15:28 17 Luglio 2018
Migranti arrivano alle coste spagnole

#MagliettaRossa, tutti eroi su facebook

© REUTERS / Jon Nazca
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Tatiana Santi
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L’iniziativa delle magliette rosse contro le politiche migratorie del governo italiano è diventata virale sui social. È facile sentirsi degli eroi su facebook: basta postare una foto con l’hashtag giusto e il gioco è fatto. Maglietta tolta, tutto è ancora da risolvere.

Va di moda sui social network cambiare la foto profilo aggiungendovi motivi e scritte a sfondo politico. Pubblicando una propria foto con una maglietta rossa, in occasione dell'iniziativa lanciata da Don Luigi Ciotti il 7 luglio per l'apertura dei porti italiani, si crede di aver contribuito attivamente alla causa pro-migranti. Se si volessero aiutare realmente gli immigrati, ci sarebbero attività come il volontariato per esempio, ma per fortuna esiste facebook.

Alessandro Meluzzi, psichiatra e saggista
© Foto : fornita da Alessandro Meluzzi
Alessandro Meluzzi, psichiatra e saggista

Un esercito di magliette rosse non favorisce in nessun modo la soluzione dell'emergenza immigrati e delle drammatiche morti che avvengono in mare durante i traffici umani condotti dagli scafisti. Sono tante le campagne lanciate sui social da personaggi famosi, una riguardava il presunto utilizzo di armi chimiche da parte di Assad a Douma: lo scrittore Saviano postò una foto coprendosi la bocca con la mano, molti compagni lo seguirono in questa avventura. Ebbene, l'OPAC ha recentemente smentito l'utilizzo di gas nervino da parte del governo siriano, ma questo ormai non conta più, i media non si focalizzano sulla notizia e l'importante è aver postato la foto "giusta" su facebook. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Alessandro Meluzzi, psichiatra e saggista.

— Alessandro Meluzzi, qual è il suo punto di vista sull'iniziativa delle "magliette rosse per fermare l'emorragia di umanità"?

— Mi è parsa una pessima iniziativa propagandistica, espressione di una pseudo sinistra italiana, che avendo perso molti appuntamenti con la storia cerca di riproporsi in chiave globalista, migrazionista, obbediente più ai dettami di Soros che a quelli di Karl Marx.

Un riciclaggio ideologico di bassissima lega che non risponde a nessuna vera necessità. Pensano che l'Italia possa reggere un migrazionismo assoluto ed esasperato proveniente da un continente africano con dei tassi di crescita economica piuttosto elevati da Paesi dove non c'è nessuna guerra come il Ghana, il Gambia, il Senegel e la Nigeria.

Nel 95% dei casi si tratta di migranti economici che vengono in Europa legittimamente per cercare fortuna e il benessere provocato dal welfare che i lavoratori italiani hanno costruito in un secolo e mezzo. Evidentemente questo welfare non può essere condiviso con 200 milioni di africani. Non è né solidarietà, né generosità, né bontà. È un falso buonismo ideologico. Non si capisce come la piccola Italia con un tasso di densità di popolazione di 180 persone per chilometro quadrato e 60 milioni di abitanti che fanno fatica a vivere possa reggere un'immigrazione di milioni di afro islamici, né dal punto di vista della sicurezza, né dal punto di vista economico, né sociale, né sanitario.

— Questa iniziativa ne ricorda altre, come ad esempio i gessetti colorati contro il terrorismo. Iniziative di fatto inutili, no?

— Questo perché manca il senso dello Stato e il senso della legalità e della storia, cosa che in Russia si presenta al massimo grado, dove vi è un popolo, una legge, una tradizione, una fede, una memoria. Senza tutto ciò un popolo non può vivere. Gli italiani hanno perduto purtroppo questi valori nel nome di un globalismo sorosiano e di un finto progressismo. È ora di una grande riscossa culturale che torni a riaffermare i valori della nazione italiana, dello Stato, delle sue tradizioni e che dia al Paese un'identità e una difesa.

— Su facebook è molto facile sentirsi degli eroi, basta cambiare la foto del profilo con dei motivi pro migranti, mettersi in posa con una maglietta rossa. Nessuno si rende utile veramente, nessuno agisce però. Che ne pensa di questo fenomeno sui social?

— Io sui social sono presente con la mia faccia, con il mio nome e i miei pensieri. Qui stiamo parlando di avatar evanescenti, senza pensiero, senza storia, senza spessore. Ognuno dovrebbe rispondere con le proprie idee per contribuire attivamente e responsabilmente per il bene della nazione. Senza questo tutto si trasforma in una nebbia mefitica e putrida, anche il web.

— Al di là della maglietta rossa o della foto profilo facebook, se uno crede in una causa potrebbe partire come volontario, fare qualcosa di concreto, giusto?

— Questo è evidente, chiunque abbia davvero voglia di andare nel Sahel per contribuire allo sviluppo di quei Paesi può prendere un aereo per Accra o per Dakar e fare l'operatore internazionale, il missionario, scavare pozzi di acqua potabile. Tutto questo è possibile, ben venga per chi lo fa. Non si capisce perché noi dovremmo privare questi Paesi della parte più ricca, di persone che vengono in Europa non per lavorare, ma al massimo per essere sfruttati. Vengono non per rispettare le leggi, ma come ci dicono le statistiche, nella stragrande maggioranza dei casi per delinquere. La mafia nigeriana ha preso il controllo dello spaccio delle droghe pesanti oltre a quello della prostituzione. Bisogna tenere conto di queste cose. Siamo al punto massimo del livello di sopportabilità di sistema.

— Una delle tante iniziative social è stata lanciata un paio di mesi fa da Saviano contro il presunto utilizzo di armi chimiche da parte di Assad contro il popolo siriano. Lo scrittore, seguito poi da una serie di personaggi famosi, aveva postato una foto coprendosi la bocca con la mano. Ebbene, l'OPAC ha recentemente smentito l'utilizzo di gas nervino a Douma, ma i media non ne parlano più. Alla fine una foto su facebook vale più del giornalismo, delle prove e dei fatti?

— Si tratta di una falsificazione assoluta. Io sono stato diacono melchita a Homs nel 2007, sono primate della Chiesa ortodossa italiana autocefala, immagini come conosco la Siria e come conosco le falsificazioni fatte sul ruolo del presidente Assad. Le primavere arabe volute dalla Clinton e da Obama hanno fatto esplodere uno dei Paesi più felici del Medioriente. Abbiamo assistito al genocidio dei siriani. Il popolo siriano credo debba ringraziare il presidente Putin e l'esercito russo per avere difeso non solo la sovranità dei siriani, ma anche la lotta contro le falsificazioni. Il popolo siriano ha vissuto una situazione di orrore, un popolo che era felice e dove convivevano cristiani, alawiti, ebrei e sciiti. Con le guerre dell'informazione, come diceva l'intellettuale francese André Malraux, la prima vittima è l'innocenza, la principale vittima è la verità.

Anche se l'OPAC ha confermato che non è stato utilizzato il gas a Douma le tv non ne hanno parlato, perché quei giornalisti sono pagati dagli stessi portafogli di Soros. Ovviamente nessuno ne parla. Ho grande rispetto per esempio per Orban che ha messo fuori legge la Open Society Foundation. Alla fine comunque è difficile mettere a tacere delle voci libere, io mi vanto di essere fra queste.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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Migranti, Matteo Salvini, Italia
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