19:30 21 Agosto 2018
Summit NATO, 11 luglio, 2018

America fuori dalla Nato? No di certo

© REUTERS / Ludovic Marin/Pool
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Giulietto Chiesa
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E tuttavia Donald Trump è entrato nella cristalliera e ha rotto molti gioielli. Il disorientamento tra gli alleati è senza precedenti.

Tutti si chiedono fin dove voglia andare. Tutti pensano che la linea di Trump, contraddittoria quanto si vuole, non può essere improvvisata. E, in questa seconda considerazione, sono nel giusto. Tutta la questione consiste nel capire qual'è la direzione.

Aveva detto in campagna elettorale che "la Nato è obsoleta". Adesso si vede in che senso: nel senso che i suoi Stati Uniti vogliono spremere ai loro alleati europei il massimo possibile in termini di impegno finanziario. Trump ha deciso anzi di alzare il prezzo: per tutti vuole una spesa annua per la difesa comune pari al 4%. La differenza, rispetto a Obama, è che questi lo ripeteva educatamente. Trump lo dice minacciando. Se non lo faranno, ci saranno "gravi conseguenze" e gli USA "possono fare da soli".

Si dice che la frase "giusta" sia stata a lungo ricercata, in modo che la minaccia fosse ben dosata, ma rimanesse almeno nel tono. Ma gli alleati europei, quelli che non sono già inginocchiati di fronte al loro padrone, non possono non sapere che la Nato è una componente cruciale, insostituibile, della dominazione globale americana. Dunque sono certamente inquieti — per quest'ultima spavalderia di Trump — ma certamente nessuno di loro pensa che l'America potrà "fare da sola". Il problema, per loro, individualmente, è un altro: con quali leader Donald Trump vorrà avere a che fare nel periodo che lo separa dal suo secondo mandato e nel corso del suo secondo mandato.

Per ciascuno di loro, infatti non è un mistero che il Grande Alleato può decidere delle loro sorti: né, tanto per fare esempi, la signora Merkel, né il signor Macron. Si tratterà ora di vedere come il conto verrà presentato a ciascuno degli alleati, individualmente, e come ciascuno di loro avrà modo di resistervi. Emmanuel Macron ha già risposto a brutto muso: "abbiamo firmato per il 2% entro il 2014, e qui restiamo". Ma intanto la Francia dovrà aumentare il suo esborso e la vittoria di Trump è già qui. Il 4% è la minaccia, ma il risultato del 2% per tutti è già un risultato.

Ma il primo punto vero, la vera preoccupazione degli alleati europei, è che il vertice della Nato di Bruxelles segna la fine dell'illusione della rapida "dipartita" del presidente in carica a Washington. Si annunciano sei anni di affanni per le élite europee che pensavano fino a ieri di poter curare in relativa tranquillità i loro affari interni, cioè la lotta contro il "populismo" dilagante. Plastica rappresentazione dell'incapacità europea di fronteggiare a gambe ritte il mondo contemporaneo è stata la visione, urbi et orbi, del presidente della Commissione Jean Claude Junker, completamente ubriaco, sorretto da due agenti in borghese nel pieno del vertice.

Alla Germania è stato riservato il trattamento più duro. Trump l'ha descritta come "totalmente controllata dalla Russia". E non c'è stata risposta. L'accusa è ovviamente esagerata, ma la signora Merkel ha il torto gravissimo — agli occhi della compagnia di Polonia e stati baltici — di avere contribuito alla costruzione del North Stream 1 e 2. E di avere ignorato l'offerta di Obama del gas americano. Dunque l'attacco a Angela avrà sviluppi assai presto. Ed è stato un colpo al dominio economico tedesco sull'Europa dell'Est, già in aperta rivolta contro Bruxelles.

Dunque non è quella di Trump, un'America che "vuole fare da sé, senza l'Europa, ma è un'America che vuole decidere quale Europa sarà nel suo interesse disegnare. Infine il secondo punto che non dovrebbe essere trascurato è il seguente: Donald Trump sa che il suo elettorato non ha simpatia alcuna per questa Europa. E un presidente molto assertivo prenderà più voti nelle prossime elezioni di medio termine. Trump sta rimodellando in tal senso il Partito repubblicano e appare ormai sicuro di avere respinto l'offensiva delle élites americano-globaliste-democratiche. 

Se strattona le redini e usa gli sproni per sferzare il cavallo, vuol dire che, per il momento, sente di poterlo far correre come meglio gli piace. L'unico problema è che il resto del mondo, quello che conta, cioè la Cina, la Russia, l'Iran, non è ancora stato addestrato dagli sproni dell'America e non ha intenzione di essere cavalcato.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
relazioni internazionali, NATO, Donald Trump, UE, USA
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