16:37 20 Novembre 2018
Donald Trump

Trump torna in Europa: Cosa possiamo attenderci

© AP Photo / Pablo Martinez Monsivais
Opinioni
URL abbreviato
Germano Dottori
413

Quello che sta portando il Presidente americano in Europa non è un viaggio di routine. Da tempo, le visite degli inquilini della Casa Bianca al nostro Continente non lo sono più.

La circostanza non dipende dalle personalità dei singoli leader statunitensi, ma è il risultato di un processo storico innescato dalla fine della Guerra Fredda. Coloro che vedono in Trump un incidente di percorso dovrebbero ricordare le scelte fatte dall'amministrazione di George W. Bush all'indomani dell'abbattimento delle Torri Gemelle, quando gli Stati Uniti evitarono di coinvolgere la Nato nella campagna contro il terrorismo internazionale, perché la percepivano come un peso.

Obama andò oltre, riducendo allo stretto indispensabile i propri passaggi europei e poi favorendo i disegni neocoloniali di Francia e Gran Bretagna nel Mediterraneo, ai danni dell'Italia. Furono memorabili anche le frizioni con la Merkel, alla quale nel 2012 si rimproverò il rigore della politica monetaria e fiscale dell'Eurozona, che rallentava la ripresa americana, complicando la rielezione del Presidente statunitense. Due anni dopo, nelle fasi più acute della crisi ucraina, un'emissaria di Obama, Victoria Nuland, proferì espressioni ingiuriose contro l'Unione Europea.

Con Trump, tuttavia, è cambiata profondamente anche la narrativa che circonda l'azione di Washington, ora molto più esplicita nel perseguire interessi nazionali definiti in un'accezione più stretta. Non sono soltanto gli Stati Uniti, peraltro, ad aver cambiato paradigma. L'intera scacchiera mondiale è entrata in fibrillazione, generando dubbi in merito agli effettivi allineamenti internazionali di molti Stati dalla collocazione un tempo certa.

La leadership statunitense ritiene che Cina e Germania siano divenuti eccessivamente forti e le scelte politiche contingenti di Trump riflettono la basilare esigenza del loro contenimento, che detta tanto l'attacco commerciale contro Berlino e Pechino quanto la ricerca dell'intesa con Mosca. Questa politica è molto avversata in America, specialmente da tutti coloro che hanno sviluppato forti interessi ad una maggiore integrazione economica internazionale e stanno tentando di delegittimare il Presidente statunitense attribuendogli visioni ideologiche che gli sono fondamentalmente estranee.

Trump si fermerà in primo luogo a Bruxelles, per partecipare ad un summit della Nato che è stato preceduto da una vigilia burrascosa, durante la quale è riemersa l'annosa questione concernente l'iniqua distribuzione tra gli alleati dei contributi alla difesa comune. È noto come il Presidente da tempo chieda a tutti gli Stati Membri di portare al 2% del Pil le loro spese militari. Ma lo vuole davvero? Qualcosa in effetti non torna ed è forte la sensazione che il tanto invocato riequilibrio degli oneri stavolta non sia il vero obiettivo americano ma un pretesto per accentuare la divaricazione tra le due sponde dell'Atlantico. Non è infatti credibile che proprio un Presidente desideroso di indebolire la Germania reclami l'innalzamento ad 80 miliardi di dollari annui del suo bilancio della Difesa, che rafforzerebbe la competitività dell'industria tedesca dei materiali d'armamento a discapito degli stessi Stati Uniti e soprattutto spaventerebbe tutti i vicini di Berlino. A meno che non sia proprio questa la finalità ultima di questa strategia.

La seconda tappa del tour europeo interesserà il Regno Unito, un paese che si è candidato a divenire l'hub mondiale della finanza cinese proprio nel momento in cui Washington ne vuole limitare il potere. Neanche Londra ama gli orientamenti dell'attuale amministrazione Usa. La special relationship appare quindi davvero appannata: persino il Five Eyes, che raggruppa i servizi delle maggiori potenze anglosassoni, avrebbe preso a riunirsi in un formato a quattro che comprende solo i membri del quintetto appartenenti al Commonwealth.  

Infine, Trump approderà ad Helsinki per incontrarvi Putin in un summit di cui il Presidente americano desidera non resti alcuna traccia scritta diversa da quella dei comunicati ufficiali. Ciò fa pensare che la Casa Bianca intenda negoziare accordi indigesti al pubblico americano. Che Trump faccia sul serio lo dimostra la preoccupazione espressa da molti leader europei e dalla stampa liberal, che da tempo accusa il Presidente di preferire i regimi autoritari ai tradizionali alleati occidentali dell'America, malgrado l'evidente carattere anticinese della sua strategia complessiva.

In effetti, non sono in gioco questioni di principio, ma progetti geopolitici: Trump vuol separare l'Europa dalla Repubblica Popolare. In questo contesto, la scommessa sulla Russia è inevitabile. E le tensioni transatlantiche sono destinate ad aumentare, a meno che la Nato non assuma una postura ostile a Pechino ed investa sulla propria proiezione nell'Indo-Pacifico. Sembra però difficile che questa Europa perennemente in crisi possa facilmente affrancarsi dall'influenza cinese, ormai cementata da importanti investimenti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

Leadership politica del Belgio non ha incontrato Trump per la semifinale dei Mondiali
Finlandia, gli operatori della rete cellulare si preparano all’incontro Putin-Trump
Tags:
Vertice NATO, incontro, NATO, Barack Obama, Victoria Nuland, Vladimir Putin, Angela Merkel, Donald Trump, Finlandia, Bruxelles, UE, USA
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik