20:45 20 Agosto 2018
Khalifa Haftar

Haftar brucia il tricolore, ma il mandante è Macron

© REUTERS / Philippe Wojazer
Opinioni
URL abbreviato
Gian Micalessin
15480

Che succede? L'Italia è veramente ai ferri corti con l'uomo forte di Tobruk?

Prima le immagini del tricolore italiano in fiamme diffuso dalle televisioni della Cirenaica fedeli al generale Haftar. Poi le dichiarazioni dello stesso generale che — dopo quattro anni passati a far la guerra agli islamisti incita i capi tribù del sud della Libia "al Jihad contro i fascisti italiani". Che succede? L'Italia è veramente ai ferri corti con l'uomo forte di Tobruk?

Rischia veramente di perdere qualsiasi influenza sulle tribù del sud libico fondamentali per il controllo delle frontiere e dei flussi di migranti? Per comprendere la nuova febbre anti italiana bisogna ricordare che lo scontro tra Haftar, uomo forte della Cirenaica e il premier di Tripoli Fayez Al Sarraj è il riflesso della complessa partita giocata da Italia e Francia per il controllo politico ed economico del paese. Macron tenta da tempo di strappare all'Italia l'iniziativa politica nell'ex-colonia. Tutto inizia nel luglio di un anno fa quando Macron convoca a Parigi Haftar e Serraj per mediare una riconciliazione.

Il tentativo fallisce, ma Macron non demorde. L'arrivo al potere di Cinque Stelle e Lega, ovvero di quella che il presidente francese considera la "lebbre populista", lo spinge a riprovarci. Il 29 maggio mentre Salvini e Di Maio discutono l'intesa di governo il presidente francese approfitta del vuoto di potere a Roma per riconvocare Haftar e Serraj e dettar loro un accordo che fissa le elezioni per il prossimo 10 dicembre. Con quel voto Macron punta a regalare la vittoria ad un generale forte del consenso in Cirenaica e dell'appoggio di quanti in Tripolitania lo considerano la miglior garanzia per tener lontani i jihadisti. Ma Macron non ha fatto i conti con l'irruenza di un Haftar che subito dopo tenta di metter le mani sui terminali petroliferi della Cirenaica.

L'obbiettivo è semplice. Vuole sottrarre alla Noc (National Oil Company la compagnia nazionale di Tripoli) i proventi del greggio libico, dirottarli su una compagnia della Cirenaica ed indebolire l'esecutivo di Sarraj. L'azzardo inguaia anche Macron. Dopo un quadrilaterale con italiani, inglesi e statunitensi convocato a Roma il 9 luglio su richiesta del presidente Trump il ministro degli esteri francese è costretto a chiedere ad Haftar di restituire i terminali petroliferi alle competenze di Tripoli. E nella stessa riunione viene anche cancellato l'appuntamento elettorale del 10 dicembre voluto dall'Eliseo.

La retromarcia imposta ad Haftar e Macron è preceduta da un altro smacco sostanziale. Il 7 luglio il ministro degli esteri italiano Enzi Moavero Milanesi dopo un incontro con l' omologo libico a Tripoli annuncia la riattivazione del Trattato di Amicizia firmato a suo tempo da Silvio Berlusconi e da Muhammar Gheddafi. Il trattato pur costringendo Roma al versamento di cinque miliardi di dollari per i danni di guerra la trasforma nel principale partner commerciale. E garantisce l'impegno libico per il respingimento dei migranti. Il trattato è una minaccia per un Haftar che non beneficerà dei 5 miliardi di investimenti e rischia di veder lo sbarco in Libia di truppe italiane per garantire la sicurezza dei centri di rimpatrio per migranti. Ma quel che più impensierisce il generale è un intervento italiano per il controllo delle frontiere meridionali.

Un intervento preannunciato da una delegazione scesa a Ghat, al confine meridionale con l'Algeria, per far ripartire un progetto di controllo elettronico della frontiera con radar e sensori agli infrarossi messo a punto nel 2010 al costo di 300 milioni di euro dalla Selex, una consociata del gruppo Finmeccanica. Per le tribù del sud, alleate di Haftar, perdere i lauti introiti del traffico di umani sarebbe una vera debacle. Mentre per Haftar e la Francia veder l'Italia garantire la chiusura dei confini meridionali sarebbe un'ulteriore umiliazione. Dunque dietro le minacce di guerra di Haftar e le accuse all'Italia di voler aprire basi militari nel paese nulla di nuovo. Solo l'interminabile disputa per il petrolio e gli altri interessi libici nel nome della quale Parigi ha eliminato Gheddafi e trascinato il paese nel caos.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Emmanuel Macron, Khalifa Haftar, Libia, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik