18:45 16 Luglio 2018
Bottiglie di plastica nell'acqua

Ecomafia, un “business” in crescita

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Tatiana Santi
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Il rapporto ecomafia 2018 presentato a Montecitorio da Legambiente dipinge un quadro allarmante: un business che vale 14 miliardi, il settore dei rifiuti il più colpito, seguono i delitti contro animali e fauna, il ciclo del cemento. Nel 2017 il numero di arresti è raddoppiato grazie alla legge sugli ecoreati, ma l’emergenza continua.

La legge sugli ecoreati entrata in vigore tre anni fa ha permesso l'inserimento dei delitti contro l'ambiente nel codice penale, un passo in avanti lungo una strada tutta in salita contro l'ecomafia. La legge non affronta tutti gli aspetti di quest'emergenza che richiede un forte impegno politico. È quanto emerge dal rapporto di Legambiente presentato recentemente alla Camera dei Deputati.

Quali misure sono necessarie per lottare contro le ecomafie, lo smaltimento illegali dei rifiuti e l'abusivismo? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.

— Il rapporto sull'ecomafia 2018 rileva dati allarmanti: i reati contro l'ambiente valgono 14 miliardi di euro. Presidente Ciafani, possiamo dire che si tratta di un business in espansione?

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente
© Foto : fornita da Stefano Ciafani
Stefano Ciafani, presidente di Legambiente

— Sì, è un business che cresce, questa è la parte negativa del rapporto ecomafia 2018. Vi sono anche aspetti positivi. Di fronte alla forza delle mafie nel settore dei rifiuti, del cemento, nel racket degli animali e nei traffici illegali dei beni culturali grazie alla nuova legge sugli ecoreati, entrata in vigore 3 anni fa, lo scorso anno c'è stato il maggior numero di arresti. Lo scorso anno è più che raddoppiato il numero di indagini contro i trafficanti di rifiuti.

Grazie a questa legge c'è una risposta molto forte contro gli ecocriminali e gli ecomafiosi. Quello che emerge dal rapporto però è che questa legge affronta solo alcune delle questioni, perciò, quando abbiamo presentato alla Camera dei Deputati il rapporto, abbiamo fatto 10 proposte di modifica normativa per poter completare la rivoluzione avviata con l'approvazione della legge sugli ecoreati.

— Che cosa chiede Legambiente al governo? Quali passi vanno intrapresi?

— Chiediamo di mettere in campo un'azione di formazione per tutti gli operatori, a partire dai magistrati e dalle forze di polizia, è una legge che deve essere conosciuta in tutto il Paese. Questa legge deve essere utilizzata da tutte le procure a livello nazionale e a livello delle forze di polizia. Abbiamo chiesto di togliere la cosiddetta clausola di invarianza dei costi per lo Stato, la legge prevede che non vi siano costi ulteriori, ma sono necessari fondi pubblici per la formazione degli operatori.

Abbiamo chiesto al ministero dell'Ambiente di approvare i decreti attuativi della legge sulle agenzie regionali protezione dell'ambiente che mancano. Tali decreti servono per rendere uniformi sul territorio nazionale i controlli preventivi svolti dai tecnici delle APPA. Per contrastare il racket di animali abbiamo chiesto di inserire nel codice penale anche i delitti contro fauna e flora protette. Per fermare i trafficanti di opere d'arte abbiamo chiesto di approvare il delitto di attività organizzate per i beni culturali e i reperti archeologici.

La richiesta più pressante che abbiamo fatto è quella di inaugurare una stagione di abbattimenti di strutture abusive e degli ecomostri che però può essere fatta solo se verrà approvata una modifica normativa, che toglierà la competenza dell'abbattimento ai comuni e la centralizzerà allo Stato. Questo perché gli abbattimenti degli ecomostri sono vittima del ricatto elettorale. I sindaci a volte sono stati minacciati di morte. Anche il ministro Costa conveniva sul fatto che le competenze in questo settore dovessero essere centralizzate.

— I principali reati contro l'ambiente sono legati al settore dei rifiuti. La mafia continua ad avere un ruolo centrale nel dramma dei rifiuti?

 Le ecomafie continuano a smaltire illegalmente i rifiuti nelle zone dove sono operative. Poi vi sono anche organizzazioni criminali, non necessariamente mafiose, che operano sul territorio nazionale con metodi simili a quelli delle ecomafie. Queste organizzazioni trafficano e smantellano illegalmente rifiuti industriali. Il fenomeno esiste ancora, però fortunatamente ci sono strumenti normativi per fermare questi traffici, lo scorso anno infatti è più che raddoppiato il numero degli arresti e il numero delle indagini. Grazie alla legge sugli ecoreati lo Stato sta mettendo in campo una risposta importante contro i trafficanti di rifiuti. La legge va utilizzata sempre di più.

— Fino a poco tempo fa i reati contro l'ambiente rappresentavano un tema poco dibattuto. Secondo lei ci vuole più attenzione mediatica nei confronti di questo problema?

— L'attenzione mediatica è molto importante. Abbiamo iniziato questo lavoro nel '94, senza i media non avremmo mai sensibilizzato i cittadini e costretto la politica ad attuare delle norme per inserire i delitti contro l'ambiente nel codice penale. Ogni anno presentiamo il rapporto sulle ecomafie, parliamo delle aggressioni criminali messe in campo dalle organizzazioni mafiose, i media ci aiutano nel raccontarlo. Questo è fondamentale perché poi parlamento e governo approvino le norme che servono per contrastare questi fenomeni criminali. Senza i giornalisti non ce l'avremmo mai fatta.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

Tags:
Ambiente, Business, Ecologia, Legambiente, Italia
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