sputnik . Natalia Seliverstova
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Tatiana Santi
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Ingiustizia nella giustizia, le vittime de Il Forteto definiscono così la svolta nella scandalosa vicenda della setta toscana. È stato scarcerato Rodolfo Fiesoli, detto “il profeta”, che per anni all’interno della cooperativa agricola maltrattava e abusava sessualmente dei minori affidati alla struttura.

Fiesoli, condannato a 15 anni di carcere, dopo soli 7 mesi è stato scarcerato perché la sentenza della Cassazione non è da considerarsi definitiva. La pena deve essere ridefinita, perché un caso di violenza sessuale potrebbe in realtà diventare reato di violenza sessuale di gruppo, aumentando così gli anni da scontare. In attesa di una sentenza definitiva, "il profeta" si ritrova in libertà.

Tanta rabbia da parte delle vittime, la maggior parte delle quali non ha ricevuto alcun risarcimento, per motivi di prescrizione, che reagiscono all'assurda svolta parlando di una vera "ingiustizia" nella giustizia. La Commissione d'Inchiesta Parlamentare non è ancora stata istituita, nonostante lo sforzo di diversi esponenti politici di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Movimento 5 stelle. Perché questo incubo, che dura da più di 30 anni, sembra non finire più? Quali interessi vi sono dietro la setta di Fiesoli? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Sergio Pietracito, presidente dell'Associazione Vittime del Forteto.

  • Incontro tra Sergio Pietracito e il Papa Francesco
    Incontro tra Sergio Pietracito e il Papa Francesco
    © Foto : fornite da Sergio Pietracito
  • Incontro tra Sergio Pietracito e il Papa Francesco
    Incontro tra Sergio Pietracito e il Papa Francesco
    © Foto : fornite da Sergio Pietracito
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© Foto : fornite da Sergio Pietracito
Incontro tra Sergio Pietracito e il Papa Francesco

— Fiesoli è stato scarcerato dopo un ricorso presentato dal suo difensore. Sergio, come hai reagito a questa notizia? Ti aspettavi una svolta simile?

— La cosa era nell'aria fin dopo la sentenza, perché i difensori di Fiesoli avevano già provato facendo ricorso alla Corte d'Appello di Firenze. Allora quest'operazione fu rigettata. Certo, una volta concretizzata è stata amara questa notizia. Dopo 7 anni di carte, di logoramenti, dopo una sentenza di quasi 15 anni di carcere, si va a trovare il cavillo nel diritto, la ridefinizione della pena, e Fiesoli viene scarcerato. 

È un paradosso delle leggi italiane. Siccome un caso di violenza sessuale può diventare violenza sessuale di gruppo, Fiesoli potrebbe prendere qualche mese o anno in più in carcere, per questo l'hanno scarcerato. Secondo le leggi una persona può andare in carcere solo con una pena già finita. Ci sembra una vera ingiustizia nella giustizia. 

— Se ho capito bene, Fiesoli è stato scarcerato perché si è verificato un caso per cui dovrebbe scontare una pena più lunga in galera?

— Sì. Nel dibattimento di primo grado ci fu un caso in cui la persona accusata aveva il reato di maltrattamento. Siccome questa persona accompagnava il bambino nella camera di Fiesoli perché il "profeta" gli toccasse le parti intime, allora la procura giustamente ne ha visto un reato pesante, cioè violenza sessuale di gruppo. In appello fu riportato a reato di maltrattamento. La procura a suo tempo ha fatto ricorso in Cassazione per riportare il caso a reato di violenza sessuale di gruppo. 

Oggi si ritorna quindi in appello per rideterminare la pena su questo caso. Questo ha permesso la scarcerazione di Fiesoli. Per noi è una vera barzelletta, una persona condannata a 15 anni di carcere potrebbe anche attendere lì. Intanto lui è uscito dal carcere, l'età avanza e chissà quante altre novità usciranno dal cilindro!

— Alla fine le vittime sono state risarcite, hanno avuto un sostegno?

— La stragrande maggioranza delle vittime non è potuta entrare nel processo, se non come testimoni, perché per la legge erano vittime prescritte. Questo è un altro problema della legge italiana, su certi reati ci vorrebbe una legge che permettesse alla vittima di poter denunciare anche a distanza di anni quando trova il coraggio di parlare. È un aspetto della legge vergognoso. Hanno avuto dei risarcimenti le poche vittime entrate nel processo. Per tutte le vittime rimaste fuori si dovrebbe chiedere allo Stato di intervenire, perché lo Stato è corresponsabile di questa vicenda. Dopo i processi dell''85, dove Fiesoli fu condannato per aver masturbato un disabile alla presenza di un minorenne, il Tribunale dei Minori, cioè lo Stato, ha mandato altri 86 minori al Forteto.

— È stata istituita la Commissione d'Inchiesta Parlamentare in merito alla vicenda?

— Proprio ora la politica si sta muovendo in questa direzione da Fratelli d'Italia a Forza Italia e ai 5 stelle. Questi giorni c'è stata la presentazione di Mugnai di Forza Italia, la quale chiede di istituire velocemente una Commissione d'Inchiesta Parlamentare che faccia luce su tutte le responsabilità. Chiede di controllare se vi siano gli estremi per commissariare la cooperativa. 

— Lo scorso anno le vittime del Forteto sono state ricevute dal Papa, diversi politici si occupano della vicenda. Sembra che questo incubo non finisca mai però, sta durando da troppi anni. Secondo te perché, ci sono dietro grossi interessi ancora sconosciuti?

— Sì, ci sono interessi che non conosciamo, vogliamo proprio per questo un'inchiesta parlamentare che lavori bene e non ci metta sopra una pietra tombale. Colpa ce n'è tanta e imperizia negli approcci con il Forteto. Il Forteto non era una struttura di accoglienza, tutt'oggi su alcuni media si definisce in questi termini la cooperativa. Per legge questa cooperativa agricola non poteva accogliere minori. Una famiglia normale prima dell'affidamento di un minore viene girata come un calzino, fanno controlli su controlli. Qui i controlli non sono mai stati fatti.

— La lotta continua. Quali saranno i prossimi passi?

— Chiediamo che venga istituita immediatamente una Commissione d'Inchiesta bicamerale. Fra i condannati non c'era solo Fiesoli, i soci sono ancora dentro la Cooperativa, nessuno fa niente per licenziarli. Già due anni fa si parlava di 11 falsi testimoni, membri della comunità del Forteto. È scandaloso che non ci sia dal mondo delle cooperative un minimo ritorno ai valori che ispirarono la nascita delle cooperative. La scarcerazione del Fiesoli è la tutela del diritto imposto dalla legge, ma quale tutele prevede la legge per le vittime, costrette a lavorare a fianco dei condannati? Un'autentica vergogna!

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.     

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minorenne, Caso Forteto, Italia
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